Di nuovo in gioco, Clint piange

Molti anni fa un capolavoro di Lubitsch fu lanciato come il film in cui la “Garbo ride”. Questo Di nuovo in gioco, per la regia di Robert Lorenz potrebbe essere promosso come il film in cui Clint piange. C

Sarà che quando si diventa vecchi le lacrime sgorgano facilmente anche sui volti piallati dal tempo come quello di Eastwood, ma è stata una sorpresa.

Meno sorprese riserva la trama che viaggia su binari tradizionalmente classici (il vecchio scout di baseball, la figlia che lui avrebbe tanto voluto un maschio e con la quale non è mai riuscito a instaurare un rapporto, il giovane ex promessa dello sport in cerca di se stesso, che è il bravo ragazzo che sogni per tua figlia, una carriera alla fine e la voglia di non cedere).clint01

Lei che si chiama Mickey (come il giocatore di baseball Mickey Mantle) anziché fare l’avvocato per accontentare lui (ed è anche diventata brava) avrebbe voluto accompagnarlo in quel mondo di maschiacci, lui vedovo da tempo, non è mai riuscito ad aprirsi veramente con lei, allontanandola da sé per proteggerla, in realtà ferendola e rendendola incapace di costruire un rapporto sentimentale con chiunque.

L’altra faccia di Moneyball (sono sicuro che lo hanno pensato tutti) (1). Se nel film diclint4 Ratner Brad Pitt si affidava al computer per selezionare una squadra con metodi poco ortodossi aprendo la strada a un nuovo modo di fare baseball e contemporaneamente ridicolizzando i vecchi cacciatori di talenti, qui c’è la rivincita del vecchio sul nuovo. Uno space cowboy del diamante pronto per l’ultima missione. L’esame della vista si (by)passa.

Di nuovo in gioco (che perde purtroppo la sottigliezza del titolo originale polisenso Trouble with the curve) affronta il solido tema del passaggio di testimone tra generazioni – molto sentito dagli americani – in modo classico (intendendo: niente sesso, niente volgarità gratuite) onesto anche se pieno di ovvietà, costruendo una storia di cui si conosce subito l’epilogo e si piazza in modo chiaro (nel primo terzo del film come insegnano i manuali) l’esca per il “colpo di scena” che coronerà il climax.clint5

Robert Lorenz è stato assistente di Eastwood e si vede nel suo amore per le storie raccontate senza sottigliezze di scrittura (presenti invece in molti script diretti dal suo maestro), in modo che tutti le capiscano e tutti le apprezzino. C’è la provincia americana che vince sulla grande città, il cibo unto di grasso animale che batte quello vegano, i ragazzi semplici che conquistano la ragazza battendo quelli che hanno studiato, hanno la vita schedulata e parlano di una relazione come step affrontare discutendone al telefono mentre corrono sul tapis roulant. 

Clint viene gratificato da molti primi piani e ricambia col suo ghigno che non tradisce. E permette al suo ex collaboratore di riprenderlo mentre piange. Se non è questo un atto d’amore.clint2

Amy Adams è la deliziosa figlia amante del baseball che vorrebbe tanto riuscire ad amare, Justin Timberlake è la deliziosa ex promessa che tenta di rifarsi una vita. Già si sa che ci proveranno insieme.

(1) Ma mentre quel film si nutre dell’epica spettacolare pompata dalla scrittura di Sorkin che ci tiene ad ogni rigo a farci sapere quanto scrive bene, Randy Brown la cui sceneggiatura è stata ignorata per 15 anni, si preoccupa di mettere lo script al servizio del film. Non ne è venuta fuori una sceneggiatura da premio, ma di certamente una corretta sì. Così si scrive il cinema industriale. 
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Di nuovo in gioco, Clint piange

  1. Souffle ha detto:

    eh, vedi a non essere eastwoodiano che succede? Che la memoria difetta. Ma dimmi, tu che lo conosci bene, in quella scena singhiozzava?

  2. Noodles ha detto:

    Ma Clint piangeva già in Million dollar baby, quando parla col prete, poco prima del finale…

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