Diplomacy, la storia che si fa teatro di Schlondorff

È con curiosa sorpresa che apprendo che mentre domenica scorsa entravo al cinema Mexico di Milano per assistere a Diplomacy, l’ultimo film di Volker Schlondorff, lo stesso gesto era stato compiuto un paio di giorni prima dagli spettatori del Festival del cinema di Torino, dove il film ha fatto la sua comparsa.diplomacy2

Diplomacy ci racconta del governatore di Parigi – un aristocratico generale prussiano – che riceve l’ordine di radere al suolo la città. Siamo nell’agosto del 1944 la guerra i tedeschi la stanno perdendo e Hitler che ha sempre amato e invidiato la capitale francese non può sopportare di vedere Berlino distrutta e Parigi in piedi, di nuovo nelle mani dell’odiato nemico, dopo che essa “ha aperto le gambe” ai tedeschi offrendosi senza combattere. Così dice sprezzante il generale von Choltitz che ha già fatto minare i punti strategici della città.?????????????????????????????????????????????
La comparsa nella sua stanza dell’Hotel Meurice – quartiere generale tedesco – del diplomatico svedese Raoul Nordling aprirà un confronto verbale tra i due uomini: il primo, arrivato da poco a Parigi è un ufficiale abituato ad obbedire agli ordini, non sente il fascino della città, non vuole arrendersi all’evidenza di una guerra perduta; il secondo, rappresentante di un paese neutrale, è animato da un amore sconfinato per la città in cui ha sempre vissuto, ne conosce ogni anfratto, persino i segreti di quell’Hotel, di quella stanza in cui i due uomini si confrontano.

La Storia – almeno al cinema – è fatta di persone/personaggi che la (ri)scrivono, la storia èdiplomacy4 fatta di luoghi, nella specie una camera d’albergo, la parte per il tutto, dove il tutto è il meraviglioso panorama di Parigi che si vede dal balcone, ammirato con gli occhi lucidi da Nordling che lotta per non vederlo raso al suolo.
E la storia/script è fatta di parole, idee e ideali che si confrontano, duellano, l’irruenza militare che usa parole come piombo contro la felpata diplomazia che pesa ogni singolo vocabolo, ed è inutile dire che per i feticisti della parola sono proprio questi duelli verbali ad essere il maggiore godimento del film.
Tutto in una notte, le parole giuste le trova il diplomatico che fa leva su un sentimento potente la memoria, come si vuole essere ricordati dai posteri. Il generale sarà ricordato come colui che ha salvato Parigi.diplomacy3

Schlondorff che trae il film da un popolare testo teatrale e si affida ai due formidabili attori che già lo portarono in scena (il sempre meraviglioso André Dussollier e Niels Arestrup) soffre un po’ l’impianto teatrale ma fortunatamente sfugge l’enfasi concentrandosi sulla forza della parola e del gesto attoriale, e tradisce la sua ansia di fare didattica, il suo amore sconfinato per Parigi che rende il film quasi una lezione di storia (dell’arte) ad uso delle scuole, ideale per una proiezione in classe o a casa, tutti insieme in famiglia. 

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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