Divorati, Cronenberg e lo sguardo che consuma

Non potevamo che aspettarci uno studio sul corpo (sui corpi) da Divorati, esordio del regista canadese David Cronenberg nella narrativa (Bompiani 18,50 €). consumed2

Due fotoreporter 2.0, Nathan e Naomi che vivono in simbiosi con la tecnologia, con la quale esprimono meglio il loro rapporto con gli altri e quello tra di loro, coppia nomade dall’equilibrio affettivo precario e sempre in discussione.
Due storie che li attraggono, lei verso la misteriosa morte della Célestine Arosteguy metà di una celebre e controversa coppia di filosofi, pare sia stata fatta a pezzi nel loro appartamento francese, mentre il marito Aristide è scomparso, non prima, pare di avere divorato parti del corpo della moglie.

Lui, da sempre attratto dai fotoreportage medici, incontra in Ungheria il dottor Molnàr, un celebre chirurgo noto per fare trapianti e operazioni poco tradizionali.consumed1

E ci sarà spazio anche per Roipe, un medico di Toronto specializzato in malattie veneree e per sua figlia, che non mancherà di attrarre Nathan, mentre Naomi si metterà a caccia di Aristide, finendo fino in Giappone.
Inutile aggiungere che le storie finiranno per intrecciarsi in una sorta di complotto internazionale che è puro McGuffin ad uso di lettore.

Quasi compendio letterario delle ossessioni che il regista ha riversato nei suoi film,consumed4 Divorati lavora sul fascino e l’orrore per i corpi mutilati, gli innesti, il desiderio di infliggersi dolore, dai taglietti che si produce la figlia di Roipe, alla voluttà con cui il dottor Molnàr opera i suoi pazienti, preferibilmente donne, con la chirurgia che diventa atto estetico. E poi c’è il cibo e il cibarsi dell’altro o di se stessi, che è anche metaforizzato dalla invadenza delle macchine fotografiche e delle videocamere di Naomi e Nathan, spettatori e qualche volta attori nel teatro tramico allestico da Cronenberg.

Dietro questo racconto delle perversioni sul/del/nel corpo, che non concede tregua alconsumed3 lettore, c’è anche una critica al consumismo – tutto occidentale – del corpo, che sia quello perfetto immortalato da una rivista patinata o quello mutilato appeso come quadro (forma d’arte?) nel ristorante di un chirurgo, ma a Cronenberg, né al libro servono proclami, è tutto lì, nella ipertrofia tecnologica che tutto consuma e divora con la sua fame di sguardo, ed è tutto lì, nella angolazione della camera, in quel primo piano (oh, se solo la mdp tornasse leggermente indietro sarebbe tutto chiaro! ma al lettore lo sarà nelle ultime pagine del libro).

Nathan e Naomi siamo noi?, così avidi di vedere, così desiderosi di filmare, registrare, fissare su dispositivi elettronici (oramai parte di noi) qualsiasi cosa, e incapaci di gestire rapporti se non mediati dal mezzo (medium), un mezzo che lentamente ci prosciuga e consuma (Consumed, suona in modo più affascinante e inquietante il titolo originale del libro). consumed5
Nathan e Naomi stanno insieme ma si sfuggono, si parlano in video, la morte di Celestine Arosteguy è vista attraverso foto dettagliate, Aristide, il marito in fuga, compare e scompare in filmati di scarsa qualità ma di avido interesse.

Cronenberg ci pone davanti alla realtà e alla sua rappresentazione, lo spettatore 2.0 – il giornalista, cioè colui che la realtà dovrebbe raccontarla – finisce per essere parte del flusso informativo, divorato da esso, da controllore a controllato, da soggetto che gestisce a oggetto che viene gestito. E ingannato. E noi con lui. L’orrore sta in questo.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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