Person of interest, c’è altro dietro il procedurale

Ora che si è chiusa possiamo dirlo. Person of interest è stato uno degli esordi migliori della stagione televisiva americana (ora è arrivata anche in Italia).
Ingiustamente trascurata dal culto mediatico che ha raccolto immeritatamente Alcatraz, Person of interest si è conquistata l’affetto della nicchia che ama i procedurali con qualcosa in più.
Un abbaglio, questo per Person of interest che toccò anni fa a Southland (giunto alla quarta stagione) una delle serie poliziesche più interessanti.

Non abbiamo citato Alcatraz a caso naturalmente. Come la serie della Fox, anche dietro Person of interest (Cbs) c’è J.J. Abrams, l’uomo che ha avuto una sola idea ma è stato capace di splittarla ovunque.
Mentre di Alcatraz Abrams era produttore, di quest’ultima serie è anche autore del soggetto insieme a Jonathan Nolan (fratello di).
Il marchio c’è e si vede subito. Alcatraz ci annunciava che quello che sapevamo del popolare carcere e di come si era chiuso nel 1963 non era vero, Person of interest si apre con l’inquietante “You are being watched” . Siete tutti osservati.
Harold Finch, un signore elegante e misterioso, ovviamente zoppicante, mago dell’informatica ha creato una potentissimo computer antiterrorismo per il Governo. La macchina (The Machine) scovava anche crimini che coinvolgevano persone comuni, anche se questo aspetto non interessava Washington. Così lui ha deciso di essere Dio, ed agire per proteggere le vittime e assicurare i criminali alla giustizia. Per farlo si serve di un ex agente segreto, John Reese, che fugge da una vita che non gli appartiene (più). Due loner e in parte looser. Le persone da aiutare vengono “chiamate” dalla macchina che fornisce semplicemente un numero di previdenza sociale. Le vittime o i carnefici vengono sorvegliati fino all’intervento risolutore, con(tro) o senza l’intervento della polizia.

Ogni episodio un nuovo numero, una nuova storia da raccontare, come si diceva nei polizieschi anni ’70. Il rischio “procedurale” tanto odiato dal pubblico giovane, c’era. Così come era evidente il pericolo che il meccanismo diventasse ripetitivo.
Person of  interest che invece si è portata a casa 23 episodi costruendo nel corso delle puntante un rovesciamento di interesse. Chi spiava viene spiato, e il segreto della “macchina” non è più al sicuro. La “macchina” da espediente narrativo per il poliziesco, da motore della storia (fornisce un nuovo social security number e parte un nuovo episodio) è divenuta, nel sorprendente finale, personaggio, cui ci si rivolge direttamente. Lo sguardo  in camera di John Reese segna lo spostamento di sguardo,  l’uomo torna al centro dell’azione e dice alla macchina quello che deve fare.
La straordinarietà di Person of interest è stata quella di usare lo schema del procedurale per farne centro di riflessioni metafisiche sul diritto di modificare la Storia, gli eventi, intervenendo nella privacy delle persone e salvando vite che non verrebbero salvate. Sottilmente, episodio dopo episodio, si insinua il dubbio. Se la violazione del IV emendamento era forse giustificata dalla prevenzione del terrorismo, si può sacrificare il diritto alla riservatezza per prevenire il crimine comune? E, sopratutto, lo si può fare fuori dalle istituzioni? Insomma i grandi temi che appassionano molto gli americani: farsi giustizia da sé, fine giusto con mezzi sbagliati, l’essere controllati, il potere di “sentirsi Dio”.

Infine, una riflessione laterale ma presente sottopelle, a mio parere in tutta la serie. Ha senso ancora lamentare (lamentarsi) una violazione della privacy, quando costantemente vi rinunciamo nel nostro rapporto quotidiano coi social media?

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Person of interest, c’è altro dietro il procedurale

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  2. Souffle ha detto:

    @Noodles: infatti. Eheh. Non vedo l’ora che cominci la nuova stagione! Buona serata.
    @emmegi: dai, allora recuperala! 🙂 Buona serata
    Grazie di essere passati.

  3. emmeggì ha detto:

    m’hai incuriosito!

  4. Noodles ha detto:

    Una delle più grandi sorpresa della passata stagione. Concordo con la tua recensione. Un falso procedurale camuffato benissimo. C’è qualche faciloneria, ma è di quelle stabilite all’inizio, come patto tra spettatore e autori e quindi ci va benissimo.
    A volte è strano come vanno queste cose. Il tanto strombazzato Alcatraz s’è rivelato una mezza ciofeca e un vero procedurale noioso e questo che è arrivato in sordina ha finito per dominare.

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