Dallas buyers club, l’ultimo rodeo

Il contrappasso che colpisce il cowboy omofobico Ron Woodroof di Dallas Buyers Club è di dallas2quelli pesanti. Scopafiche, dipendente da droghe e alcool, duro e rude come cliché richiede, gli viene diagnosticato l’HIV, la peste dei gay a metà degli anni ’80. Trenta giorni di vita per accettare se vivere o morire, trenta giorni per cambiare.

E Ron chiede aiuto, vuole quel nuovo farmaco, l’AZT, che sembra un miracolo (ma poi non lo è), si rifugia in cure non ortodosse e non approvate che lo fanno stare meglio, decide di impiantare un business, aiutando gli altri dietro compenso, un club dalla tessera costosa, ma free medications per tutti i membri.

Aiutati che Dio ti aiuta, arte di cavarsela (Ron deve naturalmente mollare il lavoro di dallas3elettricista), America regno delle opportunità, gli affari sono affari – con lo Stato che rompe le scatole con le sue regole, vedi la FDA (l’Associazione che approva i farmici in USA) e la polizia. 

Per fare partire il suo business Ron entra in affari con Rayon/Raymond, donna nel corpo di uomo che con la sua dolcezza e attenzioni finirà per cambiarlo.
La malattia cambia il modo di vedere la vita e gli altri. Quel mucchio di fottuti finocchi dallas4divengono persone, certo sono clienti ci fai affari, ma condividete lo stesso dolore le medesime paure e angosce. Cose che i medici, legati alle case farmaceutiche, non capiranno mai.
Ron vivrà molto più di 30 giorni, combatterà la battaglia tutta americana per la libertà di cura, cercherà di vivere meglio di come ha vissuto prima.

Jean-Marc Vallée già regista dell’inutilmente bistrattato C.R.A.Z.Y., sfugge – quasi sempre dallas1– alle facili scene madri, non dipinge un mondo in bianco/nero, giusto/sbagliato, disegna un mondo di uomini impauriti con una disperata vitalità, e una dignità insospettata. L’assenza di retorica e l’asciuttezza delle parti più politiche, il fermarsi un momento prima del melodramma, fanno funzionare questo film, che non ha lo scopo di essere oggetto di culto cinefilo, vivaddio, ma di circolare presso il pubblico. Com-muovendo gli animi. Grazie anche alle due formidabili interpretazioni di Matthew McConaughey e Jared Leto.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Dallas buyers club, l’ultimo rodeo

  1. Noodles ha detto:

    sono d’accordo sul fatto che sia un film miracolosamente asciutto, senza retorica, senza piagnistei e cn due grandissimi attori, ma alla fine dei conti temo che siano le interpretazioni a illumnare un film altrimenti onesto ma di servizio, non melenso ma senza neanche spunti originali di riflessione e regia
    poi lo so che lui vincerà quest’anno, e pure meritatamente, ma domenica per me sarà un ululato continuo di sostegno e incoraggiamento per l’avversario.

    • Souffle ha detto:

      ahahah 🙂
      non so se lui vincerà (poi sai quanto sono arbitrari gli Oscar), penso però che film come questo siano necessari all’industria del cinema, abbiano un loro posto dignitoso e meritevole.
      Grazie per il tuo commento e per essere passato 🙂

      • Noodles ha detto:

        no ma infatti DBC lo fa anche in un modo assai più dgnitosi di altri che partono dagli stessi presupposti. è vero la mente dell’academy è imprescrutabile, tranne credo che quando si tratta di non premiare il buon Leo. 😀

      • Souffle ha detto:

        ahahah hai ragione, gliela hanno giurata! E sai quanto adoro Leo e gli darei un Oscar all’anno 🙂

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