Il caso Von Trier e la soluzione finale per i giornalisti

La vicenda del regista danese Lars Von Trier, in concorso al festival di Cannes, è nota.
Riassumento per chi vive sulla luna, il cineasta durante una conferenza stampa un po’ goffa si è lasciato andare a una gioco verbale non perfettamente controllato che lo ha fatto tacciare di “nazismo”. Il regista è stato dichiarato “persona non grata” (nella laica e civile Francia!) ed espulso. Il film però rimane in concorso (e qui è il punto).

La vicenda è per me di estremo interesse. Non per il pettegolezzo in sé, quanto per le preziose informazioni che ci regala.
L’indignazione generale che ha preso le persone risiede in quella pretesa, tutta borghese, che un grande regista o un grande romanziere debba essere anche un eccellente uomo di mondo, un affascinante conversatore e uno spiritoso affabulatore pronto a regalare alla pigrizia dei giornalisti pane acido di cui nutrirsi.
Ah, quanto è amato Allen, che riserva la sua battuta pronta per il pezzullo del giornalista marxista rococò delle pagine culturali di Repubblica.
Von Trier che auspica una soluzione finale per i giornalisti fa una battuta di pessimo gusto (forse) ma lancia anche una provocazione intellettuale che si avrebbe tutto l’agio di raccogliere, meditare ed elaborare.

La provocazione è questa: siete in grado voi giornalisti di occuparvi di cinema, di letteratura, di arte, di visioni del mondo? Siete in grado di riprodurre sulla carta un pensiero originale capace di destare dal torpore il lettore che pare vi legga “per non pensare”, come quei cretini che vanno al cinema con lo stesso scopo?

Siete in grado di scindere colui che regge la macchina da presa da colui che deve parlare di quello che ha fatto?
Ve lo immaginate lo scontroso Buonarroti costretto a dire una amenità sul David, magari incalzato dalla Aspesi che domanda se il culo del ragazzo non avrebbe potuto essere più rotondo?

I giornalisti peraltro sono figli di questa umanità, a cui non va proprio giù che l’autore di quel meraviglioso romanzo fosse un uomo orribile, sociopatico, che quel pittore che ha regalato al mondo tanta bellezza fosse un violento accoltellatore da taverna, che quel regista che così bene ha illuminato il nostro stare al mondo sia un conservatore, che quell’amico con cui è così intellettualmente piacevole conversare sia un frocio cui piacciono i giovani.

Mischiare opere e vita (ah, quel romanzo è di sicuro autobiografico) è uno dei peggiori esercizi intellettivi degli esseri umani.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a Il caso Von Trier e la soluzione finale per i giornalisti

  1. Paolo1984 ha detto:

    sono totalmente d’accordo. oltre al mischiare opere e vita (credo che ogni autore metta inevitabilmente qualcosa di se stesso nelle sue opere anche quando non racconta la sua vita) bisognerebbe tenere presente, come fai anche tu, che si può essere persone orrende (e non dico che Von Trier lo sia) o dalla condotta privata discutibile o con idee politiche non condivisibili e grandi artisti, una cosa non esclude l’altra nè la implica

  2. Souffle ha detto:

    @macrileo: la situazione è ambigua. Lui pare effettivamente un pessimo comunicatore, quasi ingenuo nel maneggiare i meccanismi della comunicazione. In difficoltà a esprimersi in contesti “normali”. Non so se sia così automatica la connessione tra la sua considerazione della donna/attrice e una volontà riparatrice tramite premio.
    Certo è che il fatto che lui tiri fuori da queste donne una intensità straordinaria (frutto probabilmente di infinite discussioni tra regista e attrici) va a suo merito.
    Difficile dire se Lars ci faccia o sia davvero una persona disturbata con problemi enormi di socialità e comunicazione tradizionale.
    Credo che molto sia disturbato e “malato” e un po’ approfitti di questo “meccanismo mediatico” che il suo cinema si porta sempre dietro. E che fa in modo che lui poi “venda” bene i suoi film.
    Un abbraccio e grazie di essere passato.

  3. macrileo ha detto:

    Lars è un pessimo comunicatore, sì o no? Sicuramente questa sua uscita fa pensare alla famosa “fight the real enemy” di Sinead O’Connor, che strappò la foto del papa al Saturday Night Live. Ci fu molto clamore attorno a quell’uscita, e Sinead che era la più popolare cantante al mondo pagò a caro prezzo quel gesto. Cosa pensava Lars quando ha fatto un attacco alla comunità ebraica? Lars è un regista che sa attirare l’attenzione. Ma se ci pensi i suoi film sono sempre stati promossi puntando l’attenzione sulle sue “vittime”. “Guarda quel bastardo di Lars come ha massacrato Bjork; guarda cosa ha fatto a Nicolle?”; è arrivato a far mutilare Charlotte Gainsboug e il risultato qual’è? Più lui è inopportuno, più le sue attrici diventano le vittime da soccorrere e premiare. Con l’ultima Palma d’Oro a Kirsten Dunst siamo già alla terza per l’interpetazione di una attrice di Lars, che dici? Ci fa o ci è?

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