Vancouver journal #6

Un ufficio postale dentro un negozio. Questa non ve l’avevo ancora detta. Vicino a doveburnaby_postoffice abito c’è un negozio che vende valigie. Sul lato esterno del negozio spunta l’insegna delle poste canadesi. Dopo avere cercato per qualche minuto l’ingresso dell’ufficio postale, ho dato una sbirciata all’interno del negozio di valigie. Eccolo là, in fondo, il banco delle poste.
Una accoppiata forse scontata quella tra valigie e cartoline, ma bella.

La tradizione nordamericana dello sportello delle poste all’interno dei negozi non è un bizzarria di oggi. L’ho scopertoburnaby_village visitando il Burnaby Village Museum, una precisa ricostruzione delle abitazioni – e del modo di vivere – tra l’ultimo ventennio del 1800 e il primo ventennio del 1900 nella Lower Mailand, che è sostanzialmente la parte sud della British Columbia compresa Great Vancouver.

All’interno delle abitazioni e dei negozi del fittizio villaggio ricostruito, alcuni figuranti offrono utili spiegazioni dando un’idea di come si vivesse un centinaio di anni fa.pedalo
Mi raccomando non lasciate il Burnaby Village senza andare al meraviglioso Deer Lake Park, che è a due passi. Se vi va potete pure fare un giro in pedalò (che qui chiamano pedal boat).

Il caldo (se 25 gradi possono considerarsi intollerabili: non lo sono) è arrivato, l’oceano continua ad essere freddo e oggetto di sporadici bagni, tranne che per feticisti del gelo che stanno inspiegabilmente a mollo a lungo. E poi escono dall’acqua. Da soli.

In cerca di frescura sono andato al Lighthouse Park, che se passate da queste parti e non cilighthouse_park1 andate non vi rivolgo più la parola. Un immenso (70 ettari) parco della British Columbia, a nemmeno un’ora da Downtown Vancouver. Il nome deriva ovviamente dalla presenza di un faro, costruito nel 1875, ancora in funzione. Perdersi felicemente nel parco, poi sbucare sulle rocce e guardare l’oceano, lasciandoci lo sguardo e il cuore. Se poi vi capiterà di vedere un picchio all’opera, la giornata si chiuderà felicemente.

È appena passata la settimana più colorata dell’estate di Vancouver, la “Pride Week“, unapride_strisce intera città stretta attorno alla comunità gay, bisex e transgender per celebrare la bellezza della diversità. Una città, negozi, strade, abitazioni, color arcobaleno.

Il culmine è stata la Pride Parade, la marcia coi carri colorati. Associazioni, Confraternite studentesche, squadre di curling, gli immancabili bagnini, la polizia, le giubbe rosse, i vigili urbani, i feticisti, e poi banche, compagnie dei telefoni, supermercati. Insomma le istituzioni, le companies, sfilano insieme alle associazionipride_giubbe GLBT. Pride non è solo la celebrazione della diversità sessuale (in tutte le sue forme) e della sua accettazione da parte della città – i gay, le lesbiche, i trans, i bisessuali, fanno parte di noi – ma è anche la celebrazione della diversità etnica e culturale, di quel mosaico di colori che è la città di Vancouver, dove ogni identità, ogni modo di essere, non è “tollerato” (termine ipocrita molto di moda in Italia) ma accolto e rispettato.

Insomma non siamo dalle parti di “non mi interessano le tue preferenze, ognuno fa quellopride_stand che vuole”, ma “mi interessano le tue preferenze in quanto sei anche tu parte della comunità e voglio conoscerti per arricchirmi dentro”.

Cinema, infine. Dopo la splendida rassegna Studio Ghibli in Cineteca, ancora rassegne con il Queer Film Festival, che partirà tra qualche giorno. Intanto, se il Dio dei Popcorn Unti ci assiste, il prossimo blockbuster che vedremo sarà Elysium del regista di District 9 (che spero quindi non mi deluda).

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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