Brevi da Cannes 2014 #3

Ultime visioni.

Mommy di Xavier Dolan

Rimproverare a un 25enne di essere esagerato, strafottente, entusiasta, debordante,mommy1 impudente, è davvero ridicolo.

Xavier Dolan scrive, dirige, cura i costumi, le scenografie, cura il montaggio, sceglie le musiche e i sottotitoli inglesi del suo film e fa bene.

Mommy è il nuovo giro di giostra del suo autore nel suo mondo semi autobiografico che da diversi anni offre al suo pubblico, sempre più numeroso.
Un nuovo confronto tra madre (madri) e figlio (figli) che mette in gioco l’amore, disperato, travolgente, sofferente, e le scelte che si porta dietro.mommy2
Diane detta Die vedova che più che vivere tira avanti si ritrova in casa il figlio Steve, adolescente problematico cacciato da tutti gli istituti del regno, per iniziare una difficile convivenza con lui, ragazzino privo della figura paterna, in disperato bisogno di affetto e attenzioni, ipercinetico e iperattivo ipervisionario e per questo “diverso”, difficilmente collocabile nel mondo dei normali (ogni riferimento a Dolan stesso è puramente voluto).

Alla prima donna/madre se ne affianca una seconda, Kyla, la vicina di casa madre e moglie, mommy3insegnante in temporaneo riposo per problemi di balbuzie, che vive in una famiglia che non la capisce, che per proteggerla la soffoca. Inevitabile l’empatia con Steve e sua madre, in un viaggio di crescita per tutti, attraverso il dolore e la separazione.

Non sono io che smetterò di volerti bene, sarai tu che un giorno smetterai di amarmi, è naturale sia così.
Diane a suo figlio Steve

Dolan non ha paura delle scene madri (sia consentito il buffo gioco di parole), cita spudoratamente Mamma ho perso l’aereo a sottolineare il lato bambinesco e immaturo di Steve, usa benissimo la musica e monta da dio. La scelta delle inquadrature si concentra sui dettagli, la costruzione della scena comunica sempre qualcosa di importante, niente è gratuito, semmai fin troppo sincero. E se l’enfasi può essere un difetto talvolta, non lo è in chi a 25 anni vuole buttare dentro un film tutto se stesso.

Leviathan di Andrey Zvyagintsev

Nella Russia contemporanea si gioca a tiro a segno coi ritratti dei leader del passato,leviathan Breznev, Stalin, Gorbacev, manca Eltsin, non era così importante, dice un personaggio regalando una nota umoristica alla scena. E i leader di oggi? Non sono ancora così vecchi, per loro c’è tempo.

Leviathan usa il paesaggio freddo e grigio del mare di Barents per raccontare la storia semplice di un uomo e della sua famiglia espropriato della sua terra dal sindaco locale che vuole edificare monumenti alla sua grandezza e corruzione.
Quasi come beffa si cita la pazienza di Giobbe che pur vessato dagli eventi sfortunati e domandando a Dio il perché tutto accadesse a lui, non ha mai perso la fede.leviathan2
Al nostro Nikolay tolgono la casa, la seconda moglie – che lo tradisce col suo avvocato e viene ripudiata dal figliastro adolescente – e la libertà, accusato e condannato per un omicidio, quello della moglie, che invece si è uccisa, lasciandosi accogliere dal mare che ha rigettato sulla spiaggia una balena, leviatano di cui rimangono solo le ossa, cadavere di una Russia che, a differenza di Giobbe, dopo tutte le ingiustizie subite ha smesso di avere fede e speranza in un futuro migliore.
Duro come i colori della fotografia di Mikhail Krichman, disilluso ma anche ironico, Leviathan non ha dentro di sé l’ideologia di un apologo politico, ma la raffinatezza di un articolo di giornale. Che non si dimentica.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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