Gli amori immaginati di Dolan

Xavier Dolan, classe 1989. Due lungometraggi al suo attivo. Il primo, J’ai tué ma mére, un esordio straordinario. L’opera seconda, sfacciata e insolente, come l’età, la bellezza e la voglia di buttare dentro al cinema tutto (forse troppo) quello che si vuole dire (e quello che si conosce e si è studiato, metabolizzato, amato), del suo regista.

La sfrontatezza cinematografica di Dolan, la sua ingenuità narrativa, non sono piaciuti a navigati critici cinematografici, che hanno perso l’entusiasmo della adolescenza in un cinema di molti anni fa, oggi sostituito da un supermercato. 
Quello che mi sento di dire, dopo avere visto i due lungometraggi di Dolan, è una frase che De Fornari usava come suggerimento ai giovani registi italiani. “Vedete i film di Dolan e vergognatevi”.
Ma veniamo a questo Les amours immaginaires. Il nostro Xavier (Francis) e Monia Chokri (Marie) sono due giovani amici, colti, annoiati e disillusi che alle fumose feste francofone (il regista è canadese) guardano a distanza chi si diverte. Finché vedono il bellissimo Niels Schneider (Nicolas) di cui, senza mai dirselo addosso, entrambi si “innamorano”.
Nicolas, (in)consapevole di piacere, gioca la seduzione dell’amicizia ma si nega ad entrambi.
Triangolo amoroso senza amore (e senza sesso) giocato in due, esperimento adolescenziale sulla seduzione e il fraintendimento. Né Francis né Marie sono mai davvero cresciuti, lei coi suoi vestiti vintage fuori tempo massimo, che la rendono solo meno attraente e freak per le ragazzine amiche di Nicolas, Francis che si masturba annusando i vestiti del giovane Adone.
Alla innocente crudeltà di Nicolas, che non si rende mai davvero conto di essere oggetto di desiderio, si contrappone la sfida mai dichiarata tra Francis e Marie, pronti, non appena si rompe il giocattolo, a trovare un altro toy boy di cui (fingere di) innamorarsi.
Perché gli amori immaginati, quelli (im)possibili, sono più divertenti da giocare (da filmare, scrivere, raccontare, to play) di quelli veri.
Saggio di sorprendente cinismo e controllata emotività (1) sul gioco amoroso, Les amours immaginaires è visivamente ricco, esagerato e presuntuoso. Ma le esagerazioni filmiche di Dolan, il suo uso mai banale delle inquadrature, i rimandi iconici all’immaginario filmico della nouvelle vague (cui i registi francofoni rimangono attaccati con commovente tenacia), l’uso della musica ai limiti dello stereotipo, l’ego e la sicurezza che promanano da ogni inquadratura sono quello che vorremmo da molti registi 20enni, in luogo della loro apatia e del loro conformismo. 

Il film ha aperto il festival MIX 2011 di Milano. A febbraio è uscito in USA con il titolo inaccettabile di Heartbeats. Questo per chi dice che solo in Italia traduciamo male i titoli dei film stranieri.

(1) I believe it can be inferior in the sense that the emotions it provokes are not as intense as in I killed my mother but it was not my mandate, nor my mission, nor my intention to provoke a torrent of emotions in you for this film (Xavier Dolan).
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2010. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Gli amori immaginati di Dolan

  1. Souffle ha detto:

    @UdP: Beh, allora che aspetti? Sull’associazione visiva e mentale Dolan/Mengoni taccio. ^^ Buona serata!

  2. sam ha detto:

    @ Di Passaggio: Per via del ciuffo?

  3. UnoDiPassaggio ha detto:

    Voglio vederlo. Incredibile a dirsi, ben più dell’ultimo Lifshitz. Devo vederlo. E posso anche, dato che l’ho in saccoccia da un bel po’.
    (poi un giorno cercherò anche di capire per quale tortuosa via mentale quando vedo Xavier Dolan penso a Marco Mengoni)

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