Mamma mia Signora Thatcher!

Questo potrebbe essere il racconto di un film divorato da una attrice, uno di quei film che vai a vedere solo per ricordarti che esistono gli attori e quelli che fanno le faccine, che c’è una differenza tra chi si mette in mostra nascondendo il personaggio e chi è quel personaggio.

Ma siccome tutti ne hanno scritto in questo senso parlando della incredibile interpretazione di Meryl Streep, il racconto di The Iron Lady di Phyllida Lloyd comincia con un ragazzo che accompagna la sua ragazza a fare shopping. Mentre lei si prova felice montagne di vestiti lui sta catatonico seduto sul divanetto a giocare con suo i-phone desiderando di essere da un’altra parte. Il racconto prosegue con lo stesso ragazzo che porta la sua ragazza al pub per vedere la partita e se la dimentica su uno sgabello, urlando frasi sconnesse allo schermo televisivo dove si vedono correre senza un perché 22 uomini in pantaloncini. Lei ha la stessa faccia catatonica che aveva lui e, annoiatissima, forse leggermente infastidita, si controlla le unghie per l’ennesima volta.

In entrambe le situazioni sia la ragazza, sia il ragazzo non riescono a capire come mai il partner non si sia riuscito a divertire.

Immaginate poi un maschio etero in una stanza con 5 o 6 maschi gay che non fanno altro che parlare di Madonna, sviscerandone la carriera in tutte le sue declinazioni. 

L’operazione che la regista ha fatto (non) raccontando la storia della prima donna che diventa Premier in Europa, è stata quella di usare la Storia, badando bene che non disturbasse troppo, per fare un film femminile, e un po’ femminista. Ho letto in giro che la regia è assente, ma a mio parere è fin troppo presente. Tanto la Streep ci fa dimenticare se stessa diventando la Thatcher, quanto Phyllida Lloyd ci ricorda ad ogni inquadratura – ingenua, pedestre, basica, elementare – il suo assunto, la sua necessità.

Probabilmente un’altra regista avrebbe raccontato la storia della Lady di ferro con un’ottica maschile, avrebbe fatto probabilmente un film virile, tanto da fare esclamare ai maschietti in sala “che donna con le palle” (la massima espressione della affermazione del potere del maschio sulla femmina). Vedi le brave Bigelow, Danes (donne/uomo che consentono al maschio di sublimare la sua voglia di trans). 
Alla regista invece, è interessato usare, nella storia della Thatcher, un certo cöté femminile prima ancora che femminista (Maggie non rinuncia nemmeno per un istante ad essere donna, moglie e madre), l’urgenza di affermare che quella donna è stata una eccezione (l’inquadratura delle sole scarpe coi tacchi in mezzo a un mare di scarpe maschili) e che oggi siamo allo stesso punto di ieri, le donne non hanno spazio nel mondo maschile (1).

Certo, la Lloyd non è difendibile (e quindi ancora più attaccabile da chi detesta questa tipologia di film) ma, per quanto un po’ annoiati, come il ragazzo nel negozio di vestiti o la ragazza al pub dove si vede la partita, per la sua operazione, comprendiamo la sua necessità per la regista.

Quando sentiamo nelle redazioni “alla fine, le donne non capiscono nulla di cinema”, quando quel tale servizio lo si assegna alla femmina perché il maschio si rifiuta, quando i direttori (di)mostrano la loro virilità umiliando le redattrici, quando nella comunicazione commerciale, nella conversazione a tavola, nelle battute dei presunti blog di satira, la donna si ritrova a essere, sempre, oggetto e non soggetto, comprendiamo operazioni come quella della Lloyd, inevitabilmente destinate al naufragio.

Questo non giustifica un film piuttosto debole, naturalmente. Ma questo, si è detto, non era il racconto di The Iron Lady, si parlava di tutt’altro.

(1) E peraltro, non lo ebbero nemmeno nei vari Gabinetti guidati dalla Thatcher dal 1979 al 1990. Una sola donna figurò tra i Ministri.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2012, critica, maschi e femmine, meryl streep e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Mamma mia Signora Thatcher!

  1. Souffle ha detto:

    Noodles: Beh, no in effetti se avesse solo il pubblico gay non avrebbe venduto così tanto. La tua citazione delle Iene è giustissima (e peraltro mi sono sempre chiesto quale altro sceneggiatore avrebbe avuto una idea di questo tipo), ma in verità mi riferivo al fatto che è assai difficile trovare un ragazzo gay che non adori Madonna. Ma non solo adori, ne conosca a menadito la filmografia. Siamo in pochi a sapere poco o nulla di lei. E mi riferivo in particolare ad un episodio reale di un povero etero trascinato in un discorso di cui non sapeva nulla. Poi naturalmente ci sono tanti etero che la amano. Ma devo ancora vederla nella vita reale una serata di etero che discutono della carriera della signora Ciccone. 🙂
    Buona giornata!

  2. Noodles ha detto:

    ehi non riduciamo Madonna a un puro fenomeno gay! Mi è capitato più volte di sviscerare la sua carriera con amici che amano le donne (ho visto fincher da poco). 😛
    Per non parlare degli scagnozzi di tarantino… ^^

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