The future non è qui

Hai superato i 30 anni e non sai bene ancora che direzione dare alla tua vita. Siedi sul divano con la tua compagna che ami moltissimo, ognuno perso sul suo mac connessi tra di voi e contemporaneamente con tutti gli altri. 
Servizio clienti (lavoro da casa) per Jason, insegnamento svogliato di danza a bambini senza talento per Sophie.
L’abbandono del lavoro per annusare l’aria in modo che l’ispirazione (cioè qualcun altro) ti di dica cosa fare della tua vita, magari vendere alberi porta a porta per salvare il mondo (Jason), o mettere tanti video di te che balli su youtube (Sophie) e se non basta, inserirti in un’altra famiglia già pronta  (padre vedovo con bambino) per sostituire quella che non riesci a formare con Jason.
Il tradimento, la (non)riconciliazione, un uomo e una donna che si trascinano alla deriva, troppo fragile la storia per resistere alla mancanza di prospettive.
The future, il nuovo film, scritto diretto e interpretato da Miranda July, più che regista una performer, esplora la fragilità del sentimento amoroso, l’ansia della costruzione della coppia (dopo l’entusiasmo del semplice stare insieme) e insieme la ricerca di un obiettivo, le false piste – ancora adolescenziali – dell’impegno ambientale poco convinto per Jason o dei video di danza su youtube per Sophie rendono ancora più evidente la loro difficoltà nel trovarsi un posto nel mondo.
La scelta di adottare un gatto (che arriverà dopo 30 giorni) è parabola (*) di gravidanza, impegno da assumere, responsabilità da prendere. Ma puoi prenderti cura di qualcun altro, se prima non curi te stesso (come singolo e come coppia)?
A volte l’amore non basta, ci ricorda la July (come se lo avessimo dimenticato – ed è così).
E fermare il tempo non serve, come suggerisce la regista giocando coi il tempo del narrato e virando il film verso toni surreali che non appaino pretenziosi. 

Ed è proprio il tempo il nemico di Jason e Sophie – i giorni che passano in attesa di (non?) ritirare il gatto, la pigrizia che si impadronisce, la perdita di tempo (le giornate di Jason con un vecchio che aggiusta tutto, i tentativi di Sophie di mettere suoi video su youtube) che fa girare a vuoto.
Qualche musica da scaricare ce l’ha questo film? Certo che sì, e lo perdoniamo dato che è privo di quelle scene alla “500 giorni insieme” costruite per fare altro che cinema.
Miranda July costruisce una commedia horror (vacui) intrisa della lancinante tristezza del disorientamento di chi non riesce a trovare l’altro, perché semplicemente non ha ancora trovato se stesso.

Il titolo è un paradosso, ironicamente tragico, visto che più che tesi verso il futuro, Jason e Sophie brancolano in cerca – supponiamo vana – di un obiettivo presente da dare alla propria vita. 
Non c’è dubbio che Miranda July sia un’artista interessante, che fa un cinema che sfugge agli stilemi indie (**), che non assolve e non offre alibi cui aggrapparsi, e senza dare lezioni, fa i conti (senza sconti) con la generazione cui si rivolge.

Uscito in USA il 29 luglio 2011, il film non ha ancora una uscita italiana ma è il dvd è in vendita dal 29 novembre.

(*) Volutamente messa fuori scena – quasi coro greco – enfatizzata dall’aspetto posticcio della bestia, la cui funzione non è di essere quanto di rappresentare.
(**) Anzi, li ridicolizza, come nella scena in cui Jason entra nella casa del vecchietto che aggiusta tutto dal quale acquista un phon scassato per pochi dollari dopo avere visto l’annuncio sul giornale, e scopre che nella casa del vecchio c’è lo stesso poster “così originale” appeso al muro e la stessa famiglia “così originale” di ippopotami di ceramica che facevano “scena” in casa sua. 
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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