Pasolini, di Abel Ferrara

Ci vuole coraggio e la passione per i morituri di Abel Ferrara per affrontare un personaggio come Pasolini, tra quelli piùa rischio di santino insipido, censure programmatiche, narrazione lineare for dummies.pasolini1

Ma Ferrara è regista poco incline ed evita la trappola del biografismo didascalico e addormentato, sceglie di raccontare solo l’ultimo giorno di una vita senza però – come hanno fatto altri – caricare quel giorno di “significati” apodittici o rimandi  e ricordi. Il risultato è un film felicemente frammentario, quasi abbozzato, che viaggia si apre e chiude con due risvegli (quello del sereno figlio e quello drammatico della madre) e procede per capitoli, digressioni, abbozzi, frammenti, allo stesso modo di Petrolio, ultimo romanzo incompiuto dello scrittore, ricco di pagine forti e cariche di potenzialità solo in parte espresse.

L’artista è chiamato a riflettere sulla propria opera e sul suo narrare, occorre superare lapasolini2 forma romanzo e raccontare con un nuovo linguaggio, più vicino al saggio (e questo Pasolini lo diceva 40 anni fa, ben prima che David Foster Wallace irrompesse con tutta la sua vitalità ribaltando narrativa e saggistica) (1) lasciare che la letteratura cerchi la verità, scandalizzare come forma di atto politico, e non è un caso che il film si apra con alcune inquadrature di Salò, il film più politico e arrabbiato di Pasolini, uscito postumo.

E Petrolio – coi  suoi personaggi – irrompe in tutta la pellicola di Ferrara, dalla scena dipasolini3 sesso coi ragazzi di vita in camporella, al mescolamento del protagonista nei salotti non tanto buoni della politica e della finanza.
E l’urgenza dello scrivere, la voglia/necessità di fare cinema, il vivere pericolosamente ma senza istinti suicidi, la rabbia per un mondo perduto e la consapevolezza di una (im)possibile (ri)conciliazione. La scalinata per il paradiso non porta da nessuna parte. Forse è davvero il caso di sedersi e aspettare. Qualcuno passerà.

(1) Ed è un curioso caso che entrambi siano morti lasciando un romanzo incompiuto di formidabile spessore. Se Pasolini era necessariamente un narratore analogico, Wallace è stato scrittore digitale, forse per questo più in sintonia coi lettori di oggi.
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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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