Due o tre cose che andrebbero dette sugli Oscar 2014

Ogni anno si svolge la cerimonia degli Oscar e ogni anno i cinefili fanno storie per le nomination, facendo altre storie poi per il vincitore.

Fa parte del gioco, se viene vissuto come un gioco. Se diventa oggetto di rancore perché le cose vengono prese sul serio allora si sfiora il ridicolo. Come quella critica che commenta la famosa “selfie” che vedete qui accanto con un “dovete morire tutti”.oscar1
Proprio i critici dovrebbero ricordare due o tre cose sugli Oscar, la prima delle quali è che si tratta di un premio che chi lavora nell’industria dà a se stesso. Non lo assegna il pubblico né tantomeno la critica. Persino i Golden Globe, noti come “anticipatori” degli Oscar non sono assegnati dai critici, ma dai giornalisti cinematografici.
Diciamolo, alla fine i critici non contano nulla (quelli cinematografici meno di tutti, come capacità di influenzare il pubblico e muovere gli incassi) se non come motore dell’ego di registi e attori. I quali godono dell’adulazione della critica, che fa bene allo spirito.

Come premio che l’industria dà a se stessa occorre dire che gli Oscar 2014 hannooscar3 ecumenicamente distribuito i premi tra i film giusti, ogni pellicola ha avuto il riconoscimento che le spettava nella logica del business (compreso il tanto bistrattato film italiano).
Hanno vinto le prove attoriali più “forti” (con la solita penalizzazione per  le commedie – ma è normale, se vogliamo fare una eccezione per la dramedy Blue Jasmine).
Gravity vince gli Oscar giusti. Grande prova di regia, fotografia spettacolare, uso del suono magistrale ed effetti visivi convincenti (più facile fare effetti visivi nello spazio per una fantascienza inventata che non per un film ambientato qui e ora).
Se la sceneggiatura di 12 anni schiavo non è forse la migliore, rispetto ai concorrenti, il premio per quella originale di Her segna – come sempre accaduto – la volontà dell’Academy di premiare spesso il cinema indipendente e fuori dal circuito più popolare, proprio con il premio al writing (è successo con i Coen, Tarantino, Kaufman, Diablo Cody, e molti altri).

La vittoria a 12 anni schiavo è, come ha anticipato la splendida host della serata Ellen oscar2DeGeneres, un premio dovuto ai sensi di colpa e all’ipocrisia che sono un po’ il condimento necessario di una serata, tra le più divertenti e ben scritte degli ultimi anni.
A noi gli Oscar piacciono proprio perché sono così, lo show dell’industria che celebra se stessa, (ri)conosce la sua falsità e ne fa segno distintivo, esalta la sua capacità di emozionare, divertire e fare denaro di un business capace di rinnovarsi nel tempo e risorgere ogni volta che viene dato per morto.
Il giorno che gli Oscar dovessero diventare la cerimonia dei cinefili e dei critici, smetteremmo di guardarla.

Uno dei momenti tradizionali della cerimonia, uno di quelli che ci piace di più, è quello in cui l’Industria ricorda chi l’ha resa grande e non c’è più. In Memoriam. Canta Bette Midler. Enjoy.

https://www.youtube.com/watch?v=9qRwhRwlpUM

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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9 risposte a Due o tre cose che andrebbero dette sugli Oscar 2014

  1. laulilla ha detto:

    L’ha ribloggato su laulilla film bloge ha commentato:
    Ritengo che questo bell’articolo del blogger Souffle possa essere utilissimo per capire a quale logica risponda l’attribuzione degli Oscar, perché ci spiega chi sono i membri dell’Academy che conferiscono l’ambitissimo premio.

  2. laulilla ha detto:

    Bellissimo e condivisibile post. Mi permetti di fare un reblog (ovviamente con tutte le citazioni al tuo sito)?

  3. Noodles ha detto:

    Pezzo giustissimo che sgombra un po’ il campo da ormai vetuste discussioni. Io spesso me la prendo anche col risultato, anche se già mi aspetto più o meno l’indirizzo, però come dire è un prendersela “per gioco, nel gioco”. L’Academy è così.
    Opinione sull’Oscar nostrano?

    • Souffle ha detto:

      Mah, non sono per l’accanimento, ai limiti del rancore personale di molti critici. Sorrentino può non piacere, si può non essere d’accordo con la sua idea di cinema, ma è un cinema che sa uscire dai suoi confini, sa essere visibile laddove il cinema italiano non sa farlo – nemmeno quello “osannato” dalla critica – e quindi si merita di stare dove sta.

  4. Souffle ha detto:

    ho letto quel che hai scritto, comprendo la tua frustrazione di spettatore per American Hustle. Grazie per essere passato. 🙂

  5. wwayne ha detto:

    Anch’io ho scritto un post sugli Oscar 2014: http://wwayne.wordpress.com/2014/03/03/provaci-ancora-leo/. Le mie considerazioni ti trovano d’ accordo?

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