La guerra è dichiarata, combattere la malattia è una gara di fondo

Perché è successo a noi?
Perché noi siamo in grado di superarlo

Quello che è successo a Valérie  Donzelli (attrice e regista) e al compagno (ora ex) Jérémie Elkaïm (attore) è tragico e straordinario insieme. Si conoscono, si amano fanno un figlio che dopo poco più di un anno scoprono ammalato gravemente. La decisione di mettere in scena un dramma reale vissuto da i veri protagonisti, per l’occasione ribattezzatisi Romeo e Gulietta per amor di metafora, è rischiosissima.

Il pietismo è dietro l’angolo, la spettacolarizzazione del racconto, il cinema programmaticamente piegato all’etica ed estetica del dolore che, paradossalmente tolgono autenticità a una vicenda che invece è verissima, sono tutte trappole in cui si rischia di cadere, specie se il coinvolgimento personale nel dramma riguarda la regista (Donzelli) e gli attori (la stessa Donzelli e Elkaïm).

Il piccolo miracolo di La guerra è dichiarata (La guerre est déclarée) sta proprio nella incoscienza delle modalità del racconto di questa tragedia, la capacità dello script e della regia di sfuggire al melodramma e agli isterismi del dolore, di aggirare il kitsch di inquadrature stereotipate (il bacio con sfondo di fontana, la scena davanti all’oceano), di evitare scene madri attraverso sfacciata naturalezza, cinismo, umorismo, realismo, forza, ingenuità e freschezza da nouvelle vague.

Una volta che la guerra di fronte a un male improvviso è dichiarata, occorre resistere come in una gara di fondo (magnifiche le sequenze che alternano le visite in ospedale al piccolo Adam con le corse nel parco dei genitori). 

Se la voce fuori campo ci porta fuori suona antinaturalistica, l’uso della macchina da presa, la fotografia del documentarista Sébastien Buchmann ci avvicina al cinéma vérité in un abile gioco che tende a non forzare il coinvolgimento emotivo dello spettatore tramite facili effetti ma a lasciare che egli si avviluppi alla vicenda di Adam e dei suoi genitori con una empatia frutto di adesione spontanea alla verità delle scelte di ripresa, delle inquadrature mai ridondanti e mai disallineate rispetto al narrato. 

Senza rinunciare a fare cinema (il suo personalissimo e delizioso cinema) la Donzelli ci racconta una storia vera, senza che quel “vera” suoni smaccatamente falso come nel cinema americano.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a La guerra è dichiarata, combattere la malattia è una gara di fondo

  1. Souffle ha detto:

    Del tutto d’accordo. Spero che abbia il successo che merita. ^^ Buona serata e grazie di essere passata.

  2. Sara Marmifero ha detto:

    Un grandissimo film! il migliore tra quelli che ho visto attualmente in sala

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