I ragazzi stanno bene, anche con due madri

Nel cinema mainstream la coppia lesbica è giovane e sexy e si lascia andare al bacio saffico per il sollazzo del pubblico maschile.
Questo quando un film è diretto e scritto da un uomo. Se invece a scrivere e dirigere è una donna, che oltretutto conosce ciò di cui parla, il film è I ragazzi stanno bene, terzo lungometraggio di Lisa Cholodenko, storia di una coppia lesbica di mezza età, con due figli adolescenti desiderosi di conoscere il donatore di sperma che ha ingravidato le loro mamme.
A differenza di molto cinema – anche indie – in cui l’omosessualità deve essere vissuta/narrata con problematicità, confermando – anche quando ha le migliori intenzioni – l’assunto generale per cui sarà anche colorata e bella ma non è normale, la regista (anche sceneggiatrice) proclama la normalità della coppia inserendola in un impianto tradizionale. L’impaginazione di un classico family drama venato di commedia che rispecchia i topoi del genere – nella caratterizzazione dei personaggi, nelle dinamiche (le due madri sono una sognatrice ma più forte di quanto appaia, l’altra pragmatica ma insicura) nell’inserimento del personaggio maschile come inevitabile elemento di crisi della coppia (la “classica” sbandata) – non fa altro che rafforzare il sottotesto “politico” veicolato al pubblico. Ma senza la banalizzazione che una regia meno attenta e partecipe avrebbe regalato al film.
L’arrivo in scena del padre/donatore ha mera funzione “narrativa”, conferma la stabilità della coppia gay, fa vacillare l’amore (come qualunque scappatella) ma non ne mette mai in discussione l’assunto. Se il film affronta la necessità della figura paterna (attraverso il bisogno espresso dal figlio maschio), la questione viene liquidata – e sdrammatizzata – nel finale dallo stesso figlio adolescente (“Siete troppo vecchie per separarvi”) sigillando il meccanismo politico portato avanti sommessamente ma non meno decisamente dalla regista.
Nelle commedie mainstream l’omosessualità è quasi sempre “problematicizzata” e usata per confermare la vittoria della istituzione (vedi l’operazione che fa In & Out col “matrimonio eterosessuale”) o della coppia etero come unica via narrativa per la felicità, dopo la “sbandata” gay. The kids are all right fin dal suo titolo ironicamente “banale”, conferma che sì, i ragazzi stanno e staranno benissimo anche con due mamme. Che nella specie sono le stupende Julianne Moore e Annette Bening. Accompagnate da un cast che funziona.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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7 risposte a I ragazzi stanno bene, anche con due madri

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  2. Souffle ha detto:

    @penna bianca: ti ringrazio molto. Buona serata. ^^

  3. penna bianca ha detto:

    Finalmente qualcuno che ha apprezzato questo film e che ne ha capito il senso.

    Complimenti per il blog.

    Saluti,
    S.

  4. Souffle ha detto:

    @Noodles: no, per me non si corre questo rischio, per due motivi. Il primo è che la famiglia gay rappresentata nel film non è perfetta. Ha i suoi scazzi come tutte le famiglie. La Moore viene perdonata, dopo un confronto/discussione perché è LA famiglia. Chi è quell’uomo che entra nelle loro vite se non il donatore di sperma?
    Il secondo è che il film ribalta la prospettiva e le conclusioni del pubblico mainstream (“lo vedi, alla fine hanno bisogno del maschio”).
    La forza di questo film è lavorare su una storia “stereotipata” per fare passare un messaggio difficilmente digeribile dal pubblico. E cioè che una famiglia può esserci anche senza l’uomo, che si possono crescere due figli – pur con tutti i problemi di tutte le famiglie – senza la presenza del maschio.
    Qui sta il pezzo più politico del film.
    Non si è ribaltata la prospettiva perché per molti è assolutamente normale che la famiglia sia uomo e donna.
    Non è un ribaltamento di prospettiva, è una prospettiva del tutto nuova, forte.
    Se avessero voluto chiudere in modo rassicurante, l’uomo sarebbe entrato a fare parte della famiglia, confermando la necessità del maschio in quel gruppo.
    Un po’ come In & Out che ammiccando ai gay affermava con forza che l’unico matrimonio possibile era quello eterosessuale.
    Qui si ribadisce, e in modo molto più efficace e meglio scritto, che non è vero che una famiglia sia sempre composta di un uomo e una donna.
    buona giornata Noodles e grazie per il tuo commento

  5. Noodles ha detto:

    Non c’è però un po’ di rischio al contrario nella morale del film? Ossia, il padre (maschio) un po’ troppo concentrato su di sé, che porta scompiglio nella famiglia perfetta gay, che viene incolpato del tradimento (mentre la mamma-Moore viene subito scagionata)… insomma ho avuto un po’ la sensazione che si sia solo ribaltata la prospettiva, ma che poi il film (che è comunque assai godibile) riproponga lo stesso stereotipo cambiato di segno-sesso.

  6. Souffle ha detto:

    @perso già di suo: ti ringrazio, sei gentile. Sarei felice se questa considerazione che abbiamo colto, l’abbia colta anche il pubblico che ha visto il film. Una famiglia può funzionare anche con due mamme. Buona giornata e grazie per il tuo commento.

  7. perso già di suo ha detto:

    Sì, la scappattela etero è un cliché di tutte le commedie mainstream che trattano questo tema (Sai che c’è di nuovo, perfino Diverso da chi), ma in fondo è solo un pretesto narrativo. Alla fine nel film non viene detto molto altro, so che i ragazzi stanno bene anche con 2 mamme. Hai detto tutto quello che c’era da dire!

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