Goltzius and the Pelican Company, formidabile Greenaway

(Ri)affermare in modo (pre)potente la propria idea di cinema, i temi cari su cui si ragiona goltzius7e si vuole fare ragionare il pubblico senza rinunciare a “intrattenerlo”, che poi è ciò che chiede il torbido Margrave (una sorta di Marchese) d’Alsazia a Goltzius, l’incisore e stampatore protagonista della storia. Greenaway in modo instancabile e con formidabili risultati prosegue il suo difficile dialogo con il pubblico (e con parte della critica).

Goltzius and the Pelican Company, seconda parte della trilogia dedicata ai maestrigoltzius2 olandesi (la prima, Nightwatching era per Rembrandt), mette in scena temi su cui il regista non manca mai di ragionare ed esce finalmente anche in Italia dopo due. Lo abbiamo visto a teatro, luogo insolito e affascinante in cui vedere un film – anche se forse la visione in sala (che arriverà a breve) sarebbe stata più adatta – ma certo migliore di chi lo ha già visto con altri mezzi.

Le parole. In principio era il verbo, dice l’Antico testamento – 6 tabù ivi raccontati sono messi in scena dalla compagnia di Goltziusgoltzius6 in modo che egli possa ottenere la commessa del Margrave di Alsazia della incisione e stampa di immagini bibliche piuttosto lucrosa. 
E in effetti mentre all’inizio del film Goltzius inizia a raccontare la storia della sua avventura in terra di Alsazia, le sue parole si scrivono sullo schermo. E la scrittura è impressa anche sul corpo di Ewan McGregor ne I racconti del cuscino, altro formidabile film di Greenaway. 
Ma è forse un gioco del regista, per cui è vero che in principio era l’immagine. Le parole scritte sul corpo di Ewan sono destinate a scomparire e quelle dei racconti biblici messi in scena dalla Pelican Company di Goltzius sono così blasfeme da scatenare l’odio verso l’autore, per non parlare di quelle della Bibbia, così ambigue, illogiche, e bisognose di una cieca fede per essere accolte. L’immagine invece è lì, con tutta la sua potenza espressiva, diretta, brutale ma onesta.

L’immagine. La quantità di informazioni che Greenaway mette in una inquadratura è unagoltzius3 vera provocazione allo spettatore, impossibile assorbirle tutte, si vorrebbe un fermo immagine per analizzare ogni singolo dettaglio, come facciamo quando siamo di fronte a un quadro. Davvero in questo senso quel che si dice ha meno importanza di quel che si vede. E qui sta l’aspetto etico, non solo estetico del cinema di Greenaway a mio parere. Il regista non vuole che guardiamo il suo film (come quei blockbuster che stimolano solo reazioni pavloviane ad un pubblico anestetizzato), ma che lo vediamo. Occorre uno sforzo, e si può soccombere, distogliere lo sguardo, non accettare. Invece non bisogna smettere di guardare.

Il tradimento. Thomas Boethius, colui che nella Pelican Company ha scritto la messa in scena dei 6 tabù narrati nell’antico testamento (fornicazione, incesto, adulterio, seduzione di uno più giovane, prostituzione e necrofilia) ha peccato di blasfemia e il Margrave lo imprigiona significativamente dentro una gabbia appesa come Iago, il traditore di Otello.

Sesso e nascita. La procreazione come necessità di prosecuzione della specie (Lot che fa goltzius1sesso con le figlie per consentire la prosecuzione del genere umano, Adamo ed Eva che scoprono il piacere del sesso e così procreano dando origine al genere umano, Davide che seduce Betsabea, moglie di un suo soldato e la mette incinta, segnando la vita del figlio che Dio farà morire, perché nato da un adulterio) ma anche come fonte di piacere, desiderio, però punito (il tradimento della moglie infedele come il desiderio di un uomo per un uomo). L’esibizione del piacere attraverso capezzoli turgidi e peni in erezione esibiti dagli attori (1), la nudità esposta o con volontà seduttiva. Il sesso osservato voyeuristicamente in entrambe le direzioni (piacere nel guardare e piacere nell’essere guardati). “Forse dovremmo imparare a fare in privato quel che abbiamo fatto in pubblico” dice lo stampatore alla sua amante dopo che hanno finalmente fatto sesso in modo stupendo davanti alla platea. 

Morte. Il regista ha ripetuto che ci sono due cose sicure e comuni a tutti gli esseri umani:goltzius8 due persone hanno fatto sesso per generare un essere umano, e prima o poi quell’essere morirà. La morte che ci accomuna tutti, incombe sempre nel cinema di Greenaway, inevitabile, attesa, tragica.

Teatro. Il formidabile senso della messa in scena e l’uso degli spazi, rende il cinema di Greenaway teatro tridimensionale, in questo superando qualsiasi effetto speciale o meraviglia tecnologica. Greenaway si impone l’uso e riuso degli stessi ambienti, come si farebbe appunto a teatro, sorprendendo sempre lo spettatore e riempiendolo di informazioni. Il teatro è la (vera) vita? L’amante che riescegoltzius5 finalmente a soddisfare di nuovo la sua donna solo esibendosi in pubblico, la rappresentazione teatrale, le metafore bibliche che divengono realtà tragica (o comica), il Marchese d’Alsazia che deve defecare in pubblico in omaggio a una tradizione, raccogliendo applausi quando il plof annuncia la caduta del pezzo di cacca nel water, e ancora l’attrice spinta a esibirsi per riavere il suo amante, l’attore spinto a esibirsi per regalare la sua bellezza allo sguardo lascivo del pubblico. Il teatro è forse la forma d’arte più vicina alla pittura, ma è anche fragile, irripetibile, necessario e insufficiente.

L’artista. L’artista è colui che rivela la verità, subisce censure ma cambia il mondo che attraverso. Dopo l’avvento di Goltzius l’Alsazia non sarà più la stessa e sarà un luogo in cui ritornare.

Narratore di storie. “Il cinema è troppo importante per lasciarlo ai narratori di storie”. Nonostante quel che ha detto, io non credo che Greenaway non sia un narratore di storie, è sicuramente molto esigente col suo pubblico, richiede molta attenzione, e, mischiando videoarte, cinema, teatro, raccontando e insieme insegnando, fatica. Ma sono ben ripagate, se si ha voglia non solo di guardare ma di vedere.

(1) Greenaway non ha timore del nudo frontale maschile e lo usa sempre quando gli serve.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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