Il matrimonio che vorrei, la Meryl che vogliamo

C’è da sempre un grosso equivoco su Meryl Streep. La si vorrebbe, i cinefili la vorrebbero, attrice intellettuale, colta, impegnata, che negli ultimi anni si sta divertendo a interpretare ruoli improbabili in film impossibili.
In realtà Meryl Streep è una attrice professionista, piuttosto brava, che se le piace un ruolo, se un personaggio la diverte, accetta di farlo. Punto. E lo fa al meglio delle sue capacità. Cioè sempre al massimo. Ed è capace sia nei ruoli drammatici, quelli che deliziano i critici e fanno piovere premi, sia in quelli da commedia(nte) che deliziano me e buona parte del pubblico. 
Nessuno che abbia mai lodato abbastanza la precisione della recitazione in She-Devil, la straordinaria performance nel dramedy Postcard from the Edge, o quella nel pazzo Death Becomes Her.
Meryl è capace di tutto, si dice tra noi fan. Mai avrei pensato di ritrovarla in ginocchio tra le gambe di Tommy Lee Jones in questo Il matrimonio che vorrei (Hope Springs).
Il matrimonio che vorrei sembra frutto di un clamoroso errore di casting, un film messo insieme per contratto più che per convinzione. 
Tommy Lee Jones imbranato marito di provincia che dopo 30 anni di matrimonio ritiene di avere dato tutto alla coppia e vuole solo addormentarsi davanti alla televisione e mangiare la stessa colazione tutte le mattine nello stesso modo e nella stessa posizione, Meryl Streep, casalinga un po’ annoiata che vorrebbe ritrovare la antica passione, del resto i figli sono via di casa da 4 anni. Steve Carell, il terapeuta di coppia che offre la speranza di una nuova primavera dei sensi.
David Frankel (ma il film è in buona parte della sceneggiatrice Vanessa Taylor) è bravo a usare questo cast improbabile frutto di un film che ha avuto diversi problemi di produzione. Il regista depotenzia la comicità di Carell (anche se averlo scelto si rivela alla fine una scelta felicissima per conferire quel tono di ironico scetticismo verso la moda psicoanalisi e la terapia di coppia tipicamente americano), demitizza Tommy Lee Jones facendone oggetto delle risate (in)volontarie del pubblico e fa fare a Meryl quello che le riesce meglio: essere il suo personaggio.
La terapia di coppia è poco più di un pretesto in cui ruota l’amore di due over 60 che hanno pensato che forse dopo avere recitato la coppia per più di 30 anni si potesse uscire di scena, recitare col pilota automatico, scordarsi di alimentare ogni giorno il dirsi ti amo. 
Fuori dalla gerontofilia alla Cocoon, o dalla gerontocomicità lievemente malinconica alla Grumpy old man, lo script femminile di Hope Springs in modo onesto anche se spesso ingenuo, ci ricorda i piccoli gesti di attenzione che una coppia non dovrebbe mai dimenticare, mai dare per scontati, mai riporre nell’armadio del già fatto.
E poi si ride spesso, e poi c’è Meryl inginocchiata tra le gambe di Tommy Lee Jones. A 65 anni. Che Dio la benedica.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Il matrimonio che vorrei, la Meryl che vogliamo

  1. laulilla ha detto:

    : )

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