American sniper, patriottismo Eastwood

Ogni volta che esce un film di Clint Eastwood la critica è messa a dura prova. A destra si american5cavalca l’onda “fascista” sbagliando bersaglio e a sinistra pur inquadrandolo bene nel mirino, si ammette che il regista sia patriottico e conservatore ma…, cercando di minimizzare, come si fa con un amico che si adora ma il cui pensiero politico ci dà fastidio.
Come direbbero in Toscana “ma” una sega. Eastwood è un regista conservatore (nello sguardo e nel modo di girare prima di tutto) e patriottico, ma di quel patriottismo senza enfasi che non piace a tutti gli americani poco inclini a capire le ragioni dell’altro da sé. Eastwood comprende l’altro, non ci empatizza ipocritamente come si fa spesso a sinistra ha uno sguardo asciutto e pietoso e di rispetto. Detto questo ama il suo paese e gli uomini che lo difendono.
Per capirci, ci sono due tipi di conservatori, Tom Clancy che nei suoi romanzi è tutto enfasi e retorica un po’ fascista e quelli come Eastwood che amano il proprio paese ma non hanno bisogno di dimostrarcelo mettendo la mdp su una gru, sparando la musica e facendo una panoramica dall’alto (capito Spielberg?).american1

Scusate le metafore da cecchino usate sopra, ma American sniper parla proprio di lui, del cecchino più infallibile della storia militare americana, Chris Kyle (un bravissimo Bradley Cooper), un eroe che la guerra ha distrutto, allontanato dalla famiglia, che il senso del dovere e un patriottismo di ritorno (risvegliato dall’11 settembre) hanno messo in una bolla che lo tiene separato dalla vita post guerra e che quando sembra avere recuperato, essere uscito dagli orrori che solo un cecchino può inquadrare nel suo mirino, viene colpito da fuoco amico.

Shoot this son of a bitch and let’s go home

La cosa che colpisce in questo nuovo formidabile esempio di un percorso filmico tra i piùamerican2 coerenti della storia del cinema recente (e c’è da dire che si tratta di un film su commissione) è la chiarezza dello sguardo del regista, la pulizia dell’inquadratura, l’assenza di qualsiasi enfasi. Credo la frase sia di Hawks, ma è adattabile a molti registi western americani, filma (o spara) quel figlio di puttana e andiamocene a casa.
Se pensiamo alla macchina da presa sempre in movimento della Bigelow, ci rendiamo conto che siamo su due mondi (e sguardi) diversi.
La capacità di fermarsi un attimo prima dell’enfasi, della retorica senza rinunciare a dire/filmare la cosa giusta (che non necessariamente è quella che piace) si vede alla fine del film, quando inserti del funerale del vero Chris Kyle sono montati con voluto senso retorico, non per ridicolizzare un soldato americano (come avrebbe fatto magari un regista di sinistra) semplicemente per dire che in guerra non ci sono eroi ma persone che fanno il loro dovere. Il fuoco amico non è tanto la pallottola che ti puoi beccare a casa dopo averla scampata in territorio di guerra, quanto l’atteggiamento dell’opinione pubblica americana verso i reduci.

La guerra non è una bella cosa e Clint ce lo ricorda (lo ha sempre fatto ma questo nonamerican4 significa necessariamente che non sia giusta – vedi la vendetta de Gli Spietati), i cattivi sono da ambo le parti – il cecchino Kyle e il suo omologo Mustafà – ma l’ambiguità non fa bene, si sceglie da che parte stare (nessuna esitazione dice a Kyle ragazzino suo padre quando gli insegna a sparare e così fa Kyle a suo figlio).
American sniper non vuole fare una analisi del perché si è combattuto in Iraq (e dei motivi politici e dei cattivi americani contro i poveri iracheni), ci parla di un soldato che va in guerra per fare il suo dovere, perché ci crede, un uomo che vuole completare la missione, anche a rischio di perdereamerican3 tutto quello che ha costruito a casa. E Eastwood è dalla parte del reduce, di un americano indubbiamente medio che porta nell’uniforme la Bibbia ma non l’ha mai aperta, che ha fatto il suo dovere (che mica è sempre facile, a volte è orrendo, a volte spari a un bambino che ti sta per lanciare una bomba).
In questo è patriottico ed è per questo sguardo di rispetto che spesso a sinistra viene frainteso o minimizzato.american6
No, Kyle, il cecchino letale, non è un eroe (né lui si sentiva tale), è un uomo che ha fatto il suo dovere e la pietas del regista (analoga a quella di John Ford verso l’Ethan Edwards di Sentieri selvaggi) è uno degli ultimi sguardi di questo tipo rimasto nel cinema americano.
Superba prova fisica – in tutti i sensi – di Bradley  Cooper..

Un film è 50% sceneggiatura, 40% cast e a te come regista rimane il 10% per mandare tutto a puttane
Clint Eastwood

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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