The Immigrant, Gray cede al melodramma

Innanzitutto un plauso all’esercente del nuovo Cinemax San Carlo, nuova sala milanese che mi ha offerto la visione di The Immigrant di James Gray in originale.theimmigrant1

The Immigrant (romanticamente intitolato in Italia C’era una volta a New York) ricostruisce gli arrivi degli immigrati a Ellis Island all’inizio degli anni ’20. In un mondo, violento, che cambia passando dalla magia del teatro all’illusione del cinema, Ewa, una immigrata cattolica polacca (la consapevolmente iconica Marion Cotillard, gran lavoro di accento) sbarca in cerca di fortuna, lascia una sorella sull’ospedale dell’isola, finisce nelle mani di Bruno, un faccendiere ebreo (il gigantesco al limite della gigioneria Joaquin Phoenix) manager di uno spettacolino equivoco che nasconde un giro di prostituzione in cui finisce la nostra Ewa, bisognosa di soldi per fare uscire la sorella dal limbo degli immigrati.

Bruno vive la sua passione per Ewa nell’unico modo che gli è possibile, amore declinato intheimmigrant3 possesso, gelosia, lotta; acuita dalla comparsa del cugino Orlando (Jeremy Renner) che lusinga Ewa con la promessa di un futuro che è – didatticamente – quello del Paese (la California, la magia del cinema).

Ewa, divisa tra due uomini e due concezioni del mondo, tra chi la ama volendola tenere legata e chi lo fa fingendo di volerla liberare, vive le contraddizioni di un nuovo Paese, l’incertezza dell’ignoto, la voglia di affrontarlo.

Sarà Bruno, in un percorso cristologico di colpa, punizione e redenzione a sacrificarsi per la libertà di Ewa e sua sorella.theimmigrant2

Gray controlla il suo tradizionale impianto teorico religioso (che declina in modo potente i concetti di colpa, in senso ebraico e cattolico, nonché quelli di redenzione e salvezza, anche Ewa arriva in America con un peccato originale) e i suoi attori-icone fino ad un certo punto, poi cede nel finale al melodramma, accende lo schermo ma lo fa troppo improvvisamente quasi non credendoci, trascinato dal film stesso come se fosse sfuggito al suo controllo. Come Bruno, anche Gray forse si arrende a un cinema meno teorico e più carne e sangue.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a The Immigrant, Gray cede al melodramma

  1. Souffle ha detto:

    in effetti è un po’ il sentimento di molti, delusione. 🙂
    grazie per il tuo commento

  2. slec1 ha detto:

    un po’ una delusione, anche perché gli altri film di Gray sono grandissimi.

    colpa, redenzione e salvezza mi fa pensare a Emily Watson de “Le onde del destino”, ma quello è inarrivabile.

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