Suits, ovvero l’abito fa il monaco

I legal drama piacciono a pochissimi (tra i quali chi scrive), i legal comedy hanno un pubblico più vasto perché si parla di tutto fuorché di leggi e codici.suits01

Non staremo qui a fare la storia delle serie tv con protagonisti avvocati perché non è questo lo scopo di queste righe e perché wikipedia potrà soddisfare tutta la vostra curiosità confermando che avvocati (e medici) sono il soggetto preferito degli americani, probabilmente perché con un certo masochismo amano vedere mettere in scena le professioni che più detestano.

Suits, legal drama del canale Usa Netwok (un canale via cavo) giunto alla seconda stagione chiusa qualche giorno fa negli Stati Uniti (da noi lo trasmette Joi) si occupa di un aspetto particolare dell’essere avvocato. L’abito.suits06

L’abito è indice di potere molto importante, frequentemente rimarcato nella fiction e nel cinema americano. Gli abiti indossati dall’Fbi (o dalla Cia) ne consentono l’immediata individuazione, il taglio sartoriale della giacca – in un Paese come gli Usa dove peraltro la maggioranza delle persone veste orrendo poliestere di dubbio gusto – segnala il potere unito al denaro di protagonisti e antagonisti.

Di solito l’abito nelle serie “legal”è semplice accessorio la cui presenza è data per scontata. O diviene oggetto di scherzo, come in Matlock dove l’avvocato protagonista indossa sempre lo stesso abito piuttosto dozzinale proprio per ribaltare lo stereotipo dello status symbol.suits02

In Suits c’è qualcosa di più, l’abito non è solo esibizione di potere e successo, non è solo elemento di seduzione – in Suits sono tutti belli, uomini e donne, con una eccezione dovuta, Louis (vedi oltre) – ma è elemento ingannatore.

Suits fa sua la nota massima “l’abito non fa il monaco” rivedendone il senso. Mike Ross il giovane avvocato che viene preso sotto l’ala da Harvey Specter rampante avvocato socio anziano dello studio, sappiamo subito (non è uno spoiler ma la spada di Damocle di tutta la serie) che non è un vero avvocato, non si è mai laureato, esercita senza abilitazione.
La sua capacità mnemonica, la sua intelligenza fanno colpo su Harvey.suits05

L’abito serve a nascondere la persona dentro il personaggio, Mike è uno da jeans e maglietta, Harvey lo manda subito a comprarsi nuovi completi (quello che ha non vale nulla e quindi non funziona) per rivestirsi, meglio: travestirsi in modo che l’inganno sia credibile e completo.

L’abito riveste il corpo, è superficie, e Suits lavora – decisamente bene – sulla superficiesuits03 della legge. Non ce ne frega nulla di codici, contratti, citazioni, precedenti legali, quello che vogliamo sono le dinamiche da studio (o da ufficio) i rapporti di potere tra i personaggi: Harvey e Mike, Harvey e la sua segretaria Donna, Mike e l’assistente paralegale Rachel, Harvey e Jessica la titolare dello studio. E il Jolly Louis, il personaggio fisicamente meno attraente, avvocato capace e comicamente egoriferito che funziona magnificamente perché rispecchia il suo antagonista ugualmente egoriferito che è Harvey.

I “casi” legali diventano così uno sfondo, mera scenografia in cui fare muovere i veri protagonisti, gli abiti maschili, la capacità di sedurre, di mostrarsi, di apparire, di fare in modo di saperla più lunga dell’avversario.
Suits è una serie dove in aula di tribunale si va pochissimo (il credo di Harvey è quello di vincere senza andare in aula) perché la battaglia dell’inganno, il bluff avviene prima.
In Suits nessuno deve davvero dimostrare di valere qualcosa, ma tutti devono essere capaci di mostrare di essere in grado di valere.
Vince chi la spara più grossa e chi la spara meglio, la sicurezza di sé la vittoria.

In questo senso il massimo è rappresentato da Jessica Pearsons, la titolare dello studio (per via ereditaria) che non ha mai dato prova di valere qualcosa, ma dà sempre prova di essere qualcosa. Non ha bisogno di fare, le basta fare vedere di. Una donna sicura si sé che però in qualche modo replica una attitude maschile (vedi oltre).suits04

Suits allora, dietro la commedia (anche se la definiscono un legal drama) degli scontri tra i personaggi, dietro le citazioni vintage di vecchi telefilm che smascherano il background culturale degli sceneggiatori, porta avanti due cose serie.
Se sei in gamba, se vali davvero un titolo di studio è un mero pezzo di carta (la mancata laurea di Mike, quella agognata da Rachel), e se vali davvero non hai bisogno di dimostrarlo.

