Il mondo secondo Greenberg

Sto cercando di non fare nulla nella vita.
Roger Greenberg

Youth is wasted for the young diceva, a ragione, George Bernard Shaw. Noah Baumach che ha studiato, aggiunge – per bocca del suo protagonista Roger Greenberg – che è la vita stessa ad essere sprecata per le persone.
Noah Baumbach è ebreo ed è di NYC e sospettiamo sia anche un po’ disadattato come il protagonista del suo ultimo film Greenberg. Roger Greenberg è ebreo, è di NYC, è stato in un ospedale psichiatrico, ne è uscito e va in California a casa del fratello, partito per il Vietnam con la famigliola tradizionale, lui sì che ce l’ha fatta.

Roger invece a 41 anni probabilmente non sa ancora che fare di se stesso, o forse lo sa ma non è quello che gli altri si aspettano da lui. Il suo disagio nel mondo contemporaneo che ti ammette solo se sei a regular guy è anche un po’ il nostro.
La compulsività con cui scrive puntuali quanto assurde lettere di lamentela (compagnie aree, caffetterie, il sindaco di NYC) per piccoli disservizi – da Starbucks non può mai ascoltare la musica che gli piace – sono indizi del suo (mal)essere di nicchia in un mondo di massa, esasperato dalla “normalità” californiana, dove non è permesso essere inefficienti, infelici o strani.

La lettera d’amore “scritta” nella segreteria telefonica della ragazza/governante della casa del fratello (con cui è nata una attrazione che lui non riesce ad elaborare) segna anche il nostro amore per la scrittura di Baumbach, già apprezzata nelle sue precedenti opere e così rara nel cinema videogame di oggi.
Roger Greenberg non riesce a parlare con gli altri senza un intermediario (il blocco di appunti con cui scrive le sue lettere di lamentela, il telefono che usa per veicolare i suoi sentimenti). E ci pare questa una dichiarazione anche dello sceneggiatore – prima che regista – Baumbach che solo nella scrittura trova il modo di dire le cose.
C’è molto Woody Allen in questo Noah Baumbach (la psichiatria, l’odio per la California, l’amore per il passato eccessivamente mitizzato, una certa empatia sarcastica verso i giovani, l’amore di un uomo adulto per una donna più giovane, l’ebreo in lotta coi meccanismi del mondo). Oltre naturalmente alla grande fiducia nella sceneggiatura che fanno di questo regista 40enne una rarità nel mondo del cinema contemporaneo.
C’è la straordinaria attitudine a lavorare con gli attori e raccontare il disagio, la sofferenza sottopelle, la problematicità dei rapporti e la difficoltà nell’elaborazione dei sentimenti di una generazione adulta (se ne fanno ancora film adulti, per fortuna) aiutato da una capacità visiva che non enfatizza ma nemmeno trattiene.
E c’è in Baumbach – come nel migliore Allen – la felice mano che fa spegnere la mdp un attimo prima di essere ridondante.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2010. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Il mondo secondo Greenberg

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  2. Souffle ha detto:

    @Noodles: chissà, forse hai ragione. Ma è questo freno, questo pudore, questo sapere fermarsi, che a me è piaciuto particolarmente. Un saluto e grazie per essere passato.

  3. Noodles ha detto:

    “E c’è in Baumbach – come nel migliore Allen – la felice mano che fa spegnere la mdp un attimo prima di essere ridondante.”
    senza dubbio. è il pregio migliore di questo film e dello stile di Baumbach, che a volte spezza proprio una sequenza, la lascia lì, nel limbo, senza portarla necessariamente a termine.
    Questo però, temo, allontana un po’ troppo la materia, tende a inscatolare il film sottovetro.
    La trovo un’opera più che discreta, ma un po’ troppo “frenata”.

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