Le isole Frisone, o dell’uso della bicicletta

Ecco la storia di come sono andato alle isole Frisone Occidentali, ho lasciato dietro di me alcuni fantasmi del passato e mi sono rigenerato. Ah,  e mi sono anche divertito.

Scegliere una destinazione per puro caso leggendo un articolo pubblicato suIMG_20150731_102455 Internazionale e scoprendo un gruppetto di isole olandesi con un pugno di abitanti, paradiso di ciclisti e osservatori di uccelli. Si parte? Dai, convinto un amico che non aveva ancora deciso la sua meta estiva, si parte.

Le Frisone Occidentali sono, se non ho contato male quattordici, solo cinque sono abitate. Noi andremo in due. 

Texel

L’isola più grande è anche la più vicina alla terraferma. Ci si arriva comodamenteIMG_20150727_133332 prendendo l’autobus 28 dalla stazione di Den Helder a un’ora e mezza da Amsterdam; l’autobus si infila nel traghetto e sbarca sull’isola portandoti dove vuoi. La linea 28 è spaventosamente efficiente, come gli altri mezzi pubblici, anche se quasi tutti usano le bici.
La metà dei 14.000 abitanti di Texel abitano a Den Burg, un villaggio al centro dell’isola in casette acquerellose, con grandi vetrate a bordo strada attraverso le quali osservi signore dai capelli bianchissimi, uomini e donne biondi e sorridenti, ragazzi alti e belli dalle guance arrossate coperte a volte da una spruzzata di lentiggini, che vedono la televisione, leggono, cucinano, ospitano amici e si rilassano nel tardo pomeriggio. A Texel alle 18 i negozi chiudono tutti, è l’ora dei pub dove bere la Skuumkoppe, la fresca e buona birra di Texel.IMG_20150727_130400

Di giorno affittiamo biciclette col cambio a 5 marce, comode e robuste e andiamo in giro per i villaggi vicini, che sembrano dipinti e pare che se tocchi le case tu rischi di sciupare il quadro. La pioggia spesso ci lava i vestiti e il vento freddo che pare autunno ci fa tremare un poco, ma il pensiero di una zuppa calda serale, alla mostarda o carote, o cipolle, o funghi o quella burrosa con il croissant dentro, ti fanno resistere.

Ecomare, circa 6 chilometri da Den Burg, è un museo del mare spiegato come risorsa daIMG_20150726_105038 proteggere da amare e da temere. Ecomare è anche una struttura di ricovero per foche e focene, ne vediamo diverse, cieche o orfane, o ferite da altri animali. Qui trovano amore e conforto cercando di superare i loro traumi. Il luogo è anche struttura di ricovero per uccelli. Immerso tra le dune, a due passi dal mare, è un museo un po’ sgarruppato ma toccante.

Quando non vogliamo pedalare, Den Burg ci offre ogni giorno qualcosa per non annoiarci, il mercato di frutta, verdura e formaggi (quello al pesto è una sorpresa, come quello, tipico di queste parti, ai cranberry, frutto qui usato peraltro in mille modi), il mercato dei fiori, le auto d’epoca in mostra, il mercatino degli oggetti antichi. 

Se a Den Burg i negozi chiudono le imposte alle 18 e le strade fino a un momento primaIMG_20150731_165314 affollate inghiottono i passanti che spariscono nemmeno fossimo in un incantesimo alla Brigadoon, De Koog, sul lato occidentale dell’isola è il villaggio balneare. Qui locali e turisti affollano le spiagge per beccare un po’ di sole e riempiono la via principale occupando i negozi di souvenir che rimangono aperti fino a tardi. La presenza di ristoranti di tutte le etnie segna una marcata differenza con Den Burg dove la cucina cerca di essere locale quanto più possibile.SAM_6482

Sulla punta nord di Texel c’è un magnifico faro rosso che tutto osserva e tutto vede e occhieggia il piccolo molo da cui partirà la barchetta che ci porterà a Vlieland.

Vlieland

Si potrebbe venire a Vlieland solo per il viaggio da Texel (venirci da Harlinger è più comodo ma meno interessante), perché se si ha la fortunaSAM_6437 di farlo con la pioggia e il mare grosso, hai davvero qualcosa da raccontare a cena. Si parte con un battello della serie ci vorrebbe una barca più grossa, ci mettiamo sottocoperta per evitare la pioggia, il mare è mosso, la barca ondeggia e tutti o quasi stiamo male, mentre il comandante passa tra noi sorridente cercando di offrirci un liquorino tipico del posto, probabilmente se ne è fatto due bicchierini lui prima di partire, il suo sorriso da paresi non si ferma nemmeno di fronte a un bambino che sbocca in un sacchetto di carta di fortuna.IMG_20150730_105306
Sbarcati a Vlieland nella parte sud dell’isola all’inizio di quello che è chiamato il Sahara del Nord perché ricopre di sabbia e dune quasi la metà dell’isola, ci imbarchiamo in una sorta di gattobus col quale attraversiamo la distesa di sabbia incontrando siti di avvistamento che paiono abbandonati, postazioni militari, gabbiani infreddoliti, mare che ci ruggisce contro e cui rispondiamo col rombo delle ruote pesanti del nostro mezzo di trasporto. Il viaggio di ritorno, in pieno sole, ci darà una visione diversa e meno da incubo.
Infine, un autobus ci porta a destinazione, Oost Vlieland, l’unico villaggio dell’isola dove IMG_20150730_095405supponiamo abitino tutti o quasi i circa 1.200 abitanti. Chiunque a Texel ci diceva che a Vlieland “non c’è nulla”. Il borgo è risultato più animato di Den Burg, la sera musica dal vivo, di giorno strade affollatissime di famiglie, negozi molto carini, case deliziose e una natura avvolgente. A Vlieland si prende la bicicletta e si gira come matti, esplorando luoghi dove puoi non incontrare nessuno per chilometri, salutando pecore e cavalli, osservando le migliaia di uccelli che qui trovano un riparo tranquillo. In alcuni momenti muovendo lo sguardo da destra a sinistra per un arco di 180 gradi si osserva il mare da entrambi i lati (l’isola non è mai più larga di 2 km). Ed è proprio qui a Vlieland che ho davvero ho ricaricato le batterie, mentre correvo in bici, nelle orecchie le chiacchiere degli uccelli e il muggito del mare, ho capito di essere pronto a ricominciare con la mia vita.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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