Suits è una serie girata dal punto di vista maschile (non è mostrando le fragilità degli uomini che si cambia il punto di vista, semplicemente lo si adatta ai mutati tempi).
Gli abiti che contano sono quelli maschili, l’abito femminile è elemento di seduzione dal punto di vista del maschio.
Il gioco legale è tra maschietti e, quando l’avvocato è femmina, il suo mondo ruota sempre attorno a quello del maschio (la giovane avvocato che, manco fossimo in un film Hepburn/Tracy dice “l’unico modo che ho perché Harvey si accorga di me è fargli causa” (1).
Jessica è titolare dello studio ma finisce per fare sempre quello che vuole Harvey, donna è la segretaria indispensabile, ma finisce per fare sorella/amica/madre di Harvey. Rachel manda affanculo Mike che l’ha tradita ma basta che lui faccia il cagnolino bagnato delizioso in giacca e cravatta che lei gli affonda la lingua in bocca.

Tutto sembra quasi suggerire che l’inganno, la sicurezza di sé, la seduzione di uomini e donne siano elementi maschili e che le donne se vogliono giocare devono farli propri.suits07
In occasione della terza serie ci permettiamo allora, dato il connotato maschile dominante, di suggerire ad Aaron Korsh, creatore e scrittore del telefilm, di inserire una nuova sottile dinamica: trasformare leggermente il rapporto tra Harvey e Mike da fratello maggiore/fratello minore in qualcosa di più omoerotico.
L’attrazione tra i due è evidente, solo che è ancora molto straight, nonostante certe occhiate suggeriscano ai maliziosi come il sottoscritto diversi sottotesti. Ora che Obama ha sdoganato tutto, si può fare.

(1) Che è un po’ quello che succede in Un dollaro d’onore tra John Wayne e Angie Dickinson. “Sei in arresto!”. E lei “Pensavo che non lo avresti mai detto”. Lui: “Cosa?” Lei: “Che mi ami”. Lui: “Io ti ho detto che ti arresto”. Lei: “It means the same thing, you know that.”
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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7 risposte a Suits, ovvero l’abito fa il monaco

  1. Paolo ha detto:

    “l’abito femminile è elemento di seduzione dal punto di vista del maschio.”
    sto seguendo la serie e non è proprio così

  2. Pingback: Suits, apologia di Louis Litt | Percorsi diversi

  3. Paolo1984 ha detto:

    non ho visto questa serie (sembra interessante)..per me l’importante è che le dinamiche tra i personaggi siano credibili e che questi, protagonisti come comprimari, siano ben caratterizzati..mi interessa di più che stabilire se abbia uno sguardo “maschile” (che non vuol dire maschilista, comunque) o “femminile”…anche perchè sinceramente non credo in una differenza netta tra questi due sguardi, nè credo che rappresentare una donna che fa propri comportamenti considerati “maschili” (ma inganno e seduzione e sicurezza di sè come il loro opposto non hanno sesso, a mio parere) sia sintomo di sguardo “maschile”..per me la questione: uomini e donne come quelli descritti in Suits sono credibili e coerenti con la storia? Hanno attinenza con la realtà? Se la risposta è sì, sono soddisfatto

  4. Alessia ha detto:

    al liceo ero una fanatica di legal drama: ally mcbeal, the pratice professione avvocati, giudice amy, the guardian ( il mio preferito di tutti)…morale della favola?mi sono iscritta a legge convinta che fosse un bel posto e adesso sono una studentessa disperata che non vede l’ora di uscirne. E soprattutto, non riesce più a guardare nè legal drama ( the good wife) nè legal comedy: lo so, non è giusto, sono sicura che suits è bellissimo ( lo dicono tutti ma proprio tutti) ma a vedere questi che fanno gli avvocati senza titolo di studio felicemente e tranquillamente mentre io ho problemi di sonno e gastrite proprio non ce la fo, con tutto l’amore per i completi fighi.

    • Souffle ha detto:

      Alessia, io sono laureato in legge. 🙂 Mi sono iscritto perché mi piaceva, non per Perry Mason o Petrocelli o L.A. Law. Mai subito il fascino dell’avvocato ma della materia sì. Tant’è che non faccio l’avvocato 😀
      Di Suits l’aspetto interessante è come lavora sulla menzogna sull’apparenza.
      Mi spiace per i tuoi problemi universitari, vedrai che quando finisci li ricorderai con nostalgia. Te lo dice un ex studente 😀
      Un saluto e grazie per essere passata

      • Alessia ha detto:

        allora qualcuno sopravvive! c’è speranza! xD no vabbè ma io trovavo appassionante anche un giorno in pretura…povera me ingenua ;( ovviamente avevo delle inclinazioni nel settore ( non posso dare tutta la colpa a Ally McBeal xD) ma nel tempo devo ammettere di essermi alquanto disamorata…posso chiederti di cosa ti occupi? solo una curiosità eh 😉

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