L’amore rimane, caro Gus Van Sant

Gus Van Sant fa film per filmare i ragazzini
M. Cabona – Il Giornale

Bisogna anche comprenderlo, Gus Van Sant. Quando fa film in cui il suo indubbio talento per il controllo della macchina da presa assorbe interamente il film per darci un assaggio di cosa sia il cinema, il pubblico sbuffa, si lamenta, non si capisce, che noia, che lento.

E Gerry non parlano mai e Mala noche chi lo ha visto, e My own private Idaho sono tutti froci, e The Last days mi sono fatto due palle così e To die for e Psycho sono troppo pop. 

E allora, ogni tanto cede alla storia classica che piaccia a tutti, lasci cadere la lacrimuccia, abbia le musiche giuste e quelle inquadrature indie che piacciono tanto ai ragazzi oggi (Van Sant abitualmente è indie in altro modo, anche economico, i suoi film non sono finto poveri come quelli da Sundance, sono proprio poveri. Restless, prodotto – ça va sans dire – dalla Sony classic, rimane un oggetto fuori mercato, costato 8 milioni di dollari, ne ha incassati finora poco più di 70.000) (1)

È vero che Gus filma i ragazzini ma lo fa con la curiosità e l’interesse di chi vuole conoscerli davvero, non li usa per farne merce per i loro coetanei né ha mai fatto film pieni di adulti che si comportano da adolescenti.

Restless (da noi L’amore che resta) è la storia di un adolescente che non trova pace (sapremo poi che c’entra un lutto familiare) e la cerca andando ai funerali  altrui con l’idea forse di rubare la serenità che hanno i morti dentro la bara. Suo compagno di solitudini è il fantasma di un kamikaze (altro essere umano evidentemente senza eterno riposo, sia come fantasma sia come chi ha posto fine alla sua vita non certo per volere proprio).
L’incontro con Annabel che la pace forse la raggiungerà presto, è il primo nuovo contatto di Enoch con il mondo dei vivi dopo il trauma che ha subito, il vero risveglio dal coma.

Van Sant gioca (facile) con gli opposti (Enoch veste scuro quanto Annabel è colorata, lui è tormentato e spento quanto lei è vitale e allegra, lui pare non avere interesse in nulla, lei ha una forte passione per la natura, lui è sano quanto lei è malata). E l’interesse sta proprio in questo ribaltamento, è la malata che cura il sano.
Il resto lo fanno i toni sicuri della fotografia del fidato Harry Savides e la musica (finalmente sobria) di Danny Elfman.
Manca una certa fluidità nel racconto, certe giustificazioni appaiono affrettate o irrisolte o sciolte rapidamente (l’abbandono scolastico di Enoch,  il rapporto con la zia).

(Ma l’amore per il tuo cinema, Gus, rimane, non potrebbe essere diversamente. Questo blog è pieno di te.)

Van Sant rinuncia a girare sporco, e sopratutto priva gli occhi del suo protagonista e il film tutto, di quella inquietudine sottopelle che in tanti suoi film accompagnava lo spettatore insieme agli adolescenti sulla scena. 

Più che un film sulla morte, Restless è un coming of age sulla necessità di sapere affrontare la vita, diventare adulti, superare i tormenti interiori, vivere ed essere grati e stupiti per essere ancora vivi il giorno dopo (questa è la lezione più difficile per chi “ha tutta la vita davanti”). Fino a che il funerale di chi ami non sia un momento in cui piangi, ma quello in cui sorridi per le cose meravigliose che lei ti ha regalato.

I due attori sono deliziosi. Enoch è Henry Hopper, figlio 20enne di Dennis, cui il film è dedicato, alla fine dei titoli di coda.

(1) Fonte: boxofficemojo.com.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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5 risposte a L’amore rimane, caro Gus Van Sant

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  3. Souffle ha detto:

    @Grazie Roberto, buona giornata!
    @Miss Pascal. Noi che amiamo, nonostante tutto, Gus, proprio per quel suo sentire adolescenziale, come ricordi tu, dobbiamo continuare a credere che farà prove migliori. Sarò un po’ paranoico ma credo che qualcosa c’entri tutto l’apparato produttivo (famiglia Howard) che gli è girato intorno. Buona giornata e grazie di essere passata.

  4. Roberto Bernabò ha detto:

    L’abbandono di Enoch è effettivamente un po’ scolastico. Ma l’intensità dei due attori rende credibile più o meno tutto in questa storia che di credibile ha davvero poco. Bel post, l’ho aggiunta nella Connection oggi pomeriggio.

  5. Miss Pascal ha detto:

    purtroppo non posso che dirmi delusa dal mio enorme amatissimo Gus. la cosa che più mi è mancata, al di là delle debolezze che giustamente rilevi tu, è appunto il “sentire” adolescenziale, del quale Van Sant è semplicemente il massimo cantore e conoscitore fornito di macchina da presa. Van Sant sta ai 17 anni come Bertolucci ai 23, e spero che continui nonostante questo piccolo capitombolo un po’ svogliato.
    Miss Pascal

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