Synecdoche New York, la vita è parte l’arte il tutto

Tu vivrai solo e morirai da solo
Mio padre quando voleva ferirmi

Questo monumento alla yubris che è Synecdoche New York arriva in Italia dopo la morte del suo formidabile attore, facendo comunque incassi ridicoli.synecdoche5
Certo, tirare fuori in estate un film tra i più pessimisti e malinconici che ci è stato dato vedere non è stata forse una grande idea.
Affrontare la visione, rivederlo dopo averlo visto anni fa è stato faticoso. Come molti film diretti da chi è prima di tutto uno sceneggiatore la parola è al centro e si fa storia e immagini e movimenti di macchina. Tutto è guidato dalla parola. E questo ci piace.
Caden è un regista teatrale (anche qui, parola più che immagine) che dopo un adattamento di successo e fintamente anticonvenzionale di Morte di un commesso viaggiatore (1) riceve una sorta di borsa di studio per mettere mano a un’opera teatrale. Nel frattempo la moglie lo pianta, misteriose malattie lo affliggono, un vago senso di morte imminente lo avvolge. E tutto questo viene buttato dentro la monumentale opera teatrale che mette in piedi. Per anni.synecdoche4

It’s not about dating, it’s about death! (l’alter ego del protagonista spiega su cosa si basa il film)
In un film sulla parola che tenta, senza successo di “spiegare” tutto il fraintendimento è uno dei motivi portanti della pellicola (anche Caden fraintende il suo essere malato?).
Synedcoche non è solo “la parte per il tutto” ma anche “una cosa per un’altra”.
Nella versione originale si apprezzano i giochi di parole (pipe inteso come tubo e pipetta per la droga, stool, come “feci” ma anche “sgabello” – c’è del sangue nelle mie feci dice Caden alla moglie. Sangue sullo sgabello del tuo ufficio? ribatte lei).synecdoche1
E i fraintendimenti di Caden con i medici: lui che capisce neurologist per oftalmologist e quando un altro medico pensa ci sia bisogno del “neurologist” Caden finge questa volta di non capire e dice “avevo capito “urologist”. Il neurologo colpisce la testa, più importante per l’Autore delle banali parti intime.
Sycosis (pustole sulle pelle) è differente psycosis, sembrano la stessa cosa ma non lo sono, dice Caden alla figlia. Meglio soffrire di una malattia fisica più che vedersi attaccata la mente.
Questa ossessione per il linguaggio, i polisensi, i fraintendimenti, la necessità della esattezza della scrittura (e quindi dello script) sono la vera “malattia” di Kaufmann sceneggiatore e del suo film, nonché di Caden.

L’artista e l’apprezzamento per il suo lavoro
Vorrei sapere che ne pensi (Caden alla moglie, sul suo spettacolo Morte di un commesso viaggiatore)
Non importa quel che penso io (ribatte lei)synecdoche2

La separazione è inevitabile. Se la moglie di Caden – anche lei artista, scultrice (opposizione tra arte di parola, effimera e arte materica) – ama l’esposizione mediatica, Caden cade nella solitudine, un ultimo tentativo, quello di cercare il consenso della moglie, figlio di una probabile insicurezza, asciugato poi dalla consapevolezza del regista di essere solo ma allo stesso tempo di cercare disperatamente di non esserlo.
Questo solipsismo masturbatorio dell’artista è metaforicamente reso dalla difficoltà di Caden di avere un rapporto sessuale.
L’Autore 

Il teatro è vita, la vita nel teatro
La lotta costante tra finzione narrativa e narrazione del proprio (e nel proprio) quotidiano, l’ossessivo e allo stesso tempo fallimentare controllo della messa in scena e il contemporaneo fallire nel controllo della rappresentazione della propria vita.synecdoche3
L’artista che cerca il riscatto dalla vita nell’opera. Ma qual è la parte per il tutto? Quanto la messa in scena diviene vita e la vita una messa in scena, i piani si confondono, la percezione dello spettatore si fa sfocata come quella del protagonista. Cosa è vero e cosa è fiction?
Caden vuole fare un’opera “onesta”. Ma siamo sicuri che essere onesti non sia la via che conduce al fallimento (artistico ed esistenziale)?
Una missione suicida, terminale, come la malattia che invade il corpus/corpo del regista e della sua famiglia (la ex moglie che tossisce, la figlia che appassisce fino a spegnersi).

It’s not about dating, it’s about death!
Morte (di un commesso viaggiatore) e del regista, l’arte che consuma la vita, la morte vera in scena – sogno esorcistico di ogni attore.synecdoche6
Il film è impregnato della morte di attori (in scena e fuori scena) della morte delle persone vicine a Caden e della morte finale del regista che si spegne nell’enorme scenografia dell’opera necessariamente (in)compiuta.
Rispetto alle altre morti (quella del suo alter ego che muore per amore, quella della moglie e della figlia che si spengono per malattie vere), quella di Caden è paura di morire.
La paura di morire che spinge a lasciare un testamento, a comprimere e insieme espandere TUTTO.
Il fallimento è ovviamente inevitabile, ma consapevole. Caden e Kaufmann sanno che losynecdoche7 scopo non è realizzare un’opera, ma avere una idea e poi ancora una, e andare avanti a tentare.
So come raccontare questa storia, ripete Caden ogni tanto durante il film. Forse ha capito come fare o forse è l’ennesimo tentativo.
“Questo è tutto” dice la protagonista dell’opera teatrale nonché nuova moglie di Caden, che poi, anche lei, uscirà di scena.
Oltre un film, Sinedcoche New York è il racconto (in)felice e pieno di ironia (uno dei modi migliori di esorcizzare la morte) della (im)possibilità della messa in scena. Il fallimento della scrittura di fronte alla sua concretizzazione, la frustrazione del narratore di fronte al passaggio dalla pagina al palcoscenico.
Non si è felici quando si è soli ma tentare di stare insieme è davvero difficile.

Questo post è stato scritto sotto influenze stupefacenti (no, non è vero. Sì lo è. No, non lo è. Lo è?)

(1) Piece che, ironicamente, vedi i casi della vita, Hoffman porterà a teatro nel 2012.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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