Il buio e la luce, Friedkin e la sua “straight story”

Sarei stato un regista migliore in uno studio system, come quello prevalente negli anni trenta e quaranta. (…) Potevi dirigere fino a quattro o cinque film all’anno. (…) Non ti dovevi preoccupare di trovare i soldi o di scegliere il cast o una troupe. Non ci si giocava la reputazione con un insuccesso. Ora invece è come se ogni volta si dovesse reinventare la ruota.
William Friedkin, regista
 

Non sappiamo se Friedkin avrebbe fatto film migliori se fosse stato “inquadrato” in uno friedkin1Studio System. Forse il “sistema” non è poi così adatto a lui, né lui possiede il pubblico di Woody Allen (per Friedkin in migliore regista americano in attività) che consente al regista di NYC di fare un film all’anno, quasi da indipendente.

Di sicuro la sua autobiografia (Il buio e la luce, Bompiani) non è costruita come un “classico” di Hollywood, con l’eroe che cade e risorge, con un happy ending che scioglie i nodi e spiega tutto al pubblico medio che necessita di essere accompagnato alla fine della pellicola.
Friedkin lascia fuori la sua famiglia dalla storia che ci racconta, non fa pettegolezzi, non c’è nulla di morboso o gratuito, quasi fossimo in un suo film, dove la verità del racconto è tutto quello di cui il pubblico ha bisogno.friedkin2
C’è dentro la consapevolezza del proprio valore e dei propri limiti, i fallimenti e la depressione raccontati senza lacrime e i successi esaltanti. La Hýbris e il ritorno coi piedi per terra, la difficoltà di fare cinema indipendente, in lotta coi produttori, il riconoscimento degli errori di valutazione – con cui si apre il libro (ma ne compaiono in seguito altri ammessi senza timore dal regista) – e la coscienza di avere fatto la scelta giusta.
Niente tagli per un visto di censura più favorevole, una vita cinematografica esposta infriedkin4modo diretto e onesto, pur, come ammette il regista, non letteralmente, i ricordi aggiustati dalla color correction.
No, non è un capolavoro letterario questa biografia di Friedkin – come del resto non lo sono la maggior parte dei suoi film – ma si legge con estremo piacere. Come dice lui stesso, Friedkin non ha girato il suo Quarto potere, ma ha ancora delle cose da fare, in modo appassionato. Forse fallirà ancora, forse la prossima volta fallirà meglio. E noi siamo con lui.

Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema, libri e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Il buio e la luce, Friedkin e la sua “straight story”

  1. Watkin ha detto:

    Dice qualcosa di interessante su “The Boys in the Band”?

    • Souffle ha detto:

      Sì racconta come ha scoperto l’opera teatrale, il lavoro con gli attori, la scena del bacio girata ma poi non utilizzata, il suo amore per il testo e la sua soddisfazione per un film che, nonostante gli incassi deludenti e il non unanime apprezzamento critico, considera importante. Dice che ancora oggi viene considerato una pietra miliare e amato da molti.
      Grazie per essere passato, buona giornata

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...