Al limite della notte, e della nostra pazienza

Che succede ai romanzieri americani? Anche Michael Cunningham non è sopravissuto ai suoi iniziali folgoranti esordi? Come David Leavitt e (in misura minore) Jay McInerney? O come Michael Chabon franato sull’ultimo libro (in realtà una raccolta di articoli) da rincoglionimento da paternità, dopo una serie di romanzi straordinari.

Al limite della notte (traduzione di Andrea Silvestri), è l’ultima fatica di Cunningham (Bompiani, 17,50 euro) dopo lo straordinario esordio di “Le ore”, il formidabile (a mio parere il suo capolavoro) “Carne e sangue” e il buon “Una casa alla fine del mondo”.
Già “Mr Brother” ci sembrò occasione per Bompiani per tirare su un po’ di denaro mettendo insieme due racconti e un saggio e “Dove la terra finisce” ci apparve un libro di viaggio minimale.

Leggendo quest’ultimo romanzo, comprato con grandi speranze, si rimane attoniti con una domanda in gola. Può l’autore di Carne e sangue avere smarrito la forza della sua narrazione, perso nella indecisione del suo personaggio, Peter Harris gallerista di scarsa credibilità (che Cunningham faccia fatica con il mondo dell’arte moderna emerge in diversi passaggi dell’opera).
La scrittura appare incerta – profanata da improvvise e inopinate richieste di partecipazione al lettore (del genere: “Peter si sentiva patetico, e non pensi che lo era in effetti?” – Ma… dici a me?).

Una coppia – Peter e Rebecca – proposti come 40enni newyorkesi ma visti dall’autore – e consegnati al lettore – più come coetanei (quindi 50enni), messa in crisi dall’arrivo del più giovane fratello di lei, bello come una statua, ex tossico che non sa che fare della propria vita.
Certo, il topos è sfruttato, la Bellezza irrompe nella coppia come detonatore, ma lo sviluppo poteva essere interessante: la messa in discussione di un rapporto costruito su due solitudini e due egoismi mai ammessi, promesse non mantenute, ambizioni nascoste soffocate nella quotidianità di lavori cool in una Manhattan che non dorme mai.
Purtroppo Cunningham è poco convinto delle azioni dei suoi personaggi, non usa la lingua per difenderli ma si trova a giustificare a lettore il loro comportamento, e per cercare di convincerlo elabora estenuanti seghe mentali del protagonista su cui immolare azioni e comportamenti; le riflessioni di Peter Harris lungi dall’offrire alte lampi abbacinanti sulla (sua) esistenza e sul (suo) mondo (penso a Isherwood, punto di riferimento per tutti o quasi gli scrittori gay americani), finiscono per rendere pesanti e false parole che spesso l’autore non pare padroneggiare. possedere.
Non mancano nella scrittura di Cunningham squarci di verità, consegnati al dramma, ai momenti in cui i personaggi (non) si dicono le cose, ma “Al limite della notte” rimane una promessa non matenuta.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a Al limite della notte, e della nostra pazienza

  1. Souffle ha detto:

    @perso già di suo: non posso che consigliarti Carne e sangue. Ma poi mi fermerei lì, dato che hai già letto gli altri suoi romanzi notevoli. Il resto, a mio parere non vale molto. Buona giornata!

  2. perso già di suo ha detto:

    Io ho letto solo “Le ore” e “Una casa alla fine del mondo”.
    è comunque uno di quei autori che vorrei approfondire.

  3. Souffle ha detto:

    Sam, sei sempre gentile, ma probabilmente non scriverò nulla su Non lasciarmi. Mi spiace. Buona giornata.

  4. Souffle ha detto:

    Udp: hai perfettamente ragione, sono precedenti. Mentre scrivevo pensavo al “mio” esordio con lui, che avvenne con Le ore. Grazie per la precisazione. L’errore in realtà era un trucco per attirare un tuo commento, che fa sempre statistica.

  5. sam ha detto:

    OT intanto non vedo l’ora di leggere un tuo post su “Non lasciarmi”…

  6. UnoDiPassaggio ha detto:

    Fra, guarda che “Le ore” (bellissimo, concordo) non è il suo esordio. Sia “Carne e sangue” (mi piacque molto moderatamente) che “Una casa alla fine del mondo” sono precedenti.

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