Il cinema in viaggio di Lifshitz

Un viaggio per regolare conti familiari in sospeso, Plein Sud, il nuovo film di Sébastien Lifshitz, uno dei registi francesi più interessanti che capita di incontrare di questi tempi.

Un giovane uomo (Sam) viaggia incontro al fantasma di una madre che chiede un impossibile perdono. Nel microcosmo della sua auto entrano un fratello (Mathieu) e una sorella incinta (Léa) in fuga come gioco e dispetto nei confronti di una famiglia borghese e Jérémie, lo “stronzetto” rimorchiato da Léa in un supermercato che funge da innesco per lo sviluppo delle dinamiche del trio.
Sam avvolto dai traumi di una infanzia e adolescenza che vorrebbere finalmente bbandonare, come un brutto libro rimasto troppo a lungo sul comodino ma che non si ha il coraggio di buttare.
Mathieu vuole innamorarsi di Sam, perché è estate, perché romanticamente ci crede, perché Sam lo respinge.
Léa in fuga dalla sua gravidanza, (mal)tratta il suo corpo affinché sia lui a scegliere.
Il viaggio verso sud è più di una metafora, è il punto fermo che contrasta con la mancanza di direzione dei personaggi.
Lifshitz costruisce un film complesso nella forma più che nel contenuto. Usa con sapienza i flashback scoprendo un poco i personaggi (in modo particolare Sam, motore della storia – è lui del resto che guida sempre la macchina), sta addosso agli attori con camera a mano, spiazza lo spettatore offrendo anche la visione della videocamera in mano a Mathieu, ingenuo, inconsapevole e pieno di illusioni che costruisce il suo filmino estivo da studentello in viaggio.
Capace come pochi di controllare i suoi personaggi usando senza esagerare i loro  picchi emotivi e suggerendo una mescolanza di generi, destrutturando il racconto senza preoccuparsi di darne una lettura completa, affidandosi alla capacità dello spettatore di comprendere il non detto, di completare i pezzi di vita mancanti, di lavorare coi personaggi alla ricerca della verità.
Se gli adolescenti di Presque rien scoprivano un desiderio che era anche coming of age, Sam scopa Mathieu nel tentativo disperato (e fallimentare) di cambiare meta, fermare la sua inquietudine e liberarsi della rabbia che lo consuma.
I personaggi di Wilde Side trovavano una condivisione che manca ai protagonisti di Plein Sud. Liberarsi del male di vivere è una strada da percorrere da soli.
Il cast è come sempre curatissimo e in parte (Yannick Renier, Léa Seydoux, Théo Frilet e Pierre Perrier, insieme a Nicole Garcia, una madre che fa di uno sguardo la coppa in cui raccogliere l’assenza di perdono di suo figlio).

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a Il cinema in viaggio di Lifshitz

  1. perso già di suo ha detto:

    Prego, è un piacere scoprire che qualcun altro conosca Honoré.

  2. Souffle ha detto:

    @perso già di suo: Sì, li ho visti. Sono due bei film. Il secondo che citi ebbi il piacere di rivederlo al cinema a una rassegna dedicata a Honoré. Eh Yannick merita. ^^ Grazie per il tuo commento e per essere passato di qua.

  3. perso già di suo ha detto:

    Molto incuriosito dalla tua recensione. Léa Seydoux l’ho trovata molto brava in La belle personne, Yannick Renier l’ho intravisto in Chansons d’amour: sono due film di Christophe Honoré che ti consiglio vivamente. Sono contento che finalmente anche Yannick abbia dei ruoli di rilievi, finora assegnati solo al fratello!

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