Moneyball, la rivincita dei narratori di storie

Moneyball, scritto da Aaron Sorkin e Steven Zaillian, diretto da Bennet Miller è un film fondamentale. Non per le cose che dice, né per l’originalità del soggetto (si parla di baseball, raccontato mille volte).
Moneyball, interpretato da uno dei migliori attori al mondo, Brad Pitt, non è nemmeno tanto importante come “film metafora”, sapete quali sono, no? Quelli che fingono di raccontarti la storia di un general manager di una squadra di baseball con pochi soldi da spendere per mega campagne acquisti, che con l’aiuto di un ciccio-nerd economista-tistico impara a guardare i giocatori per quello che possono dare alla squadra, non per il loro valore come singoli ma per il loro apporto alla squadra, e dà una (piccola) spallata al modo di costruire le squadre professionistiche. True story, come dicono i ragazzini.

No, Moneyball è un film fondamentale perché segna un altro punto, conquista un’altra base, in favore dei narratori di storie. Moneyball, parlando d’altro, ricorda a quelli come noi che amano queste cose americane, come si costruisce un film che esalti il pubblico (anche quello gné gné intellettuale) con la costruzione di un meccanismo narrativo perfetto. La storia prima del blue screen.
La rivincita degli sceneggiatori, dello script su (e prima di) tutto, cosa considerare quando cominciare a costruire una pellicola, l’equazione popolare tra la vecchia scuola, 50% sceneggiatura, 40% cast, 10% regia (“buona per fare in tempo a rovinare tutto”, Eastwood, cit.).

Ma non è sempre così. Perché se un film è scritto bene e ha un cast giusto, impossibile che venga male, anche sforzandosi. E Miller svolge il suo compito.

Moneyball ci racconta una storia, certo. Ma dietro di lei c’è un piccolo, straordinario avvertimento (The Social Network ne era stato anticipatore): i costruttori di storie sono tornati (1). Magari non vinceranno le World Series, però, diamine, ci andranno molto vicino.

(1) The Social Network: oltre 127 milioni di dollari, Moneyball: oltre 105 milioni di dollari (uscito da 4 mesi in USA, deve ancora fare buona parte di soldi europei), La talpa, uscito il 15 gennaio: già oltre 40 milioni di dollari. (Fonte: incassi worldwide – Boxofficemojo.com)
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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5 risposte a Moneyball, la rivincita dei narratori di storie

  1. Pingback: Classifica di fine anno cinematografico | Percorsi diversi

  2. Secondo me il problema era proprio la sceneggiatura, che il regista poi non ha saputo in alcun modo valorizzare: dialoghi estenuanti, privi di ritmo. Scene che si susseguono per inerzia, zero partecipazione, ma tutto confezionato a puntino per piacere ai palati patinati degli Academy!

    • Souffle ha detto:

      Ovviamente non sono d’accordo. ^^
      Uso il termine “ovviamente” perché quello che a me è piaciuto moltissimo è proprio lo script che il regista asseconda senza tradirlo.
      Grazie per il tuo commento e buona serata!

  3. emmeggì ha detto:

    Mi hai proprio incuriosito, un approccio di recensioe molto stimolante e interessante. Grazie!

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