Hesher, o del prendersi le proprie irresponsabilità

Quando sei in un momento di depressione, vedere un film come Hesher, del regista Spencer Susser, ti fa alzare il culo dalla sedia. Ed è quello di cui avevo bisogno.
Perdonate la volgarità ma entravo nello spirito del film. Consapevole che quando c’è da dire cazzo, si deve dire cazzo, non “caxxo”.

Il piccolo T.J. e suo padre Paul hanno perso la madre e anche la loro voglia di andare avanti. La nonna Piper Laurie fa quel che può per offrire un ottimismo svampito che non pare funzionare. La terapia di gruppo (ciao T.J. vuoi parlare di come è morta la mamma? No grazie) non funziona. Occorre una terapia d’urto. Quella di Hesher, uno sbandato che entra si installa in casa  di T.J., Paul e Grandma con la funzione narrativa di essere la parte scorretta, volgare, sincera fino alla maleducazione, dannatamente onesta, che ognuno di noi ovatta dietro batuffoli di politicamente corretto. Del resto se così facessimo saremmo un loner (un solitario) come Hesher. Le convenzioni sociali, la simpatia, un pizzico di ipocrisia e lo stare attenti a non urtare nemmeno una tazzina, aiutano ad incrementare gli inviti alle feste.

Ma non è quello che serve a T.J. e Paul. Per muovere il culo dal divano in cui Paul è sprofondato da mesi ci vuole qualcuno che ti dica in faccia chi sei, magari menandoti; per liberarsi del ricordo della madre occorre vedere rottamare l’auto che chiudeva l’ultimo sorriso di lei, prima del crash.

Hesher (Joseph Gordon Levitt è bravo ma non riesce a nascondere del tutto di essere un ragazzo educato), libero dai doveri della socialità e della correttezza politica (e animato da una reale volontà di aiutare, altrimenti la cosa non funziona), dietro i suoi finti tatuaggi, i capelli lunghi, il dito medio nel purè, l’ingozzarsi a tavola, le efficaci metafore sessuali per oratori che spara nei momenti giusti, lui, l’essere più irresponsabile che potresti trovare a vomitare sul tuo patio, ti inchioda alle tue responsabilità.

Hesher non è venuto a toglierti dai casini, non è lui che farà la barba a Paul o eviterà che T.J. finisca con la faccia nell’orinatoio scolastico. A Paul e T.J. serve tirare fuori l’Hesher dentro di loro, lasciarsi alle spalle l’apatia da dolore e andare avanti. To Move on, dicono gli americani popolo che adora le metafore. Qui il film poteva forse risparmiarsi lo spiegone for dummies, ma gli americani a queste cose ci tengono.

E alla fine se hai promesso alla nonna di fare una passeggiata con lei, porca puttana, ora fai quella dannata passeggiata.

Ah, nel film c’è anche Natalie Portman, magrissima commessa di un supermercato, la cui funzione narrativa dovrebbe essere di guardiano della soglia. La sua prima cottarella adulta, una persona che si occupa di lui e che poi lo delude e facendo questo lo aiuterà a crescere. Non è che lo script ne sentisse un forte bisogno.

Aiutato da quattro attori notevoli (su tutti il piccolo Devin Brochu) Susser, dirige sereno e scrive bene, senza ammicchi. Nonostante il linguaggio scurrile Hesher non è un film volgare, come quelle commedie che paiono riscuotere un successo notevole. Probabilmente c’è un solo modo per dire brutalmente a un altro cosa pensi di lui. Quello che conta è, naturalmente, il perché glielo dici. Ogni tanto avremmo bisogno di tirare fuori l’Hesher che è in noi.

Inutile dire che Hesher, uscito a maggio 2011 negli Stati Uniti ha incassato poco più di 382.000 dollari, a fronte di un budget dichiarato di 7 milioni (chiaramente aveva la R). 

Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2012 e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Hesher, o del prendersi le proprie irresponsabilità

  1. Souffle ha detto:

    Io sono più generoso di te. Per me è un film più che sufficiente. Non credo che Hesher sia sensibile, quantomeno nel senso più immediato. Credo che rifiuti di essere ipocrita, contaminato dalla correttezza politica o dalla necessità di essere animale sociale. Il contrasto tra l’apparire (agli altri e per gli altri) e l’essere (per se stessi) di Hesher prende qualche sbandata probabilmente, ma a mio parere regge.
    Buona serata Noodles.

  2. Noodles ha detto:

    Mah secondo me il vero potenziale del film è rimasto inespresso. L’idea era buona e non dico che il film sia proprio da buttare, ma proprio quell’aspetto che anche tu sottolineavi – e cioè l’apparente caos di Hesher che in realtà poi nasconde pur dietro una montagna di turpiloqui, un animo sensibile e bla bla – azzoppa parecchio il film.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...