Pacific Rim, ovvero io da piccolo non giocavo coi robottoni

If your childhood fantasy was to watch Godzilla fight a Transformer for two hours, “Pacific Rim” will make all of your wildest dreams come true (especially in IMAX). But if you’re looking for a movie with plot, logic, interesting characters or intelligible dialogue, this one might lead you into nightmare territory. (Josh Terry, Deseret News)

Molti di coloro che sono andati a vedere Pacific Rim, lo spettacolare blockbusterpacificrim1 confezionato da Guillermo del Toro, Warner Bros e Legendary Pictures, lo hanno fatto per incontrare sullo schermo un sogno bambino. Da piccoli giocavano coi robottoni di metallo e i mostri marini e da grandi eccoli là!, sullo schermo in un digitale che lascia stupefatti per definizione, fluidità e “naturalezza”, una fotografia che si destreggia tra notturni e pioggia e i combattimenti e robot vs mostri e la felicità che arriva quando non ci speravi più. (Che questo “universo” sia più maschile che femminile è un dato di fatto, che quindi il modello economico di intrattenimento popolare ruoti, ancora oggi, attorno a una maggioranza socio-culturale e di “potere” che possiede un pisello è altro dato da tenere a mente).

Poi ci sono quelli che da piccoli non giocavano coi mostri. “Tutti da piccoli abbiamo giocato coi mostri”, chiosa estaticamente e unanimemente la critica on line italiana e straniera che ci è capitato di leggere. Non è così naturalmente, ma indubbiamente siamo minoranza.

L’uso della CGI è formidabile e rappresenta un nuovo passo in avanti nell’applicazione perpacificrim2 il cinema con cui faranno i conti i successivi blockbuster. Non è un uso poco costoso per cui occorrerà vedere se il gioco vale/varrà la pena essere giocato.
D’altro canto la visione è risultata, a chi scrive, faticosa. Uno dei film più “gridati” cui abbia assistito. Visto in 3D, dal punto di vista oculare la quantità impressionante di informazioni che vengono registrate rischia davvero di assordare le pupille, mandare in pappa il cervello o spegnerlo per troppo consumo. La sensazione è quella che si prova sulle giostre, solo che lì dura 2 o 3 minuti, in Pacific Rim siamo sballottati ad alta quota per 131 interminabili minuti. 

Non occorre quindi appesantire il cervello anche con un plot complesso, lavorare di finopacificrim3 sui personaggi, cercare metafore politiche, ambientali o sociali (o, se ci sono, farle snocciolare agli scienziati nerd in tutta fretta).
Del Toro, insieme allo sceneggiatore Travis Beacham ricorrono dunque a consolidati stereotipi, topoi, stilemi del genere (delizioso il combattimento tra maschi Alfa per la femmina, così fine anni ’80), annunciando l’unico vero messaggio del film: saranno gli USA a salvare il mondo. E ricordatevelo.

Si pesca un po’ da tutto il repertorio possibile, dagli omaggi un po’ dovuti un po’ forzati, apacificrim5 Harryhausen e Honda, a Neon Genesis Evangelion, fino a Jurassic park (il comico divoramento del “cattivo” da parte del mostro). Io ci ho trovato persino degli echi di Rocky IV. Da un lato i robottoni tecnologici e digitali che alla fine gli staccano la corrente e non vanno più, dall’altro il “vecchio” robottone a tecnologia obsoleta che è poi quello che salva tutti e vince. Rocky che si allena correndo nella neve e Ivan Drago che corre sul tapis roulant collegato a una macchina.

La cifra stilistica più interessante di Pacific Rim è questa contrapposizione della complessità del girato alla semplicità della trama, della bidimensionalità dei caratteri umani alla tridimensionalità dei veri protagonisti, i robot meccanici. Quasi che il futuro dell’intrattenimento popolare sia legato alla pancia dello spettatore più che alla sua testa, il regista eterodirettore di massa che sceglie la via (più semplice?) per svegliare il pubblico dal torpore, suscitare ancora meraviglia, non spegnere il meccanismo. La battaglia sulla narrazione l’ha già vinta la televisione.

Lo strumento di intrattenimento non dimentica il topos più importante dell’industriapacificrim4 dell’intrattenimento americano: le regole le facciamo noi (regola peraltro comune a tutto il business USA. Hilton ha contribuito nel dopoguerra alla penetrazione turistica del modello americano meglio di quanto abbiano fatto le basi Nato; McDonald’s ha imposto un modello culturale gastronomico che facesse sentire “a casa” ogni americano, e poi ogni persona, nel mondo, abbattendo le diversità, gli scambi culturali, la curiosità verso l’altro da sé e uniformando il gusto).

Per quanto “salvare il mondo” sia missione collettiva – i ridicoli(zzati) cinesi, i biondi e stereotipati russi, gli australiani litigiosi – sono gli americani, anzi l’Uomo americano (con la donna nipponica di contorno), in questo caso interpretato dal bellissimo Charlie Hunnam che del Toro ci fa il piacere di spogliare appena può durante il film.

By the way, Charlie Hunnam è attore britannico. Su almeno una cosa gli USA hanno dovuto cedere…

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a Pacific Rim, ovvero io da piccolo non giocavo coi robottoni

  1. lucecinema ha detto:

    Ciao! Mi è piaciuto moltissimo il tuo post, ricco di osservazioni intelligenti e che difficilmente ho riscontrato in chi ha visto questo film. Mi ha fatto piacere che anche tu abbia notato la netta somiglianza a Jurassic Park, in quella scena a cui ti riferisci. Davvero complimenti, ti inizierò a seguire di certo! Buon proseguimento… a presto.

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