Giovani si diventa, agrodolce confronto generazionale di Baumbach

Jamie:: Nobody own anything. If I hear a song I like, or a story, It’s mine. It’s mine of use, It’s everybody’s
Josh: No, it isn’t. That’s not sharing Jamie, that’s stealing
Jamie: It’s an old man talk
Josh: I’m an old man

Noah Baumbach regista ebreo di NYC, il Woody Allen della mia generazione (è del 1969) torna con una commedia agrodolce intergenerazionale sul disagio dei 40enni in un mondo che non capiscono (più). Frances Ha guardava con affetto una donna che non desidera crescere (o desidera farlo a suo modo), Giovani si diventa (While we’re young) guarda a due 40enni che stanno capendo come crescere, incastrati con amici che hanno figli e si domandano come mai loro non ne vogliano.while
Josh e Cornelia (Ben Stiller e Naomi Watts) si amano, non hanno figli, sono assorbiti dalle loro carriere e si sentono “liberi” anche se questa libertà non la hanno mai davvero usata. Incastrati in una esistenza senza sobbalzi, da 40enni un po’ rassegnati, incappano in una coppia di 25enni, intellettuali, fighetti senza troppo evidenziarlo, lui, Jamie, documentarista che ammira le opere di Josh e sopratutto del suocero, pioniero del documentario americano.

L’irruzione della vitalità di questi due giovani, esalta la coppia di 40enni, il confronto “autentico” li ispira, l’egocentrismo è alimentato dal ragazzo che pare ammirare sinceramente l’uomo più grande. Anche se poi Josh scoprirà essere usato.while2

Il confronto con due 25enni che (ri)scoprono cose che ti sono appartenute, come le canzoni anni ’80, Rocky III, la macchina da scrivere, il vinile, l’energia, l’entusiasmo sincero e appassionato di chi assorbe tutto e ti restituisce con una generosità sorprendente molto, il 25enne che accetta che paghi il conto senza opporre la formalità di un “no, dai faccio io”.

E poi c’è il confronto con i coetanei 40enni che sono preoccupati perché frequenti 25enni,while7 mentre loro parcheggiano i bambini dai nonni per una sera e organizzano la festa noiosissima in cui si fanno le sciarade.
Baumbach gioca sul ribaltamento degli stereotipi, la coppia di 25enni rigetta la tecnologia, spinge a trovare risposte a domande senza immediatamente “googlarle” (come facevamo noi all’università quando google e internet non c’erano), gioca a risiko mentre i 40enni giocano a ruzzle o simili sullo smartphone.
E il regista prende un po’ in giro il “fare il giovane” di Ben Stiller che si mette un cappello figo, ma rimane un “40enne col cappello figo”.

Pare così fallimentare il confronto coi giovani? Forse sì, perché la generazione dei 40enni viene superata dai 25enni, e forse Jamie ha più punti in comune con la old generation dei documentaristi cui appartiene il suocero di Josh di quanta ne abbia lo stesso Josh. 

Il punto centrale del film è il modo di fare cinema (o documentario, che è una formawhile5 “autentica” di cinema). Se Josh è per uno spirito autentico, l’onestà intellettuale dei contenuti il dire la verità, il 25enne Jamie è per il riciclo, riuso e riutilizzo di materiali altrui, la disonestà dell’approccio in funzione dell’efficacia del risultato, ribadendo la fine della proprietà intellettuale, lo sharing di tutto quel che si trova in rete o altrove, il rigetto della proprietà autoriale. Ed è così che funziona oggi, l’ammirazione dei giovani per i “vecchi” è basata sui 3 minuti di filmato visti si youtube, su un approccio superficiale, lo scopo è arrivare alla nomination per il documentario e all’intervista sul magazine figo  schermendosi  sul fatto di essere hypster.

La produzione culturale dei “millennians” (quelli nati tra il ’80 e il ’00) rigetta il concettowhile4 di originale, rielabora la materia prima, la riusa e rifiuta la proprietà dei contenuti. Se una cosa mi piace la prendo e la uso. Un po’ quel che succede con la musica, i film scaricati, i contenuti originali scritti da altri.
E nemmeno si ringrazia gli altri per il contributo, allo stesso modo in cui Jamie non ringrazia mai Josh per pagare il conto al ristorante, è un atto dovuto delle vecchie generazioni per le nuove.

E se la generazione dei 40enni ha perso il contatto col vinile, le ricerche cartacee e la while1macchina da scrivere, le videocassette comprate su ebay,  i 25enni recuperano queste cose ma senza un vero senso di appartenenza (del resto non erano nati allora), solo perché è figo farlo. Un po’ come rubare la camicia anni ’70 al padre svuotandola di tutto l’apparato ideologico e comunicativo che si porta addosso.

Jamie non è cattivo, conclude Josh, è solo giovane, e i giovani rubano, sono cinici, approssimativi, entusiasti e vitali, ti usano senza davvero volerti ferire, si stancano subito, sono energetici e stronzi. Ci fanno soffrire ma li amiamo per questo.
Sono stronzi ma quel che producono non è male, come dice Cornelia, la moglie di Josh nel confronto finale.

Baumbach è preciso nei dialoghi, nell’uso delle musiche, nel restituire un cinismo ateo ewhile6 materialista alleniano che ricorda l’Allen di Crimini e misfatti (il documentario mai finito  ma senza l’umorismo macabro davvero meravigliosamente cinico di Allen), le asperità di Mariti e mogli. Non esiste più il Manhattan in cui Isac istruisce la giovane Tracy sui film da vedere e i libri da leggere, o Hannah in cui Elliot consiglia dei libri da leggere a Lee, la generazione alleniana è superata dal quella 2.0, in cui “cool”, “fico”, “grande zio” durano lo spazio di una conversazione e ci credi davvero per quei secondi di dialogo e il mentor è semplicemente uno cui rubare quel che si può e si deve.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Giovani si diventa, agrodolce confronto generazionale di Baumbach

  1. zioluc ha detto:

    Baumbach non mi frega più. Occhio che ci sono parecchi refusi.

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