1000 di questi FilmTv

Quando 20 anni fa comprai il primo numero di FilmTv, un po’ stufo come alcuni amici della piega che aveva preso Ciak, fu immediato amore. Si trattava di una rivista indubbiamente cinefila, sorprendente, pareva costruita all’arrembaggio, con il fiato dei tipografi sul collo.

Si sa, quando si hanno 20 anni tutto sembra più bello di come in realtà fosse. Sarà anche così ma non riesco a dimenticare quella rivista, a volte dimessa nella grafica, nello sprizzare un entusiasmo adolescente ed editorialmente a volte ingenuo, ma ricca di sapidità per la varietà delle posizioni dei suoi collaboratori, lasciati liberi di scorrazzare tra idee e parole da una direzione volutamente non troppo attenta. In più si trattava del primo settimanale di cinema.

Una libertà del genere, uno spirito libero e “fuori mercato” delle idee all’ingrosso, non poteva vivere nel mercato editoriale. A questo si unì una gestione managaeriale della proprietà della rivista che non aiutò e FilmTv si trovò a cambiare rotta e direttore.

L’obiezione che viene fatta è che la rivista era abbandonata a se stessa, che non si rinnovava (come del resto altre riviste “cinefile”) e che occorreva dare una svolta che significava uscire dalla nicchia e rivolgersi a un mercato più vasto. Così è stato fatto.

Ho comprato FilmTV fino ai primi mesi del 2008, quando Emanuela Martini al timone da oltre 10 anni (spiace non trovare nemmeno un ricordo nel numero 1000) e altri collaboratori lasciarono la rivista.

Il mio non fu un atteggiamento per partito preso. Sapevo che con la direzione di Fittante la rivista da femminile, attenta e curiosa alle diversità del cinema e della vita, sarebbe divenuta maschia per la felicità di tutti quei lettori che trovavano “inquietante” Pier Maria Bocchi e volevano una rivista che senza menate cinefile parlasse al lettorato dominante.

Per dire, la guida morale della rivista è Clint Eastwood. Fose stata Ezio Alberione avremmo avuto un altro tipo di giornale.

Furono un po’ antipatiche le vicende del cambio di direzione e il tono con cui Fittante si presentò ai lettori. E quel “avremo nuovi collaboratori (e collaboratrici)” scritto in questo modo già prefigurava un atteggiamento verso le donne della redazione in qualche misura diverso da quello precedente.
Ricordo il biasimo di molti amici cinefili per quell’editoriale infelice (non l’unico se si pensa all’infortunio polemico con gli edicolanti).

Le conferme arrivarono con i numeri successivi. Era – parlo per me – scomparso quel piacere della lettura che mi aveva accompagnato per più di 15 anni.

Si era passati da un FilmTv/Vanity Fair a un FilmTv/GQ. Che ci sta, è in linea col mercato (i “cinefili” sono uomini) ma non è più il mio giornale.

A merito di Fittante va detto che ha riportato in carreggiata una rivista che stava affogando nella sua nicchia, ha assunto diversi giovani, ha fatto crescere il pubblico catturando quel popolo generalista di cui la rivista aveva bisogno per sopravvivere.
Manca forse quel multisguardo che c’era prima, manca un Bocchi, qualcuno che possa vedere film diversi da quelli che vede Giona A. Nazzaro o gli stessi ma raccontandoli con uno sguardo diverso opinioni diverse e un occhio attento ad altre cose. Ecco, manca uno sguardo diverso.

Oggi non potrebbe più comparire la recensione di film porno (memorabile pezzo di Bocchi volutamente provocatorio che scatenò le ire di molti lettori) e Alverman che si occupa di televisione non ha la sapidità e il background culturale di De Marinis. Labranca si è attirato spesso le antipatie dei lettori e si offre solo ogni tanto.

In questo speciale n. 1000 si indicano i 10 nuovi volti attoriali su cui scommettere: 7 sono donne e 3 uomini.

La locandina in regalo in questo numero è il manifesto italiano di La vera gola profonda, un film di cui oramai si potrebbe parlare nei salotti tv. E il box “A luci rosse” che ci offre altri esempi di porno al cinema citando Lars Von Trier, giustamente (ma dimenticando che la sua casa di produzione ha sfornato anche porno gay non solo etero), tralascia chi da anni fa una battaglia estetica e politica sullo “sdoganamento del cinema porno, e cioè Bruce LaBruce.

Il marchio della rivista rimane lo spazio dedicato ai palinsesti, unico nel suo genere. Oggi forse ha meno senso di ieri, ma il valore aggiunto più che nel “cosa vediamo stasera” sta nelle brevi note per ogni film, spesso più efficaci di una lunga recensione.

Lo spazio dedicato ai lettori, omaggiandoli di una pagina per le loro recensioni (tratte dal sito Film.tv.it) è stata una grande invenzione di Fittante, occorre dirlo, un esercizio di (finta) democrazia in grado di fidelizzare il lettore e creare un legame con il sito di FilmTv che in passato non dialogava con la rivista. E apre la questione sulla (in)utilità della critica professionale. Toglie l’aura che circonda chi scrive di cinema e viene pagato per farlo, e apre una breccia anarchica tutta da verificare.

Sui lettori. In 20 anni è cambiato il modo di vedere il cinema ed è cambiata la società. A leggere il sito di FilmTv e le lettere dei lettori (letture sporadiche e sicuramente parziali, metto le mani avanti) mi pare che però il pubblico non sia cambiato. Speravo che i 20enni che navigano sul sito della rivista e scrivono al giornale, i suoi lettori giovani fossero più liberi di come lo eravamo noi negli anni ’90, schiacciati dalla impossibilità della visione, dalla speranza che uscisse il vhs, che Vieri Razzini o Enrico Ghezzi ci facessero vedere cose mai viste. Oggi che l’accesso è praticamente a tutto, il conservatorismo reazionario di questi giovani, che in fondo non dispiace al Direttore, pare più vecchio di noi che alla loro età sfogliavamo il primo numero di FilmTv.

Mi si dice – con qualche ragione – che FilmTv rispetto al suo passato, ha saputo miscelare pagine “cinefile” con contenuti più leggeri. E questo è un indubbio suo merito.
Ma, come si dice dei film, non è solo quello che racconti che importa, è come lo racconti, che impronta decidi di dare al tutto. Un po’ come il tono che si usa quando si risponde ai lettori.
E il tono del mio FilmTv era più pink, più punk.
Conosco diverse persone che lavorano a FilmTv. Sono tutte persone deliziose e alcune di loro sono anche appassionati e competenti, e scrivono molto bene.

Rimane quella (tutta mia) generale insoddisfazione, quella sensazione, tutta di pancia che corre verso la testa, di una scomparsa empatia. FilmTv non mi parla più.

Detto questo, lunga vita a FilmTv, ai suoi collaboratori e ai suoi lettori, sempre più numerosi. E buon viaggio verso altri 1.000 numeri.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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