Bella addormentata, mezzo Bellocchio

Partire da un caso di cronaca per allargarlo a una riflessione sulla morte e sulla vita, sul desiderio di vivere e sopratutto su quello di morire e sulle scelte (da che parte stare), è un azzardo per il narratore, perché la cronaca rischia di mangiarsi la storia.

Bella addormentata, ultimo film di Marco Bellocchio non ha avuto il coraggio di Vincere, film precedente del regista in cui storia e Storia si fondevano mirabilmente sotto il segno del cinema, pura potenza visiva che non aveva necessità di essere pedantemente e pedagogicamente verbalizzata.

Forse, azzardiamo, perché mentre la figura di Mussolini era per così dire, consolidata nel giudizio storico e politico tanto “storicizzata” da superare polemiche spicciole, quella di Eluana Englaro, motore del film e onnipresente sfondo delle storie che il regista racconta (il senatore laico e la figlia pro-vita, la grande attrice che lascia tutto per assistere la figlia in coma, il giovane attivista ateo matto e il fratello buono che si innamora della ragazza religiosa, il medico che salva la tossica), ancora troppo fresca, troppo consegnata alla cronaca giornalistica invece che al saggio storico.

Questo ha nuociuto  al film e anche alla discussione sul film, che è laterale ovviamente ma siccome il film vive nel rapporto con il pubblico (checché ne dicano i critici) è evidente che il film è anche il film come percepito dal pubblico.

Eutanasia, accanimento terapeutico, discussione su (quando) darsi la morte o farsela dare, chi decide quando staccare la spina, sono temi così forti, importanti, decisivi, che avevano bisogno di una presa di posizione, visiva prima che verbale, altrettanto forte.

Bellocchio non pare essersi fidato abbastanza del suo occhio, consegnandosi o alle troppo facili caricature visive – la rappresentazione dei Senatori berlusconiani, la foto di gruppo con alle spalle le immagini della propaganda – o a troppo verbose discussioni in cui i punti di vista in gioco fossero chiaramente espressi quasi ci trovassimo in un dibattito televisivo (il dialogo tra il medico e la tossica che vuole suicidarsi perché la sua vita “non vale un cazzo”).

Laddove il regista ritrova spessore è nella storia della grande attrice (una formidabile Huppert) che cerca nella religione le risposte che probabilmente non troverà . Qui, complice una vera grande attrice, la mdp di Bellocchio si muove sinuosa e complice, le inquadrature acquistano potenza politica, lo sguardo è lucido e limpido e si fa grande cinema. Il primo piano della donna mentre la televisione dà l’annuncio della morte di Eluana è il cinema di Bellocchio che avremmo voluto per tutto il film.

O ancora quando il dubbioso senatore di centro-destra (Toni Servillo, misurato) si confida con lo psicologo Herlitzka in una sauna, luogo che mi ha ricordato gli antri di Todo Modo, dove i notabili democristiani facevano gli esercizi spirituali tessendo trame e alleanze.

Un elemento di sicuro interesse della pellicola, a mio parere, forse il più facile da raccontare, è questo. Chi si trova coinvolto nella difesa di grossi principi o ideali, spesso perde di vista il quotidiano, il sé. Maria, la figlia del senatore, mostra più affetto per la sconosciuta Englaro che per il padre che sta vivendo una crisi morale. La grande attrice è completamente persa per la figlia in coma da non mostrare alcun interesse per il figlio che vuole emularla, l’attivista laico ha il sacro furore delle battaglie giuste da combattere da non accorgersi che la più importante è quella per la sua salute mentale. Si stacca dalle altre la storia del medico che salva la tossica cui è affidata la prolissa dichiarazione “politica” del film e un finale che appare tanto positivo quanto leggermente posticcio.

Non si può chiudere senza segnalare un elemento di criticità del film: il casting. Se la Huppert, Servillo e Herlitzka danno, chi al massimo, chi in modo automatico, grandi prove di attore, il resto del cast, in particolare quello maschile, risulta meno convincente. In particolare Brenno Placido che è il figlio della grande attrice che sogna di emularla che è solo “quello che fa l’attore cane”, è proprio cane. Un cast meglio scelto avrebbe giovato al film.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a Bella addormentata, mezzo Bellocchio

  1. laulilla ha detto:

    Grazie, quello che mi hai scritto mi ha indotto a qualche ulteriore riflessione che puoi vedere fra le mie risposte, se vuoi. Buon pomeriggio

  2. Souffle ha detto:

    A me invece la Huppert ha convinto, senza essere d’accordo col suo personaggio, problema che non mi pongo quasi mai.
    A differenza di Vincere, questo film risente di una vicenda ancora molto, troppo “fresca” dal punto di vista storico che finisce per mangiarsi la storia. C’è poi il tentativo del regista di fare tentativo di mediazione tra gli opposti furori, e questa mediazione, difficile, non gli è riuscita. Il peccato maggiore però è la qualità della scrittura, l’eccesso di verbalizzazione, e una volontà di mediare attraverso la comprensione dell’altro, che al regista non è riuscita forse perché né lui né noi siamo pronti.
    Un saluto e grazie di essere passata.

  3. laulilla ha detto:

    Non mi ha convinta l’episodio della Huppert, la cui religiosità è un misto di ateismo superstizioso e autoritarismo fanatico, che mi ha anzi molto infastidita, ma per il resto sottoscrivo il tuo post, molto ben scritto come sempre. Ti dirò che anch’io avevo molto apprezzato Vincere e che in questo film speravo di ritrovare un po’ di quel drammatico e visionario modo di raccontare, che, pure, restava fedelissimo alla cronaca. Qui forse è possibile trovare il miglior Bellocchio e forse non è un caso che l’episodio più significativo del film, almeno per me, sia quello del senatore, il più legato alla realtà storico-politica del caso Englaro, che non esclude però, anche una grande capacità immaginativa e visionaria. Se mi lasci un giudizio sulla mia recensione, mi fai piacere.

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