Stephen Colbert, la Cbs e due cose sul cambiamento

What you’re going to get is the real Stephen Colbert. He said it’s time to do something different. If he’s going to be on our air for 20 years, as we all hope, it’s not humanly possible to keep that character going.
Les Moonves, CBS CEO
I won’t be doing the new show in character, so we’ll all get to find out how much of him was me.
Stephen Colbert

I fatti sono noti a chi segue i Late Show americani, quei programmi di satira con ospiti checolbert1 ironizzano su politica, media e attualità. David Letterman per decenni presentatore del Late Show sulla CBS, nel 2015 andrà in pensione. È di pochi giorni fa l’annuncio del suo rimpiazzo con Stephen Colbert, mattatore di The Colbert Report su Comedy Central.

Questo indubitabile “salto di carriera” per Colbert (più audience, più “potere”, più autorevolezza) vorremmo usarlo come grimaldello per alcune considerazioni generali su media, carriera, giovinezza, maturità.

Dal piccolo al grande
Comedy Central è un canale via cavo (e via satellite) posseduto da Viacom, ha i suoicolbert2 abbonati e una circolazione che non è pari a quella di uno show su una rete via etere che ha un pubblico potenziale molto più numeroso.
Comedy Central non è certo un canale “piccolo”, ma è pur sempre il figlio ribelle e trasgressivo che la famiglia per bene adora ma tiene separato dai fratelli più grandi e responsabili.
La CBS è il canale grosso in cui tutti sognano di approdare.
Si inizia con un piccolo editore e poi si passa al leader, si comincia con la piccola tv locale e si approda al network nazionale, si comincia con un blog in cui si scrive gratis e si arriva a scrivere a pagamento, si parte da una web series fatta in casa ed eccoci proiettati alla HBO o a Showtime.
(Sia chiaro, Colbert prendeva un sacco di soldi a Comedy Central, ne prenderà ancora di più alla CBS, la metafora fa presa con prudenza).

È un percorso naturale e alla fine inevitabile.

Dal piccolo al grande: perdita di libertà o crescita?
Finché lavoro nel piccolo giornale posso scrivere quel che voglio, con la libertà che voglio, colbert3una volta che entro nel grande gruppo editoriale accetto le regole del gruppo.
C’è un momento in cui si smette di essere i cazzoni adolescenti e ribelli e si entra nel “sistema”, accettandone le regole, i piccoli compromessi, cercando di non essere troppo “pesanti” (si dice così no?) o “polemici”. Alcuni non vogliono e rinunciano, quasi tutti lo fanno. Per sicurezza economica, per gratificazione (hey raga, ora sono alla CBS!), voglia di provare una cosa nuova, per mille motivi tutti giusti.
Non sempre però per crescere è necessario lasciare il piccolo per il grande. Importante è crescere, cambiare, non necessariamente “diventare adulti” nel senso di perdere innocenza, irriverenza, o smettere di essere cazzoni. Semplicemente guardare a nuove sfide e non sedersi sulla rassicurante routine, essere curiosi, incoscienti e ottimisti. E voglio pensare che Colbert l’abbia presa in questo senso.
A volte crescere significa sacrificare un po’ della propria libertà. Ma essere liberi totalmente forse è davvero una cosa “for young people”.
“Galloping around the cosmos is a game for the young, Doctor.”, direbbe il capitano Kirk. Salvo poi ricredersi.

Questione di target
Il mezzo è il messaggio. Spostarsi dal target “giovane”, trasgressivo, liberal, aperto dicolbert4 Comedy Central a quello più “tradizionale” della CBS comporterà una ridefinizione dei contenuti dello show, anzi comporterà uno show del tutto nuovo.
(Ri)fare Letterman è escluso naturalmente, fare il “Colbert” è ugualmente improponibile. Restano le incognite legate alla scrittura di uno show che non deve “scandalizzare” ma essere quietamente divertente, di certo non arriveranno le accuse del Parents Television Council (una sorta di Moige americano) piovute di continuo addosso a The Colbert Report.
La sfida, dal punto di vista della scrittura si presenta ardua, anche perché molti dei fan di Colbert lo seguiranno sulla CBS aspettandosi non tanto lo stesso personaggio, quanto una identica “cattiveria” (quella satira alla Lucilio, aggressiva, autobiografica, carica di critica ai potenti e alla società. Recuperata poi da Giovenale in età imperiale).
E poi c’è l’incognita del pubblico tradizionale, abituato a Letterman. Non è come digerire il passaggio da Johnny Carson a Jay Leno. O sì?
Questo dipenderà da quanto Colbert innoverà in una formula consolidata e quanto resterà attaccato a un copione tradizionale che pubblico (e sponsor) si attendono.

Auguri Stephen, speriamo di ridere anche vedendoti sulla CBS.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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