La storia della principessa splendente, magia Takahata

Strano destino quello dei film dello Studio Ghibli in Italia. Privati di una distribuzioneprincipessa3 “normale”, escono come “eventi”, tre giorni di programmazione (che ovviamente non includono il weekend) e poi spariscono. Come se la distribuzione italiana – nella specie la Lucky Red – non avesse fiducia in una modalità alternativa a quella americana di fare animazione.

Peccato, perché La storia della principessa splendente è un piccolo capolavoro poetico in cui la sempre formidabile magia malinconica di Isao Takahata emerge in tutto il suo nitore.
C’è sempre nelle opere di Takahata un dolore vero un senso di perdita ineluttabile che è laprincipessa2 cifra del regista, un destino cui i personaggi non possono sottrarsi, dibattendosi lottando contro quella che è la serena accettazione del proprio posto nel mondo.

La neonata trovata in un bambù dall’anziano tagliatore che la alleva come una figlia, viene a portare gioia nel mondo rurale cui appartiene. Divenuta adolescente dopo una crescita prodigiosa i genitori lasciano la campagna per la capitale dove tentano il salto sociale grazie a un inaspettato mucchietto di oro che il tagliatore di bambù trova nel bosco. principessa1
La principessa splendente riceve l’educazione di una dama e arriva ad interessare i nobili locali e perfino l’imperatore vorrebbe sposarla.
Il suo destino non è quello ma nemmeno quello di vivere nei boschi coi suoi amici d’infanzia oramai cresciuti.
In realtà la principessa è una metafora che tocca prima il mondo rurale e la sua gente semplice e poi quello della città con le persone di rango superiore, i suoi riti soffocanti, le tradizioni da rispettare, la libertà assente.principessa4
Due mondi distanti tra loro ma anche distanti dalla principessa splendente, il cui destino è l’assenza di emozioni, il distacco, l’atarassia che unica conduce all’illuminazione.

Tratto da una storia popolare giapponese, La storia della principessa splendente ritrova nei disegni, in qualche caso semplici schizzi, la potenza della favola per immagini governata dalla capacità assoluta di Takahata di avvolgere anche i momenti di gioia, l’umorismo buffo dell’ipocrisia delle convenzioni sociali, di una malinconia straziante.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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