Cose perdute (e abbandonate)

Più che perduta, lo strano macchinario di The Lost Thing, Oscar 2011 per i corti di animazione, è oggetto abbandonato. In spiaggia, come un secchiello rotto o una paletta venuta a noia a un bambino viziato
The Lost Thing ci parla della indifferenza verso il diverso e ciò che non possiamo comprendere, di abbandono di ciò che è in-utile, cioè che non possiamo usare.
Shaun Tan ha realizzato il libro illustrato nel 1999 e insieme a Andrew Ruheman ha diretto il film (produzione australiana).
Un ragazzo trova questa strana creatura, goffa, ingombrante. Senza padrone. Cerca una sincera quanto difficile interazione, la chiude in garage, prova a gestirla, si rende conto che non può.
Troverà il modo di portarla in una sorta di ghetto delle creature inutili, che i diversi stiano tra loro, mentre il resto del mondo vestirà in completo grigio e non avrà tempo per notare la diversità che lo circonda.
Questo piccolo film di essenzialità prodigiosa e di straziante e impotente malinconia, mi pare un necessario memento per la società dell’utile, dell’usabile (e subito gettabile). Un mondo in cui ogni essere deve avere uno scopo, ogni oggetto soddisfare un bisogno ed essere accattivante, fico, semplice e maneggevole.
Una società liscia e levigata che non tollera differenze, mal sopporta le varietà e, quel che è peggio, nemmeno le cerca più. Se sono abbandonate le strane creature che affollano The lost thing, ad essere perduta è la capacità dell’uomo di godersi la bellezza dell’inutile e dell’imperfetto, dello strano e del diverso come parte di un mondo sempre più privo di sorprese.
Giovani che sono trasgressivi nel comportamento e non nel pensiero. E se quando erano adolescenti hanno provato a interagire con strane creature, ingombranti amici, macchinari senza senso e senza scopo, divenuti più grandi preferiscono (finiscono col) dimenticare.

Lo stile visivo sfugge a spettacolarizzazioni o ammiccamenti pixariani, impone l’attenzione per i particolari, infonde in chi guarda una tenerezza dolce e forse avrà ricordato a chi gioca la straordinaria avventura di  Machinarium.

Qui il sito del film.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2011, libri, oscar. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Cose perdute (e abbandonate)

  1. Souffle ha detto:

    @noodles: è vero. Questo comunque lo si può recuperare facilmente. Credo sia anche su youtube. Spero tu lo veda presto! Un saluto e buona giornata.

  2. Noodles ha detto:

    Ok, mi hai messo curiosità. Da come lo racconti mi ricorda un po’ le parabole di Burton (anche coloristicamente, a giudicare dalle immagini che hai postato). I corti – d’animazione e non – hanno ben poca visibilità ed è un peccato. Una sorta di mondo sommerso del cinema (insieme al documentario, o sarebbe meglio dire delle opere cinematografiche non-fiction).

  3. Souffle ha detto:

    @cidindon: ti ringrazio molto. E grazie per la segnalazione. Ho provveduto a inserire il link. Buona serata

  4. cidindon ha detto:

    bel post per una vera ‘chicca’. (ps: manca il link al sito…)

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