Il nostro critico ideale

Alcuni critici cinematografici sono alti, altri sono bassi. Alcuni sono simpatici, tolleranti e amabili, altri biliosi, acidi e cattivi. Alcuni hanno una pancia prominente, altri sono magri da fare spavento. Alcuni hanno una capigliatura fluente, altri una testa lucida e brillante nelle notti di luna piena. Alcuni critici hanno una profonda conoscenza della natura umana e nessuna del cinema. Altri sanno tutto della nobile arte della celluloide ma ignorano totalmente l’essenza della natura umana. E nella blogosfera, nelle riviste specializzate, nei giornali troviamo tutti questi generi di critici.

Per noi che scriviamo questo blog, e a beneficio di voi che lo leggete (grazie), abbiamo individuato le caratteristiche essenziali del nostro critico cinematografico (e letterario, aggiungerei) ideale. Si tratta di una creatura a tre teste. Lo so, un po’ spaventevole, ma di grande spessore. Il nostro critico ideale è formato da Beniamino Placido, Carla Moreni e Davide Paolini.

Di Beniamino Placido il nostro critico ideale possiede la finezza intellettuale senza ostentazione. Placido era uno dei maggiori intellettuali italiani e, tra le altre cose, scriveva di televisione, senza sfoggio, senza il bisogno di ricordarci quanti libri aveva letto più di noi, usando una scrittura ricca, preziosa e allo stesso tempo intellegibile da tutti. Spesso il critico che non ci piace usa la recensione per mostrare la sua erudizione, le sue conoscenze, cui aggiunge il rammarico di trovarsi isolato in una sacca di ignoranza, lui solo in grado di apprezzare quel dato regista/scrittore. Tempo fa lessi una recensione in morte dello scrittore David Foster Wallace. La donna che la scrisse, di cui non ricordo (ho rimosso) il nome, usò il pezzullo fondamentalmente per sostenere che solo anime colte e nobili come lei erano state in grado di apprezzare Wallace fin dall’inizio, mentre la massa informe se ne era tenuta lontana, aggiungendo, sempre fra le righe, quel ricordo amaro di una adolescente più intelligente dei suoi coetanei e per questo oggetto di ripetute vessazioni che finalmente si vendica enunciando la sua superiorità intellettuale. Risultato: una noiosissima recensione in cui la donna in questione preferì parlare di sé piuttosto che informarci sul perché avremmo dovuto leggere lo scrittore americano morto suicida.

Di Carla Moreni, critico musicale del Sole24Ore, il nostro critico possiede l’orecchio. O, meglio in questo caso, l’occhio. Certo, tutti ne possediamo almeno uno, e persino due se siamo fortunati. Ma qui si va di metafora. L’occhio è quello che ha visto tanti, tantissimi film, così tanti che certe cose le riconosce subito, sa dove una immagine va a parare, conosce un quadro dipinto “bene” e uno che non funziona, (ri)conosce le stonature, le note fuori posto e quelle fuori tempo. Molti spettatori, non solo critici, col tempo, con gli anni, hanno acquisito quel modo di vedere che, se non si trasforma in noia per il già visto (terribile compagno dei critici grossier), è in grado di evitare i trabocchetti dei registi e le esaltazioni ingiustificate. Accanto all’occhio che vede i film, ça va sans dire, è necessario l’occhio che vede (ha visto) la vita. L’esperienza di vita nutre una buona critica quanto l’esperienza di film. 

Di Davide Paolini, gastronauta del Sole24Ore, il nostro critico cinematografico ideale possiede il gusto. E anche il gusto, come l’occhio, si affina col tempo, sperimentando diversi piatti, non restando fossilizzato su sapori consolidati, assaggiando di tutto, imparando ad apprezzare il cibo cucinato nel modo corretto, e i cibi. Il cinema è fatto di pietanze diversissime e un critico deve provarne tante. Ferma però resta la difesa del gusto. Che non significa tanto difesa del/di un tipo di cucina (solo cucina italiana, solo piatti del nord/sud, solo orientale, ecc.) ma del modo in cui, della qualità della materia. Rifiutando il precotto, il precucinato, il preriscaldato, il surgelato. Senza compromessi (sì, dai, ogni tanto un 4 salti in padella…). NO! Il gastronauta cinematografico difende il suo palato, il suo gusto e si rifiuta, anche quando la pasta surgelata dicono tutti sia buonissima.

Elemento finale che incolla questi pongo con cui abbiamo formato il nostro critico ideale è l’onestà intellettuale. Che significa scrivere – bene o male – di un film non per fare un pezzo “di colore” non per vendetta nei confronti di un altro critico di parere opposto, non per mandare un segnale a quel giornale rivale (quante volte è successo, non stiamo a contarle).

Ecco, il nostro critico ideale ha questa forma. A volte ne ritroviamo pezzetti in alcuni critici che leggiamo, e, anche quando il film a noi non è piaciuto e al critico sì, che piacere però quella lettura.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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8 risposte a Il nostro critico ideale

  1. laulilla ha detto:

    Grazie mille: Ecco il mio blog:
    http://laulilla.wordpress.com

  2. Souffle ha detto:

    @emmegi: grazie sei molto gentile. Aspetto allora che anche tu ne scriva! ^^
    @perso nel mondo del cinema: 🙂
    @laulilla: grazie davvero, mi fa piacere che tu abbia dedicato tempo alla lettura di queste mie parole.
    buona serata a tutti e grazie ancora.

  3. laulilla ha detto:

    Bellissima riflessione, molto ben scritta, il che, sul web, non è un pregio da poco!
    Complimenti!

  4. Cerco di imparare da questo articolo:)

  5. emmeggì ha detto:

    Bel pezzo, complimenti, un tema importante e poco trattato! Magari prima o dopo mi cimenterò anche io…

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