The imitation game, Turing o dell’equivoco

Chissà, forse c’è un grosso equivoco dietro The imitation game di Morten Tyldum. Non si tratta del racconto convenzionale di un pezzo della vita del celebre (oggi) matematico Alan Turing né della storia senza guizzi di come la decrittazione del codice Enigma fece vincere prima la guerra agli alleati, né della narrazione spenta di un brillante uomo di scienza che per il solo fatto di essere omosessuale nell’Inghilterra di inizio anni ’50 fu sottoposto a castrazione chimica e spinto al suicidio.???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

Si tratta forse della storia di quanto sia complicato capirsi tra esseri umani, di come sia difficile capire chi è diverso da noi e di come alcune persone siano costrette ad essere normali in un mondo che spesso non ha la chiave per decifrare chi non risponde a quelle caratteristiche che gli altri si aspettano di vedere soddisfatte.

Turing tra l’altro, inventò il “test di Turing”, un metodo di domande che consentiva di capire se il proprio interlocutore fosse un essere umano o una macchina.imitation2 Il test di Turing lo si fa anche tra esseri umani però, inconsapevolmente, e chi dà le risposte sbagliate è un freak, un mostro, come Turing è inizialmente considerato dai colleghi e anche da Joan Clarke unica donna del gruppo che lavorò alla decrittazione e sodale del matematico – nella ricostruzione cinematografica chiaramente (meglio inserire sempre una donna accanto all’uomo) -, l’unica che fosse riuscita in qualche modo a decifrarlo.

È tutto un problema di decrittazione, di comprensione dei singoli codici di ogni essere umano. Dopo la decrittazione arriva la comprensione e la consapevolezza che siamo o possiamo essere diversi. L’omosessualità di Turing unita a quel certo autismo che viene (eccessivamente) enfatizzato nel film, lo rendono ancora più diverso.imitation3

Se accettiamo questa interpretazione – secondo cui la storia della vita infelice del brillante matematico o quella della scoperta che salvò il mondo quasi non sono che un McGuffin attorno cui ruota la storia della difficoltà degli uomini di comprendersi e comprendere chi non ragiona come la maggioranza delle persone, e della disperata ricerca dei codici per essere più felici – allora il film acquista una inaspettato interesse.

Certo ci sarebbe voluto un regista capace di lavorare di fino e avremmo avuto un film miglioreimitation4. C’è modo e modo di fare arrivare una storia a tutti, fare appassionare il pubblico a quello che persino in alcune facoltà di matematica è – ancora oggi – uno sconosciuto, mentre il regista fa un lavoro convenzionale, la matematica è semplice per tutti, la storia è raccontata in modo chiaro e convenzionale. La Weinstein Company ha speso 7 milioni di dollari solo per la sceneggiatura, è chiaro volessero un film in grado di ripagarli.

L’opera risulta un prodotto acchiappa premi, con attori come Benedict Cumberbatch e Keira Knightley (e quel figo di Mattew Goode) che sanno coinvolgere, e quel filo di interesse in più, se solo la si decifra con la chiave giusta.

In un mondo di persone normali solo i mostri ci salveranno

Questa è la frase che ho scelto molti anni fa come sottotitolo del blog. La scelsi per amore del cinema horror degli anni 30 (amore condiviso anche con un ragazzo stupendo con cui sono stato insieme felicemente 4 anni) e dopo avere visto un film, Demoni e Dei sulla storia del regista di Frankenstein James Whale.?????????????????? Il mostro Alan Turing, il freak, l’essere umano formidabile (monstrum in latino vuol dire prodigio, straordinario) destinato però proprio per questo a restare solo, ha salvato le persone normali. Al momento sono solo anche io ma non posso vantare un cervello come quello di Turing, non sono un essere straordinario e non ho nemmeno a tenermi compagnia un prototipo di computer che si chiama Christopher, come l’unico amore di Turing, quel compagno di studi liceali morto prematuramente. Chissà, un giorno decifrerò qualcuno o il messaggio in codice che ho mandato verrà finalmente risolto. In 6 minuti, come un cruciverba.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2014. Contrassegna il permalink.

4 risposte a The imitation game, Turing o dell’equivoco

  1. zioluc ha detto:

    Il nome esatto è Turing.

  2. Souffle ha detto:

    ti rigrazio molto 🙂

  3. alessia ha detto:

    finalmente qualcuno che ha capito davvero il punto del film. Sono settimane ormai che mi giro nella frustrazione, quasi nessuno è riuscito a guardare oltre e a vedere davvero il discorso che the imitation game porta avanti e vuole trasmettere. Grazie per questa recensione 🙂

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