Magic Mike, non ballano solo i ragazzi, anche lo script

Il pubblico ne sa sempre di più dell’ufficio marketing. Magic Mike il nuovo successo commerciale di Steven Soderbergh ha incassato più di 150 milioni di dollari (ne è costati 7) e ha visto affollare i cinema non di sole donne (*), come l’assatanato pubblico del club diretto da Matthew McConaughey. In Italia la Lucky Red ha deciso di lanciarlo come “commedia romantica per donne”, cosa che non ha impedito al film di avere un pubblico più largo, e fa un po’ torto al tentativo del regista, non troppo riuscito (ma non è questo il problema), di costruire una favola morale sui soldi facili, sull’etica del lavoro, sulla fiducia.

Oltre alle coreografie messe in scena dai ragazzi protagonisti – tutti manzi etero da copertina cui il regista non concede giustamente neanche un briciolo di bromance – c’era di più. Nelle ambizioni di Soderbergh, nelle idee che comunque si vedono in uno script annacquato da troppe facili scorciatoie per un pubblico che non desidera riflettere ma solo urlare e infilare i soldi nei perizoma degli stripper, c’era la volontà di dare sostanza a una architettura narrativa fatta di iniziazione, crescita, “padri” abbandonati dai figli e figli che abbandonano padri, avidità e facile successo. Sarebbe potuto essere un formidabile western metropolitano senz’armi.

Il giovane Kid (il fisicamente splendido Alex Pettyfer) si imbatte nel navigato Mike (Channing Tatum, forma fisica invidiabile, limitata capacità di veicolare emozioni) che lo prende sotto la sua ala e gli fa scoprire un modo di soldi facili, scopate facili, successi facili. Ma è davvero così facile?

Lo stesso Mike era stato iniziato al mestiere da Dallas: il titolare del club di spogliarellisti  (tutte figure ai limiti dell’abbozzo) promette al nostro protagonista, che sogna per sé un futuro da designer di mobili, di essere presto soci alla pari. Menzogna presto chiara, in questo mondo di ladri.

Gli ingredienti ci sono tutti e anche forti. Il lavoro manuale e artigiano (la costruzione di cose reali, tangibili) contro l’effimero e volatile, i soldi facili che portano problemi contro l’etica del risparmio, la maturità contro la giovinezza, i padri (putativi) contro i figli, la storia d’amore contro il sesso di una notte.

Ma il meccanismo narrativo si inceppa più volte. Soderbergh ci offre le premesse per una storia affettiva tra i due protagonisti ma rimane in superficie senza farne decollare i contrasti (ed è pertanto abbastanza inspiegabile che Mike paghi i debiti del “Kid” con tutti i suoi risparmi). Anche la storia speculare “padre-figlio” tra Dallas (decisamente il personaggio più di spessore del film cui McConaughey offre una interpretazione notevole) e Mike, ha una potenzialità che affiora senza mai dare forza giustificativa alle scelte dei personaggi, credibilità ai comportamenti, coinvolgimento.
Tutto il film sembra navigare nella superficie alcolica ed eccitata del pubblico femminile che assiste agli spogliarelli, desideroso non di sapere cosa c’è dentro i personaggi che sono sul palco, ma solo, superficialmente, cosa c’è sotto. Anche questo, però, solo per una breve occhiata superficiale. Gli urletti e gli entusiasmi da punto G in fremito paiono essere più un dovere (ho appena fatto 21 anni e mi devo ubriacare) che un piacere.

Riesce però Soderbergh a infilare un “ending” per nulla happy. I soldi facili sembrano vincere su risparmio ed etica, il “vecchio” è sostituito senza rimpianti con il ragazzino e l’ex stripper che cambia vita per amore si ritrova senza un soldo e senza un (vero) futuro.

Se si gratta la crosta “romantica” si intravede un finale amaro che Soderbergh fa di tutto per nascondere, ma c’è, sotto il sole della Florida.

(*) Anche se è vero che nel weekend di apertura in USA il 73% del pubblico era femminile e la prima campagna stampa per il film è stata targettizzata tutta in quel senso, la Warner ha subito cambiato rotta con nuovi trailer accortasi del forte interesse della comunità gay.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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