Young adult, i 40 sono solo l’inizio

Avete mai pensato che la provincia con la sua ipocrisia, la mentalità chiusa, il non c’è nulla da fare se non andare al solito bar per le solite chiacchiere con le solite facce, sia meglio della città dove sei davvero libero di essere chi vuoi essere, hai mille stimoli culturali e seppure la fraternità non sia al primo posto tra le opzioni dei tuoi vicini, hai tutte le possibilità per vivere davvero?

Noi no, ma Mavis Gray ci crede, dopo un divorzio e una carriera di ghost writer di libri per giovani adulti in declino, ha idea che tornare a casa, Mercury, Minnesota, nello squallore che aveva abbandonato anni prima, per (ri)cominciare la sua vita, sia la soluzione, una ripartenza che quando si è verso i 40 molti considerano possibile. 
Ora ho più esperienza, gli errori fatti non li rifarei, ah! se avessi ancora 25 anni con la maturità dei 40!
Cosa cerca Mavis, tornando nel suo paesino vicino a Minneapolis? La famiglia che non è riuscita a costruire? Il figlio che non ha mai avuto? La casetta con la staccionata bianca e i bambini che giocano sul prato? E magari fare il tutto con la vecchia fiamma del liceo, che ora si è sposato e ha una figlia?
Diablo Cody, che scrive il film pensando un po’ a se stessa (che poi è la cosa migliore se si ha un talento non enorme, raccontare la nostra vita) usando ma non abusando di stereotipi consolidati, non riesce a sviare l’attenzione del pubblico più attento da quello che vuole dire, e che poi la nostra Mavis capisce nel prefinale, e cioè: ma vaffanculo a voi e alla vostra vita di provincia.
La Cody che evidentemente detesta quel mondo che ha lasciato senza (troppi) rimpianti, rende poco attraenti le opzioni che si presentano a Mavis, costruendole intorno la strada verso la banale consapevolezza che c’è chi è nato per fare figli e affondare nella casetta col prato e la staccionata, c’è chi è fatto per le cene precotte in appartamenti in disordine, le serate nel rutilante mondo dell’editoria e la grande città che rischia ogni minuto di divorarti, ma Dio se ti fa sentire viva.
Non che Mavis non debba prima rendersi ridicola, tentare di sedurre la vecchia fiamma finendo per troieggiare un po’ troppo, annegare nell’alcol per quel romanzetto rosa per adolescenti che non riesce proprio a (ri)scrivere.
Ma Reitman alla regia e Cody alla scrittura insieme alla fotografia che dice tutto di Eric Steelberg, non fanno tante concessioni all’etica ed estetica del fallimento. Mavis Gray non è una fallita, è solo che ci mette un po’ a capirlo.
Il suo diventare adulti è realizzare che la famiglia, i figli, la noiosa tranquillità dei sobborghi non le appartengono.
E sia lodata la Cody per non cadere nella trappola del perdono conciliatorio. No, Mavis li detesta tutti, nel punto più alto del suo infantilismo ha rovinato il battesimo della figlia del suo sogno infranto del liceo, ma da lì è tutta discesa, o meglio: risalita verso la consapevolezza di sé. Lei vale e lo sa.

Passa la notte da un ex compagno di scuola, quello sciancato e brutto, cinico come lei ma come lei consapevole del suo valore.
Lo straordinario ribaltamento. La più bella del liceo che si dà al “perdente”, e qui la metafora è un po’ più scoperta. Quando si è adulti si va oltre il fisico e l’attrazione non risponde solo a curve e spalle larghe. 
In quel sesso che più che lussuria è incontro di anime che in contesti geografici e culturali diversi, in fondo sono simili, inizia la risalita per Mavis, senza cedute a quella fraternità di provincia che non e appartiene.
Il mattino dopo fa colazione con la sorella del compagno di liceo. Ed è da questa ragazza che da sempre ammirava la più in gamba della scuola, che Mavis riceve conferma di quanto vale. E quando la donna le chiede piena di speranza di portarla con sé a Minneapolis, Mavis, con la gratitudine di un sasso chiosa “Mia cara, il tuo posto è qui”. E possiamo abbandonarci felici ai titoli di coda ringraziando Charlize Theron per la sua bella interpretazione. 

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2012, infanzia, maschi e femmine, scrittura e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Young adult, i 40 sono solo l’inizio

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  2. Souffle ha detto:

    sì, il film è stato poco in giro, schiacciato da altre programmazioni. Buona Pasqua anche a te! ^^

  3. laulilla ha detto:

    mi hai fatto venir voglia di vederlo; qui a Torino è passato con la rapidità di una meteora! Semmai ricorrerò al DVD. Buona Pasqua!

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