JPOD, generazione geek

Ci sono libri che devi leggere al momento giusto. Se avessi letto JPOD di Douglas Coupland quando uscì, nel 2006 (in Italia per Frassinelli) ne avrei riconosciuto le qualità, mi sarei moderatamente divertito, ma non lo avrei considerato quello spassoso tetro capolavoro che è, dopo la lettura del 2011.
I libri vanno letti al momento giusto, o riletti. La mia esperienza con il mondo dei nerd e dei geek, con le meccaniche della loro comunicazione, nonché il contatto con la follia delle dinamiche aziendali (riunioni inutili, giochi di potere, ipocrisia, piaggeria, uccisione della creatività, invidie) che affossano volutamente il gioco di squadra, ha dato alla lettura di uno dei migliori romanzi dello scrittore canadese il giusto e piacevole spessore.
Coupland costruisce il suo romanzo come un videogioco adventure, schermate che si chiudono lasciando spazio a nuovi livelli più difficili e incredibili, enigmi da risolvere, easter eggs, fino alla conclusione della storia (e chiaramente, all’uscita dal gioco).
Lo scrittore di Vancouver padroneggia un mondo che conosce per averlo rubato per farne romanzo (e sfacciatamente nel libro lo autodichiara), si muove nel gioco creato da lui (metaforona dello scrittore dominus del romanzo), dichiara di detestare i suoi personaggi, ma sfugge allo sterile pamphlet su uomini e donne senza una vita, preferendo costruire un teatro dell’assurdo lasciando che la verità – polemica e senza sconti – salti fuori nel romanzo, meglio: irrompa (anche dal punto di vista grafico) nelle pagine costringendo il lettore a prendere atto.
L’ingresso dello stesso Coupland nel libro – nella storia, nel gioco, nel testo e nel sottotesto –  è dichiarazione d’autore. Il codice lo scrive lui, il mondo geek lo padroneggia, lo usa per fare denaro, se ne dichiara estraneo ma ne utilizza i risultati. Come tutti quelli che usano i videogiochi senza essere “anormali” come i geek che li hanno costruiti.
L’autismo consapevole, l’ossessione di arrivare primi, l’allergia a regole e lavoro codificati, l’integrazione dell’uomo software con l’hardware (nel 2006 uso compulsivo di google via pc, oggi uso compulsivo di social network via smartphone).
Giovani uomini e donne seduti a un tavolo che anziché fare conversazione tra loro, chattano con altre persone che si trovano in altri luoghi.
JPOD è un romanzo apparentemente ludico, che nasconde – come il Ronald assassino inserito di nascosto nei codici del videogame mai completato dalla squadra di geek – un’anima horror che Coupland fa emergere senza giudizi ma anche senza sconti.

Kaitlin a Ethan: Devi ammetterlo, metà delle persone che lavorano qui sono lievemente autistiche. Capacità di socializzare quasi inesistente, tendenza all’ossessione per qualsiasi cosa che sia numerica o ripetitiva, vestiti improbabili, paranoia e continua sensazione di essere giudicati e messi alla prova. (JPOD – Douglas Coupland).

Da JPOD è nata anche una serie tv (di sicuro capostipite di molte comedy sulle follie aziendali). Partita a gennaio 2008, ne sono stati girati 13 episodi. Ad aprile la CBC, Network produttore della serie, ha deciso la cancellazione per bassi ascolti. Coupland era tra gli sceneggiatori della serie.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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