Black mirror, la nera condivisione di massa

Una televisione spenta è uno specchio nero. Quando l’accendiamo lo specchio pare riflettere il mondo reale, ma sappiano che non è così, anche se a molti così appare. Black Mirror, miniserie di potenza esplosiva andata in onda su Channel Four in 3 sole puntate non ci racconta i mostri dentro lo schermo, ma quelli davanti.

Primo episodio: il Primo Ministro britannico subisce un ricatto (viene rapita un membro di Casa Reale), dovrà fare sesso con un maiale in diretta tv.
Secondo episodio: in una società del futuro esseri umani, chiusi nel sottosuolo produrranno punti vita pedalando sulle biciclette. Con questi punti acquisteranno abiti per i loro avatar, cibo sintetico per nutrirsi e i più bravi un biglietto per un talent show, per diventare protagonisti di quella tv che tutti gli altri guardano mentre pedalano.
Terzo episodio: un chip impiantato nella testa di ogni essere umano gli permette di registrare (e rivedere) ogni momento della sua vita. Perché le emozioni non si vivono al momento, si registrano e si (ri)guardano dopo. In tv o direttamente sulle lenti applicate agli occhi. Ma registrare tutto significa non dare ai ricordi il beneficio di annacquarsi un po’, di addolcirsi e magari di sparire, consentendo quel vivere (con gli altri e in coppia) più sopportabile. La vita è fatta anche di errori e scene sbagliate, che non vorresti più rivedere.

Black Mirror riflette (perdonate il gioco di parole) il nostro rapporto coi mezzi di (ri)produzione dell’immaginario, l’uso che ne facciamo e la nostra dipendenza da essi. Nel terzo episodio, l’ossessione del protagonista per la verità delle immagini finisce per distruggere il suo matrimonio. Nel primo episodio un atto sessuale “bestiale” è oggetto di curiosità tremenda, la stessa che spinge a vedere un incidente automobilistico mortale, o due persone che si picchiano durante un reality show. Nel secondo episodio, la rabbia di chi tenta di combattere il sistema viene fagocitata dal sistema stesso e ne diviene (una) modalità narrativa (mi viene in mente la nonnina italiana Annarella la cui iniziale rabbia genuina diviene soggetto narrativo dei mezzi di comunicazione che se ne appropriano, la sviliscono, la mercificano e la rivendono).

Tutti e tre gli episodi sono legati dalla impossibilità di spegnere (non si vuole #1, non si può #2, non ci si è mai pensato #3). Il pubblico televisivo che attende l’incontro col maiale (episodio 1), le persone che pedalano davanti a uno schermo (come in palestra) che non sono lasciate sole nemmeno nel chiuso dei loro alloggi (guardi la pubblicità o paghi una multa), i protagonisti del terzo episodio ossessionati dalla riproduzione/condivisione del ricordo, anche quello vissuto un momento prima, che passano le serate a richiamare file video personali da proiettare continuamente.

È davvero nera, questa era della condivisione di massa.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Black mirror, la nera condivisione di massa

  1. Pingback: Classifica di fine anno cinematografico | Percorsi diversi

  2. Buongiorno,

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