Mia madre, Moretti e lo smarrimento delle parole

Le merendine di quando ero bambino non torneranno più… Mammaaaaaa Mammaaaa
(Palombella rossa – 1989)
Cos’è questo film? È la storia di un pasticcere, trotzkista… Un pasticcere trotzkista nell’Italia degli anni ’50. È un film musicale. Un musical.
(Caro diario 1993, ma anche Aprile, 1998)

Nanni Moretti torna a parlare di sua madre, in altri film figura solo accennata, evocata, quimiamadre1 al centro di una storia di perdita e di lascito.
Giovanni (Nanni Moretti) è un ingegnere premuroso e attento, Margherita (Margherita Buy) un regista anaffettivo e pieno di manie e rigidità – una sorta di alter ego femminile di Moretti stesso. Si dividono entrambi al capezzale della madre, che in ospedale sta lentamente spegnendosi. E mentre Giovanni si prende una aspettativa dal lavoro per occuparsi della madre, ma anche riflettere sulla sua esistenza, Margherita tenta di completare un film sul mondo del lavoro con un attore americano, cercando una concentrazione che sembra abbandonarla.

Mia Madre è un altro fondamentale tassello nella filmografia intimista morettiana, mamiamadre3 rappresenta una evoluzione, uno scarto, di scrittura, in parte di regia. Un racconto di smarrimento di parole, idee, il regista che non comprende più il mondo e non trova la cifra giusta per raccontarlo ma neanche per indignarsi.

Le parole sono importanti! Ma come parlaaaaa (Palombella rossa – 1989)

I personaggi centrali del film – tranne Giovanni interpretato da Moretti stesso – hannomiamadre2 smarrito le parole. La madre, ancora oggi adorata insegnante di liceo, non ha la forza di completare una frase scritta, Margherita non sa trovare le parole giuste da fare dire ai suoi attori, il protagonista americano del suo film (John Turturro) non ricorda una sola battuta del copione, confessando poi alla regista che lo accusa di lassismo, di andare in giro con le foto della troupe perché altrimenti non ricorderebbe i nomi di nessuno.

Devi essere nel personaggio ma anche fuori dal personaggio, devo vedere l’attore accanto al personaggio (indicazione della regista Margherita ai suoi attori)

Il percorso narrativo di Mia madre racconta la crisi di due figli di fronte al lento spegnersi della madre, e di personaggi smarriti, Giovanni (che è evidentemente Nanni..), Margherita (che è l’alter ego di Nanni), si trovano in una fase di stallo.

Io allora dicevo cose giuste e oggi sono uno splendido quarantenne (Caro diario – 1993)

Per ricominciare occorre uno scarto, del regista e dei suoi personaggi. “Esci dagli schemimiamadre4 per una volta” dice Giovanni a Margherita ed è un suggerimento che Moretti dà a se stesso. Smarrite le parole per dirlo, non trovando (più) le parole giuste da dire forse è meglio fermarsi, come fa Giovanni che si licenzia, come fa forse Margherita che finisce un film che forse però non uscirà mai in sala.

La perdita di punti di riferimento, una madre, una ideologia politica, ci lascia a volte attoniti, smarriti, afoni, e vaghiamo nelle stanze vuote in cui un tempo c’era quella persona che è mancata cercando suggerimenti, risposte o semplicemente nuove parole.

Il regista non ama la retorica – e lo dichiara anche nel film – né le scene madri, l’elaborazione del lutto (vedi anche La stanza del figlio) è dolorosa ma mai spettacolare. In questo caso poi non vi sono scene che di seduzione della commozione e della lacrima facile, la commozione, quella vera, arriva alla fine, quando è il momento. Lo stile semplice mai forzato ci fa concentrare maggiormente sui personaggi

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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Una risposta a Mia madre, Moretti e lo smarrimento delle parole

  1. laulilla ha detto:

    gran bella recensione, sulla quale concordo, come puoi vedere tu stesso qui
    https://laulilla.wordpress.com/2015/04/23/mia-madre/

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