The honourable woman, lezioni di politica e di televisione

Si resta sempre ammirati dalla capacità delle serie UK di dire tanto in pochi episodi (sonohonourable1 8 e si chiude lì) (1), e del coraggio di affrontare argomenti delicati (i rapporti Israele/Palestina, di drammatica attualità in questi mesi, coincidenze fortunate del marketing) con capacità drammatiche formidabili e un senso della narrazione che restituisce la complessità delle situazioni senza semplificare, senza risolvere, senza gratificare il pubblico delle risposte che chiede.

The Honourable Woman (BBC2 in UK, Sundance TV in USA) è fondamentalmente unhonourable4 racconto sulla fiducia in una storia/Storia che vive della sfiducia reciproca. Israeliani e palestinesi (con)vivono nella reciproca diffidenza, nella pervicacia delle posizioni, nel rifiuti di capirsi e di capire perché non c’è mai davvero la voglia di parlarsi. 

Nessa Stein (Maggie Gyllenhaal) che ha perso in un attentato il padre industriale, figura di spicco del sionismo, cerca insieme al fratello di usare la Fondazione Stein per connettere i due popoli, letteralmente, cablando la regione, creando una università aperta a tutti (israeliani ebrei e arabi israeliani). Condividere, informarsi, parlarsi. Una iniziativa economica che è anche una evidente metafora.honourable2
Stretta tra un fratello ricattato, i servizi segreti inglesi e americani in lotta tra loro, la diffidenza dei palestinesi, l’indifferenza degli israeliani e i terroristi che ne vogliono fare una martire, ognuno per la sua causa, Nessa trasmette la fiducia di chi ci crede sapendo sia impossibile, con quel senso di predestinazione di chi è votato (anche lei) a una causa infelice. Il sogno è spezzato, il cuore è rotto, la fiducia tradita, ma gli occhi sono ancora al cielo in cerca di una nuvola di speranza.
Nessa, che a casa dorme in una stanza blindata per evitare rapimenti notturni, è come prigioniera del suo idealismo ancorato dal realismo di chi ha perso l’innocenza da tempo ma non smette di credere a un sogno impossibile.

Senza spettacolarizzazioni all’americana – anche se lo stile Homeland ha fatto scuolahonourable5 anche in UK (basti la sigla) – e con una forza narrativa spiccatamente britannica, The Honourable Woman ci racconta la complessità della crisi tra Israele e Palestina meglio di tanti saggi politici, criticando il chiacchiericcio della politica, la spregiudicatezza dei servizi segreti, l’ambiguità della diplomazia, ma non dimenticando, al di là delle specifiche della trama, di essere fiction e farsi anche racconto sulla (mancanza di) fiducia, sulla speranza, sui valori in cui si crede e fin dove si è disposti ad arrivare per essi e sul senso di colpa che ci porta a fare cose stupide. 
Ad un certo punto, a proposito dei tentativi di dialogo, un personaggio dice: “perché si sforzano tanto?”. 
Il merito di questa bella serie non è quello di dare una risposta (che non c’è?) ma di spingerci a farci questa domanda.

(1) Lo show runner della serie, Hugo Blick ha detto che non ci sarà una seconda stagione, la serie è finita così. E gliene siamo grati.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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