Vancouver journal #4

Probabilmente non ho ancora detto nulla sulla Art Gallery di Vancouver, edificio importante per quello che vi accade dentro – ci sono sempre 3 o 4 mostre in contemporanea – ma anche per quello che vi accade fuori.

Sui gradini esterni della Art Gallery, che si trova in pieno centro e non nella periferia,art_gallery come si dice… riqualificata, si celebra la libera manifestazione del pensiero. Che sia il grande assembramento a sostegno della legalizzazione della marijuana con vendita di special cookies, o un coro cristiano che intona le lodi, o artisti di strada che si esibiscono catturando l’attenzione di passanti sorridenti e rilassati.

Su quei gradini bivaccano persone stanche, sudate, studenti nel doposcuola, barboni e impiegati in pausa pranzo. Su quei gradini si celebra la democrazia.

Troppo enfatico, lo so. Ma concedetemelo, sarà l’estate in arrivo, coi suoi 20 gradisunset_beach4 abbondanti di massima. L’acqua continua ad essere sui 17, come leggo quasi ogni giorno sulla lavagnetta che la Guardia Costiera affigge alla Sunset Beach, che si chiama così, deduco, perché il sole la bacia nelle ore pomeridiane, tramontando tra le sue braccia.

Ci vado quasi tutti i giorni. Avendo un compagno tremendamente occupato col suo lavoro, svolgo in solitudine le mie peregrinazioni, una occasione straordinaria per riordinare le idee, leggere in pace, godermi il sole e fare foto.
In quella che potete vedere a lato si nota la caratteristica di questa spiaggia (anche le altresunset_beach saranno così? Lo scoprirò prossimamente): enormi tronchi spiaggiati a breve distanza l’uno dall’altro offrono riparo e occasione di riposo per la schiena. 
Altra particolarità sono i grattacieli, il parco e le montagne che completano un panorama unico.

Vicino a questa spiaggia, in Davie Street si trova il mio parrucchiere, unisex. Bandierina arcobaleno sulla porta per segnalare che è gay friendly (e del resto sei nella via gay di Vancouver, è quasi un atto dovuto) e loquace signora che mentre mi tagliava i capelli ho scoperto avere amicizie in Italia, amare gesticolare mentre parla (“come voi italiani” – come darle torto), lamentarsi delle tasse di Vancouver, segnalarmi – ma lo avevo notato – quanto la gente qui sia sorridente e rilassata, e confermarmi che al Sud si parla a voce troppo alta. Ma lei adora l’Italia. Chi non l’adora? Chi ci vive?

E il cinema? Sì c’è anche quello. Alla Pacific Cinematheque. Mentre volge al termine la rassegna Wilder-Brackett, è iniziata quella dedicata al Kibatsu Cinema, “a celebration of the odd and the eccentric in Japanese pop culture and contemporary Japanese film”. 

Nella serata Anime Lovers ho provato la surreale sensazione (odd and eccentric potrei anche definirla) di vedere un film di animazione (Time of Eve: The Movie) in giapponese senza alcun sottotitolo (causa disguido tecnico). La pellicola mi ha interessato per le soluzioni proposte e lo rivedrò coi sottotitoli inglesi presto, così finalmente capirò la storia. Mentre mi perdevo nelle immagini cercavo di ridere quando ridevano i giapponesi in sala, così per partecipare.astroboy
Il film successivo (beneficiato di sottotitoli inglesi). The Echo of Astro Boy’s Footsteps mi ha spiegato chi è stato uno dei più grandi sound designer giapponesi, Matsuo Ohno, colui che, tra le tante cose che ha fatto, ha conferito quei suoni così particolari a quella serie anime seminale che è stata Astro Boy. Il titolo del documentario si riferisce al particolare suono inventato da Ohno per “marcare” i passi di Astro Boy.
Bene, ora vado a piegare un po’ di sacchetti di plastica. La terribile paura che ti crolli la spesa mentre cammini per strada – un giorno chiederò le ragioni di questa apprensione – spinge i/le cassieri/e dei supermercati a darti doppio sacchetto di plastica, uno dentro l’altro, guardandoti con sospetto se ne vuoi uno solo.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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