The Butler, un polpettone alla Casa Bianca

Ad un certo punto della visione di The Butler, un maggiordomo alla Casa Bianca (adoro i thebutler2titoli spoiler italiani), il film di Lee Daniels che ha aperto l’anno cinematografico in Italia, la mia mente, abbandonata per un momento la trama, agganciata sicura su binari senza sorprese, si è poggiata sui ricordi dei pomeriggi di inverno su Canale 5 durante i rassicuranti anni ’80.
Nel periodo natalizio, durante le “vacanze” da scuola o università, ci si impigriva sul divano, dormicchiando abbattuti da pranzi troppo abbondanti, cullati da questi film dalle storie tradizionali, dagli intrecci rassicuranti. Ti addormentavi per 10 minuti e al tuo risveglio riuscivi a riacchiappare la vicenda, senza avere perso nulla.

The Butler attraversa 50 anni di storia americana attraverso i gesti, la postura, le mani thebutler4guantate e la “faccia da negro che i bianchi vogliono vedere” di un ragazzo che viene dai campi di cotone e diventa maggiordomo alla Casa Bianca, servendo 7 presidenti e con essi il suo paese.

Il bignami storico apprestato da Daniels – la segregazione razziale, Martin Luther King, Malcom X, l’FBI inviato in Mississippi, Kennedy, Johnson e il Vietnam, Nixon e il Watergate, Carter e la crisi petrolifera, Reagan e finalmente il riconoscimento di uguali salari al personale nero della Casa Bianca – veicola la storia del riscatto del popolo afroamericano da umiliazioni e negazioni dei diritti civili, inciso nella storia, anche cinematografica del Paese. Unito a quel “tutto è possibile, se si lavora sodo”, che vale per il ragazzino che dalle piantagioni arriva alle stanze del potere, sia per il primo presidente di colore (Yes, We Can), il quale, naturalmente, vorrà conoscere quel maggiordomo così famoso e oramai in pensione.

Indubbiamente Daniels – servito da un cast “da Oscar” (sia detto senza troppa ironia) – sa ??????????come allestire un filmone da lacrimoni e altri accrescitivi. Dà una piccola lezione di storia da liceo agli americani notoriamente a digiuno, ricordandogli che la segregazione e gli internamenti non ci sono stati solo in Europa, e apparecchia un’opera impeccabilmente costruita nella scelta delle inquadrature, nel racconto didascalico, nella commozione guidata; tutto accade quando deve accadere e il pubblico più avvertito (o maligno, a seconda delle intenzioni) sa già cosa aspettarsi. Questo non significa chiaramente non apprezzare lo stesso quanto avviene, come fa un pubblico che al cinema “di natale” chiede solo di fargli digerire il panettone.thebutler1
Il doppiaggio purtroppo toglie qualunque vibrato alla recitazione di un cast gigantesco, in cui Forest Whitaker naturalmente ha modo di giganteggiare. Lascio a chi vedrà il film scoprire tutti gli altri attori che affollano la pellicola. Cito solo un sorprendente Alan Rickman nei panni, apparentemente improbabili, di Reagan. E invece.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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10 risposte a The Butler, un polpettone alla Casa Bianca

  1. Noodles ha detto:

    Ammiro il tuo coraggio. Daniels mi ha fregato una volta con Precious. Una seconda chance non gliela concedo. Anche perché si sente puzza di polpettone grosso e didascalico da mille miglia. Non toccherei questo film neanche con un rametto di un metro.

  2. theblairwitch ha detto:

    Condivido il parere sul film, merita la visione sopratutto per il cast, anche se mi ha sorpreso non vedere nomination.

  3. Paolo1984 ha detto:

    la sviolinata finale a Obama era così retorica che stavo diventando quasi repubblicano. Per il resto non mi è dispiaciuto troppo pur nel suo didascalismo

  4. Souffle ha detto:

    Anche questo sarà di sicuro tra i candidati, perché è un film “obamiano”, e quindi direi IL candidato ideale. 🙂

  5. laulilla ha detto:

    Io scommetto su qualche Oscar a Philomena, che è proprio il tipo di film che detesto con tutto il cuore, ma a quanto vedo, anche questo ha qualche buona probabilità! 😉

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