Nient’altro da vedere, la saggistica esce dallo stereotipo e diventa istruzioni per l’uso del mondo

Nella saggistica sul cinema omosessuale, o dedicato alle modalità di rappresentazione dell’Altro, il libro di Manuel Billi, “Nient’altro da vedere – Cinema, omosessualità e differenze etniche” (Edizioni ETS, 25 euro) colma un vuoto non tanto di oggetto, quanto di metodo.

Sono presenti, infatti, nella pubblicistica italiana dedicata al cinema gay, diversi saggi, scritti a vario titolo e con varie intenzioni. Da quelli di stile “catalogante” di Patané (della serie: tutto il cinema gay che voi gay dovete vedere) a quello di Pier Maria Bocchi “Mondo queer, Cinema e militanza gay”, sorta di pamphlet scritto come sorta di reazione “critica” a un modo di raccontare il cinema gay “militante” (l’intento era quello di archiviare come superato e da superare il lavoro ideologizzato dell’americano Vito Russo). Detto fra noi, il cinema militante fa il suo lavoro (importante) e perde di valore e importanza solo in una società buona e giusta in cui non tanto “non mi importa che tu sia gay” ma “mi interessa il tuo essere gay”. Ma i saggi militanti non sono l’unico modo di scrivere di cinema gay (e non sono l’unico modo per raggiungere certi scopi).

Raramente (diciamo: mai) si è assistito in Italia a un’opera che, rigettando lo sguardo militante sul cinema gay ed etnico proprio di certa pubblicistica (per intendersi: film da bocciare in quanto ostili o critici del mondo gay e film da promuovere solo in quanto, appunto, militanti) tenta, con successo, di offrire al lettore/spettatore gli strumenti per capire come il cinema europeo del ‘900 abbia raccontato gli Altri (provocatoriamente e letteralmente definiti “etero”), sia sessualmente, sia etnicamente parlando.

In che modo si inserisce il carattere omosessuale nel film, lasciando che lo spettatore colmi il non detto, palesando il carattere allo spettatore solo attraverso gli stereotipi della rappresentazione (nella direzione di farlo riconoscere per quello che fa e al contempo rassicurando lo spettatore eterosessuale – io non sono come lui).

Non nascondiamo che il saggio di Billi (classe 1979), docente e ricercatore in arti visive Parigi, è complesso e va digerito con lentezza. Ma offre l’opportunità unica di essere spettatori critici, consapevoli – una volta compresi gli strumenti – di come il racconto della diversità, della alterità – etnica o sessuale – è stato dispiegato dai narratori cinematografici.

Ed è probabile che, l’ambizione del saggio non sia solo quella di essere manuale d’uso per una nuova consapevolezza critica per studiosi di cinema, studenti e ricercatori, ma momento di riflessione/guida per lo spettatore (etero ed omosessuale, europeo o non europeo), affinché la sua sia, per usare le parole di Billi, “visione ragionata” esca dalla sala anche con domande su di sé e il suo rapporto con il Mondo.

“Lo spettatore critico è lo spettatore del e nel presente, nel suo tempo, in grado non solo di cogliere il discrimine tra realtà e fiction, ma di ponderare e descrivere (e circoscrivere) la non corrispondenza tra il Mondo e le sue rappresentazioni.”

Segnalata dunque l’importanza di questo libro in una pubblicistica esangue sul tema, è abitudine di questo blog fare anche altre riflessioni sugli aspetti socio-comunicativi delle opere. Andare oltre l’opera libro e collocarla nel contesto culturale e comunicativo che la circonda.

Non possiamo quindi non notare che i saggi sul cinema gay siano scritti quasi sempre – le eccezioni risultano pochissime – da critici o studiosi omosessuali.

L’orientamento sessuale dell’autore di un saggio non dovrebbe importarci, come quello di un regista (ma siamo sicuri che avremmo capito il cinema di Cukor o di Singer se non avessimo colto immediatamente i codici sparsi nel loro cinema e l’importanza di queste tracce sottotesto per gli Autori?) se non fosse che specularmente, questi prodotti – parlo dei saggi – sono letti, discussi, commentati, prevalentemente da un pubblico omosessuale.

Al di là dei lettori forti, dei critici, degli studenti o degli studiosi, dei giornalisti che lo fanno per mestiere, la saggistica sul cinema omosessuale trova scarso riscontro tra un pubblico eterosessuale.

Rischio volentieri la smentita.

Se all’uscita dal cinema, lo spettatore critico rientrando in contatto col Mondo, cerca di comprendere e comprendersi (quello omosessuale nel domandarsi “io sono così/io non sono così, quello eterosessuale nel chiedersi io li vedo così/io non li vedo così), l’ulteriore passo per una critica che non sia sterile – ed è il passo che il saggio di Billi affida all’ultima parte del libro – è portare il riconoscimento delle differenze nel Mondo e quindi – aggiungiamo noi – cambiare (io omosessuale represso, io eterosessuale omofobico).

Se il saggio non cade nella trappola della militanza matrigna, certamente consente al lettore attento di domandarsi quanto sia utile o meno per capire il Mondo, il come le differenze etniche e sessuali siano state rappresentate nel cinema. E quindi, da spettatore omosessuale, il chiedersi il perché una rappresentazione del frocio sculettante o caratterizzato sia quella che gli eterosessuali gradiscono maggiormente, tanto quanto molti omosessuali NON la sentono come propria.
E da spettatore eterosessuale, domandarsi se non sia il caso di rivedere certi stereotipi rassicuranti e certe paure immotivate, certo disprezzo velato di correttezza politica che va via non appena ci soffia sopra il vento della domanda scomoda.

Un libro come questo dice moltissime cose ai lettori omosessuali (e molti le sanno da tempo), ma la sua più grande ambizione, che speriamo raggiunga, è quella di parlare anche (sopratutto) ai lettori eterosessuali.

In una  intervista di Stefano Bolognini, Manuel Billi sul perché leggere il libro dice:

“Per scoprire o riscoprire pagine della storia del cinema e figure dell’immaginario omosessuale sconosciute ai più; per capire meglio le ragioni di una plurisecolare marginalizzazione anche sullo schermo; per rivivere l’appassionata rivincita, sul finire degli anni sessanta, di minoranze che hanno infine ottenuto il diritto allo sguardo e alla visibilità.”

Una rivincita che non appartiene solo al pubblico omosessuale.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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