Citizenfour, siamo tutti sotto osservazione

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(Person of interest – Tv Series)

Mentre mi immergevo sempre di più in Citizenfour, il documentario di Laura Poitras arrivato sui nostri schermi fresco di Oscar 2015, non facevo che pensare alla serie tv Person of interest, dove una “Macchina” controlla tutto quel che scriviamo, leggiamo, e ascolta le nostre conversazioni e conosce e geolocalizza i nostri movimenti. Lo scopo è quello di prevenire atti di terrorismo, ma le cose sono andate oltre.citizen2

Anche la Nsa (National Security Agency) americana aveva tale nobile scopo post 11 settembre, ma forse, finendo per intercettare i cittadini americani indipendentemente da un loro presunto coinvolgimento in atti criminali, ha intaccato uno dei più forti valori americani, il diritto alla privacy.
Le accuse alla Nsa di tale comportamento scorretto e anticostituzionale sono venute da un suo giovane impiegato Edward Snowden, di cui Citizenfour ci racconta la storia, dal primo contatto che ha avuto con la regista, al loro incontro, al coinvolgimento del giornalista del Guardian Glenn Greenwald che racconterà la vicenda facendo uno scoop mondiale. citizen1
Accanto alla storia del più imbarazzante caso di intercettazioni illegali che si ricordi (e di passaggio si rammenta che se gli Usa ascoltano, l’Inghilterra non è da meno) c’è la storia di un ragazzo americano di meno di 30 anni che crede ancora in quel che è giusto e combatte quel che è sbagliato, con quella vocazione al sacrificio protestante che impregna il popolo americano. 

Snowden ha un disperato bisogno di farsi ascoltare, contatta la regista del documentario e comincia la loro storia di fiducia e amicizia, che scorre insieme alla Storia del furto dei documenti coperti da segreto e della loro diffusione. Una storia quella tra Laura ed Edward fatta di messaggi cifrati e incontri in camere d’albergo, entrambi, Laura e Edward, animati dalla voglia di fare conoscere, di raccontare, consapevoli che probabilmente alla fine non si rivedranno più, persone entrambe in fuga, attente ad ogni tasto digitato, ad ogni parola pronunciata, ad ogni computer accesso, ad ogni telecamera di sorveglianza puntata. Edward lo intravediamo in Russia, insieme alla sua fidanzata, si è rifugiato lì, ancora per poco. Il futuro è una incognita vissuta in paranoia.citizen3

Citizenfour racconta senza enfasi – con quel coinvolgimento emotivo freddo in cui il giornalista sa stare in disparte rispetto alla storia e al suo protagonista (che vengono prima del suo ego) – del superamento di una linea tra Stato e cittadino tra sicurezza e privacy. Ma c’è di più, Citizenfour ci parla anche della perdita di identità del cittadino di fronte allo Stato, del diritto al disaccordo, del diritto a una immagine privata che può essere diversa dalla pubblica (opinioni in libertà dette al telefono con un caro amico che non si ripeterebbero in pubblico) e mette al centro di un racconto ad un tempo intimo e privato e insieme pubblico e universale, una domanda che è la cifra del mondo della comunicazione 2.0. Abbiamo come cittadini il diritto, nelle nostre conversazioni private, nella nostra cameretta, a cena con amici, in un messaggio o una lettera inviata a un’altra persona, di esprimere opinioni “politicamente scorrette”, idee non convenzionali, criticare il Governo o le istituzioni, in altre parole fare libero esercizio del pensiero senza che lo Stato ci ascolti? 

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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