The bling ring, la realtà è rappresentazione

Il fatto è che ad un certo punto compare Paris Hilton. La vera Paris Hilton. La quale mette pure a disposizione la casa per le riprese. 

The Bling ring, nuova esperienza di cinema giovane di Sofia Coppola ci si mostra subito bling5ambiguo. Il rappresentante e il rappresentato nella stessa inquadratura. Realtà e reality che mescolano i loro pixel in un frullatore di immagini in cui realtà è rappresentazione.

Con uno script che sta in un foglietto di carta o in un articolo di Vanity Fair (da cui la storia prende spunto) la Coppola cerca di mostrare senza giudicare (ma forse che le immagini non giudicano sempre? che un primo piano non è anche una presa di posizione morale?) il rapporto degli adolescenti con la fama, le sue icone e l’apparato oggettistico che le circonda.

Un gruppo di ragazze adolescenti e il loro sodale gay rapinano le ville di personaggibling3 famosi e se ne vantano in rete fino all’arresto e a una nuova fama (lo sai che ero compagna di carcere di Lindsay Lohan?), assente ogni consapevolezza di avere fatto qualcosa di davvero sbagliato.

Il rapporto con gli oggetti – scarpe, borse, gioielli, accessori – supera il collegamento con possessore (ho gli occhiali di Paris, gli orologi di Orlando Bloom, sono come loro) bypassa il feticismo da collezionista, per divenire puro e infine annoiato accumulo di merce, possesso per il possesso, precario legame affettivo per il prodotto, entusiasmo esagerato per l’oggetto pronto a spegnersi rapidamente di fronte ad un upgrade più interessante.bling4

Personalità vuote da riempire con una borsa coordinata con le scarpe giuste e un abito a tono, corpi esistenti solo in quanto vestiti da urlo (io sono quello che indosso), i protagonisti del film vengono incastrati dalla Coppola in un loop narrativo di estrema efficacia che però se da un lato sottolinea la ripetitività di comportamenti annoiati ed eterodiretti, dall’altro è probabilmente anche un limite del film.bling2

L’assenza di senso morale dei protagonisti è sottolineata dalla amoralità dello sguardo della Coppola, che si sottrae alla facile favoletta con lezione da impartire, anche se il suo sguardo da entomologa dei ragazzini non è neutro. Il fatto è che ad un certo punto compare la vera Paris Hilton

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a The bling ring, la realtà è rappresentazione

  1. Souffle ha detto:

    A mio avviso solo mostrare, non ci ho visto uno sguardo “morale”. I protagonisti sono eterodiretti, in quanto “guidati” dall’ambiente che li circonda, dalla tecnologia che padroneggiano. Le loro azioni non hanno un senso autonomo, segno di una personalità, ma acquistano significato dall’essere in risposta all’ambiente, alla tecnologia. Grazie per la risposta e per essere passato di qui 🙂

  2. Paolo1984 ha detto:

    io l’ho appena visto. Non so ancora che dire..formalmente è ben fatto ma a tratti l’ho trovato vacuo come la realtà che descrive. Non vuole essere un apologo morale (almeno spero) ma allora cosa vuole essere? Un ritratto freddo e impietoso di un certo mondo giovanile americano e in senso lato occidentale? Mah..
    Il fatto che compare la era Pars Hilton è un segno dell’ambiguità della Coppola perchè non avrebbe dovuto avvalersi della collaborazione di quel mondo che il film sembra condannare?
    Comunque..”eterodietti” fino a un certo..i ragazzi scelgono comunque di fare ciò che fanno e comportarsi come si comportano all’interno dell’ambiente socio-culturale in cui si trovano.
    Comunque preferivo Somewhere e Lost in traslation

    • Paolo1984 ha detto:

      Sofia Coppola voleva denunciare o solo mostrare (una cosa non esclude l’altra) la vacuità e la superficialità, l’effimero desiderio di fama?

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