Abbiamo comprato uno zoo! Whatever

Ci sono film rassicuranti, da pomeriggio su Rete4, quelli che si guardava da adolescenti la domenica d’estate, sperando di essere colti rapidamente dal sonno, quelli che anni dopo ti dici ah!, quanto poco valore di dava al tempo quando si era ragazzini per perderlo dietro  quello sfoggio di valori distanti miglia marine dai tuoi.
We bought a zoo, tradotto dai nostri efficienti uomini marketing italiani come La mia vita è uno zoo (titolo che svilisce ulteriormente una pellicola già avvilente) racconta di Benjamin Mee (Matt Damon) che cambia vita dopo la morte della moglie e nel fare il classico, americano “move on”, cambia casa e capita in uno zoo, che rimetterà a posto scoprendo come impegnarsi in qualcosa in cui si crede possa fare superare anche i dolori peggiori.
Lo accompagnano nell’impresa due figli, maschio e femmina. Il primo appena 14enne è nel momento della ribellione (whatever è la sua risposta a tutto) non si capisce con il padre che pare mostrare più affetto per la piccolina di casa, ingenua entusiasta della nuova avventura.
Arrivati allo zoo, scopertolo in abbandono, come dei veri americani occorre metterlo a posto (fix it), con l’aiuto del personale freak dello zoo (“comprato” insieme allo stabile, naturalmente). Come naturalmente a capo dei guardiani c’è una donna, la nostra Scarlet, e indovinate come va a finire tra Matt, vedovo inconsolabile, e Scarlet?
E c’è anche una delle sorelle Fanning (Elle), 15enne. Indovinate come va a finire tra il figlio del nostro Benjamin – ragazzino carino e ribelle che naturalmente ha una vena artistica come tutte le anime solitarie e sa disegnare da dio – e la ragazzina?

Aria puzzolente di vecchio conservatorismo americano genere “guerra del golfo” (se sei convinto di fare la cosa giusta, niente ti può fermare). Sì, tipo la guerra in Iraq.

Too much formula and not enough human interest, chiosa il nostro Roger Ebert. E come non dargli ragione? Va bene lavorare su stereotipi narrativi consolidati – e Cameron Crowe, regista di mestiere, conosce il manuale – però metterci un po’ di coinvolgimento avrebbe giovato ad una pellicola che dura oltre due ore e che dopo 40 minuti vorresti fosse già finita (e in realtà è già finita).
Meglio forse leggersi la storia vera di Benjamin Mee e famiglia, inglesi, non americani, che lo zoo lo rimisero a posto davvero, in due anni, non in due settimane, e lo tennero aperto (ha chiuso nel 1986), vivendo la loro avventura nel Devon. 

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2012 e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Abbiamo comprato uno zoo! Whatever

  1. Souffle ha detto:

    eh, Ebert sa come riassumere. ^^ Buona serata Noodles e grazie di essere passato

  2. Noodles ha detto:

    A me è piaciuto un po’ di più, insomma gliela do la sufficienza, ma i dubbi che sollevi sono condivisibilissimi. un po’ troppa retorica del dolore e alcune battute talmente melense che nn si possono ascoltare. schema molto topico, forse troppo, la chiosa di Ebert lo dice meglio di qualsiasi altra frase mi salti in mente. Eppure non m’è spiaciuto, insomma niente di nuovo ma passabile.

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